La scossa mortale al patrimonio culturale

La scossa mortale al patrimonio culturale

L'ultimo evento sismico del 30 ottobre 2016 che, fortunatamente non ha fatto vittime umane, ha distrutto molti beni storici e artistici e, soprattutto, ha inferto un colpo al patrimonio culturale di piccoli e remoti insediamenti dell'Appennino centrale, borghi medioevali situati nei più belli ed incontaminati paesaggi europei, testimonianza di civiltà millenarie e di insediamenti antichi, che ora rischiano di perdere la loro identità per l'esodo delle comunità che li hanno fatti vivere durante i secoli.

Giuliano Volpe, Archeologo e Professore ordinario di Archeologia cristiana e medievale presso il Dipartimento di studi umanistici dell'Università degli Studi di Foggia, nonché Presidente del Consiglio Superiore Beni culturali e Paesaggistici del MiBACT, alla vigila del terremoto che ha nuovamente colpito l'Italia centrale con una magnitudo di 6.5, aveva postato un articolo sul suo blog il 29 ottobre 2016, che, dopo aver ricordato come il Consiglio da lui presieduto nella riunione del 19 settembre 2016, "ha voluto esprimere la propria vicinanza e la piena solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto scorso e, al tempo stesso, esprimere il vivo apprezzamento e la profonda gratitudine per la difficile opera di pronto intervento e di salvataggio del complesso e importante patrimonio culturale da parte dei funzionari, dei tecnici, dei dirigenti e del personale tutto del MiBACT, insieme alla protezione civile, ai Vigili del fuoco, agli Enti locali, oltre che ai volontari e agli stessi cittadini", citava il primo passo della Premessa del Progetto esecutivo per il Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria. Elaborato negli anni '70 da Giovanni Urbani, critico d'arte e allora Direttore dell'Istituto centrale del restauro, vi si legge che "In Italia manca ancora una vera cultura della prevenzione anche nel campo del patrimonio culturale. Si preferiscono ancora i grandi restauri (che sono legati anche a grandi appalti e grandi finanziamenti), ma stenta ad affermarsi un approccio sistemico, fondato prevalentemente sulla manutenzione programmata, sulla riduzione del rischio sismico, sulla corretta gestione del territorio, in una visione contestuale, nella quale monumenti e paesaggi siano studiati e curati come elementi in un sistema complesso, inestricabilmente legati gli uni agli altri".
"Quel Piano pilota non ebbe seguito e si perse un'occasione straordinaria - conclude amaramente Volpe - Anche i Piani paesaggistici territoriali, che di questi aspetti devono occuparsi, latitano: solo la Puglia e la Toscana se ne sono dotati finora, nelle forme previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Se da questa tragedia si riuscisse a imprimere una vera svolta nell'azione di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano il sacrificio subìto da tanti monumenti, dalle città, dai borghi, potrebbe essere finalmente risarcito".

Alle ore 7.40 del giorno dopo, un terremoto di magnitudo 6.5 che ha colpito più intensamente le stesse zone di quelle devastate in agosto (in questo caso senza provocare vittime umane) faceva crollare, tra gli altri monumenti, la Basilica di San Benedetto a Norcia.
Anche altri centinaia di siti del patrimonio culturale, non crollati, ma fortemente danneggiati dal terremoto del 24 agosto, sono ora definitivamente in macerie, come la torre di Amatrice, quella con l'orologio fermo alle ore 3 e 37 minuti, quando era avvenuta la scossa di magnitudo 6.0 della scala Richter.

Oltre ai beni storici ed artistici, a subire un colpo mortale è stata la bellezza di quei piccoli e remoti insediamenti dell'Appennino centrale, gioielli culturali situati nei più belli ed incontaminati paesaggi europei, testimonianza di metodi antichi di costruzione, tipicamente italiani: borghi medievali che sono "sempre stati congelati nel tempo e la loro incontaminata longevità - a differenza di qualsivoglia edificio od opera d'arte - era la loro vera eredità" (Washington Post, 27 agosto 2016).

Se si vuole continuare a far vivere le comunità in questi borghi dai quali non vorrebbero distaccarsi, se si desidera che i turisti continuino a visitarli, bisogna che aumenti la consapevolezza dei rischi che si corrono, visto che storicamente la tettonica in queste zone è sempre stata attiva e, presumibilmente, continuerà.

Oltre alla messa in sicurezza di edifici pubblici, è necessario, quindi, che si mettano a disposizione dei privati sostanziosi incentivi per rendere sicure le loro abitazioni, visto che la Legge approvata dopo il terremoto dell'Aquila (2009) detta norme per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni, ma non obbliga i residenti a rendere sicure le loro vecchie abitazioni. Dal momento che i costi per la ricostruzione sono salatissimi, è opportuno valutare se non sia più conveniente favorire in tutti i modi l'adeguamento sismico da parte dei privati, atteso che quelle case sono abitate prevalentemente da anziani o sono seconde case occupate solo per qualche periodo durante l'anno.
Le nuove agevolazioni previste dalla Legge di Bilancio 2017 rafforzano e rendono più appetibili le detrazioni fiscali per l'adeguamento sismico, ma difficilmente saranno in grado di risolvere le esigenze infrastrutturali delle migliaia di borghi storici del Paese.
Certamente è una novità importante la Struttura di missione "Casa Italia" dedicata anche alla prevenzione del rischio sismico, con l'avvio della raccolta di informazioni e dati per quantificare il patrimonio immobiliare nei diversi livelli di rischio, ma già la Legge 77 per la ricostruzione in Abruzzo aveva previsto finanziamenti per la mitigazione del rischio su tutto il territorio nazionale, quali gli studi di microzonazione sismica per la scelta dei luoghi idonei dove costruire, anche sulla base delle caratteristiche geologiche dei terreni.
A tutt'oggi, secondo quanto riportato nell'articolo "Il terremoto e le regole ignorate" apparso su "Il Sole 24 Ore" del 25 ottobre 2016, sono 2.092 gli studi avviati, 1.168 quelli che hanno superato la 1a fase e solo 932 quelli che hanno superato il secondo livello con la validazione da parte delle Regioni.

Siamo bravi ad approntare misure ed azioni emergenziali di fronte alle catastrofi, come dimostrano in queste occasioni le strutture della nostra Protezione Civile.
Sappiamo individuare subito come si deve costruire dopo un terremoto.
Non abbiamo ancora assimilato, però, una cultura della prevenzione e facciamo fatica a considerare una priorità la resilienza ai simili eventi del nostro immenso patrimonio culturale.

In copertina: Norcia (PG). Solo la facciata della Basilica di San Benedetto è rimasta in piedi dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 (foto Matteo Guidelli/ANSA)

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