Le anomalie in termini di temperature e precipitazioni nel mese di Luglio indicano altresì che il trentennio preso a parametro delle serie storiche deve essere aggiornato, per non rischiare di prendere decisioni strategiche su informazioni obsolete. Va in questa direzione la proposta al WMO di aggiornare ogni 10 anni a partire dal 2020 il CLINO, adottando nel frattempo il trentennio 1981-2010. Di grande interesse l’indice messo a punto da IRPI e ISAC del Consiglio Nazionale delle Ricerche per ridurre i rischi di alluvioni e frane.

refrontolo

Ce n’eravamo accorti, ma ora è ufficiale: il mese di luglio 2014 è risultato uno dei più piovosi e freschi degli ultimi decenni.

A certificarlo è stato l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAC-CNR) di Bologna, la cui Banca dati climatologici omologa le serie storiche degli ultimi duecento anni.

Per quanto attiene le precipitazioni luglio 2014 segna un +73% rispetto alle precipitazioni medie di luglio sul periodo 1971-2000 che viene convenzionalmente assunto quale periodo di riferimento e il 27° più piovoso dal 1800 a oggi.
'”Oltre alle abbondanti precipitazioni, il mese appena concluso ha fatto registrare anche temperature piuttosto fresche, chiudendo con un'anomalia di circa mezzo grado sotto la media del periodo 1971-2000 (88 mesi di luglio sono risultati più caldi dal 1800 ad oggi - ha affermato Michele Brunetti, Ricercatore ISAC-CNR - Per trovare anomalie più basse a luglio occorre andare indietro agli anni '90: i mesi di luglio del 1996 e del 1993 furono infatti più freddi di quello di quest'anno''.

Le anomalie, tuttavia, sono risultate a macchia di leopardo. Maggiormente colpita è risultata l'Italia Centro-settentrionale: dalla Toscana in su, infatti, le precipitazioni cadute a luglio 2014 sono risultate essere oltre il doppio del normale (localmente, tra alta Toscana, levante ligure ed Emilia occidentale, anche il triplo), risultando per questa zona il 13° mese di luglio più piovoso dal 1800 a oggi: era dal 1932 che non pioveva tanto (allora le precipitazioni furono 2 volte e mezzo il normale). In alcune zone d’Italia il mese di luglio 2014 è risultato invece più secco della norma: è il caso della Puglia centro-meridionale (Salento in particolare), Sicilia centro occidentale e Sardegna centro-orientale, dove è piovuto meno della metà della media di luglio.

Come sopra accennato il periodo 1971-2000 costituisce convenzionalmente, un CLINO (Climatic Normals) un'elaborazione statistica su base trentennale dei parametri meteorologici al suolo che serve come riferimento per l'anomalia ovvero la differenza dei parametri tra l'ultimo periodo di riferimento ed il periodo del trentennio, secondo quanto raccomandato dalla World Meteorological Organization (WMO), l’Agenzia delle Nazioni Unite deputata a definire e divulgare le normative in ambito meteorologico e climatico.

In occasione della 16a Sessione della Commission of Climatology della WMO tenutasi ad Heidelberg (3-8 luglio 2014), ha proposto di aggiornare ogni 10 anni, a partire dal 2020, il CLINO, utilizzando fino allora il periodo trentennale più recente (1981-2010).
Con l’aumento delle concentrazioni atmosferiche di gas serra, il clima del nostro pianeta cambia ben più rapidamente di prima - come recita il Comunicato stampa - Conseguentemente, può darsi che i decision-makers delle industrie sensibili alle condizioni climatiche per prendere decisioni importanti si basino su informazioni obsolete”.

La soluzione (“Calculating Climatological Standard Normals Every 10 Years”) proposta dalla Commissione alla WMO che dovrà esprimersi in merito nel corso del Summit previsto l’anno prossimo (Ginevra, 25 maggio-12 giugno 2015) “permetterebbe di rispondere ai bisogni moderni di informazioni recenti e di uniformare le previsioni e le informazioni sul tempo ed il clima in tutto il mondo”.

Quanto sia importante la climatologia per lo scelte di carattere economico di un Paese è sempre più evidente: dalle infrastrutture e dai trasporti alle pratiche e colture agricole, dall’urbanistica al settore energetico, dal comparto del turismo a quello sanitario.

Peraltro, proprio i rischi connessi ad eventi meteorologici estremi sono drammaticamente attuali e ricorrenti in Italia, con le cosiddette “bombe d’acqua” che, su un territorio dissestato ideologicamente qual è il nostro, provoca frane, alluvioni e, purtroppo, vittime, come ha evidenziato l’ultimo episodio di Refrontolo nel trevigiano dove nella serata del 2 agosto 2014 lo straripamento del torrente Lierza ha travolto i partecipanti di una festa paesana, provocando 4 morti.

Per quantificare precisamente le precipitazioni al suolo e ridurre il rischio di eventi alluvionali e frane, l’ISAC assieme all’altro Istituto di Ricerca per la Protezione idrogeologica (IRPI-CNR) hanno messo a punto un nuovo algoritmo denominato Sm2Rain che utilizza, come dati, la quantità dell’acqua assorbita dal terreno, di quella evaporata e di quella che resta in superficie.
"Abbiamo sviluppato una tecnica innovativa per la stima da sensori satellitari delle precipitazioni, che utilizza misure di contenuto d'acqua del suolo anziché, come nelle metodologie tradizionali, informazioni relative alle nubi - ha dichiarato Luca Brocca, Ricercatore IRPI-CNR e autore della ricerca che è stata pubblicata su “Journal of Geophysical Research” - Misurando da satellite e/o in situ le variazioni della quantità di acqua contenuta al suolo è possibile stimare le precipitazioni cadute sul suolo stesso, che è considerato come una sorta di pluviometro naturale. L'approccio è stato applicato a scala globale in molte aree del pianeta tra cui Mediterraneo, Australia, India, Cina, Sud Africa e parte centrale degli Stati Uniti d'America, e ha fornito risultati anche più accurati rispetto alle tecniche tradizionali che hanno importanti ricadute per la previsione degli eventi idrologici estremi quali piene fluviali e frane, poiché rende possibile la stima delle precipitazioni e la gestione del rischio anche in assenza di pluviometri e sistemi di misura a terra".