Scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia correlato alla diminuzione della banchisa artica

Scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia correlato alla diminuzione della banchisa artica

Uno nuovo Studio di ricercatori di Università statunitensi e cinesi ha scoperto che la riduzione del ghiaccio marino dell’Artico, modificando la direzione delle correnti a getto, determina flussi di aria calda e umida sulla Groenlandia che accelera lo scioglimento superfiale dei suoi ghiacciai.
Ai rischi per le popolazioni costiere di tutto il mondo per il conseguente livello del mare, c’è chi contrappone i vantaggi di una rotta di navigazione più breve ed economica tra l’Estremo oriente e l’Europa occidentale.

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Negli ultimi decenni, la calotta glaciale della Groenlandia ha evidenziato un aumento della sua fusione superficiale che deve essere imputata ai cambiamenti climatici. Tuttavia, la causa di questo scioglimento e come questo possa correlarsi ai cambiamenti della superficie marina ghiacciata dell’Artico non era chiaro.
Ora, uno Studio compiuto da ricercatori di varie università statunitensi e cinesi ha dimostrato che il fattore più importante che contribuisce alla fusione dei ghiacciai della Groenlandia è determinato proprio dalla diminuzione della banchisa.

I risultati della ricerca, pubblicati online prima della pubblicazione cartacea su Journal of Climate, Rivista della American Meteorological Society, sono supportati dalle analisi di osservazioni e da rianalisi dei dati, nonché da simulazioni tramite un modello atmosferico indipendente d’avanguardia basato solo sulle variazioni delle condizioni del ghiaccio marino, che indicherebbe un feed-back tra riduzione della banchisa e la fusione dei ghiacciai groenlandesi.

Penso che questo studio - ha affermato Jennifer Francis, Professoressa presso il Dipartimento di Scienze Marine e Costiere della Rutgers University (New Yersey) e co-autrice, appunto, di “Has Arctic sea-ice loss contributed to increased surface melting of the Greenland ice sheet?" - abbia svolto un buon lavoro nello stabilire con certezza che la scomparsa, per una serie di ragioni, del ghiaccio marino sta causando lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia".

Durante le estati in Groenlandia, la fusione del ghiaccio marino artico favorisce un blocco di alta pressione più forte e duraturo che, girando in senso orario, resta lungamente sul posto e impedisce all'aria fredda e secca dal Canada di raggiungere l'isola. Queste alte pressioni tendono a sviluppare flussi di aria calda e umida sulla Groenlandia, contribuendo ad un aumento di eventi di calore intenso e di fusione della superficie dei ghiacciai.

Questa situazione, a sua volta, alimenta l’innalzamento del livello del mare, che la Francis afferma costituire un “fenomeno terribile” per le comunità costiere di tutto il mondo. L’accelerazione nello scioglimento della calotta di ghiaccio della Groenlandia negli ultimi anni  può anche essere legato alle temperature più fredde del solito delle acque dell’oceano a sud dell’isola, rallentando la circolazione oceanica.

Lo scioglimento superficiale dei ghiacciai dell’isola sta aumentando drammaticamente per effetto della relativa stabilità e della modesta quantità di neve accumulata dal 1970 in poi. Dal 2009, la maggior parte dell'aumento del tasso di perdita di ghiaccio della Groenlandia è stato determinato dalla fusione della superficie della calotta, aumentando la preoccupazione che l’aumento del livello del mare potrebbe accelerare più di quanto finora prevede la maggior parte delle proiezioni, aumentando i rischi per le comunità rivierasche.
Il volume d’acqua contenuto nei ghiacciai della Groenlandia è tale che se dovessero sciogliersi completamente, secondo lo studio, il livello globale dei mari potrebbe salire di 6-7 m.

Secondo i ricercatori, il caldo della regione artica tende ad indebolire la corrente a getto, che in genere si dirige da ovest a est, permettendole viceversa di incunearsi più a nord e a sud, in una forma circolare chiusa.
Ogni volta che c’è un anno di grande scioglimento delle masse di ghiaccio in Groenlandia, superficiale in ogni caso - ha sottolineato la Francis - di solito formano un blocco di alta pressione e una grande oscillazione verso nord della corrente a getto che, in entrambi i casi, tendono a persistere a lungo, trasportando calore, umidità e nubi sopra la calotta glaciale dell’isola, che fanno aumentare il suo scioglimento”.

A rendere gli esiti dello studio ancora più drammatici ed attuali, sono stati i dati rilasciati il 28 marzo 2016 dallo National Snow and Ice Data Center (NSIDC), che col parziale sostegno della NASA fornisce analisi e notizie sulla banchisa artica.
Secondo il Centro che è appoggiato presso l'Università del Colorado a Boulder, il 24 marzo 2016 la calotta glaciale artica ha raggiunto la sua minima storica estensione di 14,54 milioni di Km2, battendo il precedente limite toccato appena lo scorso anno. Dal 1979 il ghiaccio artico invernale è diminuito di circa 1,5 milioni di Km2.

sea ice extent

L’estensione del ghiaccio marino artico si verifica generalmente attorno alla metà di marzo per poi progressivamente restringersi in primavera ed estate, fino a raggiungere il minimo a metà settembre, per poi ricominciare ad aumentare.
Non ho mai visto un ambiente invernale così caldo nella regione artica - ha affermato il Direttore NSIDC, Mark Serreze - con temperature così elevate”.
Infatti, come risulta dai dati forniti lo scorso mese dalla NASA, dopo gennaio 2016, anche febbraio è stato il mese più caldo di sempre, con una anomalia di 1,35 °C al di sopra della media globale 1951-1980, ma che nelle regioni artiche era superiore alla media tra i 2 e i 6 °C.

Quindi, l’assottigliamento della banchisa sotto l’impatto dei cambiamenti climatici, determinerà a sua volta una più rapida fusione dei ghiacciai della Groenlandia, per la correlazione che lo Studio ha dimostrato tra i due fenomeni, con le conseguenze che ne deriveranno per l’innalzamento del livello del mare.
E pensare che c’è chi vuole sfruttare la nuova situazione che si presenterà per intraprendere una rotta di navigazione commerciale più a nord e più breve dall’Estremo Oriente al Mar del Nord, come attesta il Discussion Paper sul tavolo del Governo olandese, con buona pace degli investimenti enormi fatti dall’attuale Governo egiziano per allargare il Canale di Suez.

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