La moderna meteorologia scopre l’attendibilità delle previsioni delle conoscenze tradizionali. Progetti di partenariato in Africa stanno verificando le opportunità di integrazione dei dati offerti dalle strumentazioni scientifiche con la capacità delle popolazioni locali di cogliere negli aspetti naturali l’andamento del tempo, al fine di aumentare le rese agricole e di aumentare i tempi di pascolo per le mandrie.

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Può sembrare anacronistico che in un epoca in cui i bollettini meteorologici compaiono ad ogni momento sui vari media e gli strumenti di previsione del tempo siano sempre più efficaci, si faccia ancora ricorso ad osservazioni che poggiano sulle conoscenze tradizionali.

Eppure anche il Gruppo di scienziati che  redigono il Rapporto sui Cambiamenti Climatici (IPCC) fanno menzione dell’Indigenous Knowledge Systems (Sistema di conoscenze tradizionali) quale fattore importante per le azioni di resilienza delle popolazioni locali in certe aree geografiche.

Le comunità indigene hanno vissuto in armonia con l'ambiente e hanno utilizzato le risorse senza compromettere la capacità della natura di rigenerarle, assumendo modelli di comportamento che possono definirsi “sostenibili”. Tramandando  per generazioni la capacità di cogliere nei segnali “naturali” le variazioni delle condizioni ambientali, riescono ad assorbirne l’impatto (resilienza).

Rammentiamo bene le decine di migliaia di vittime causate dal maremoto che si verificò nell’oceano Indiano, dopo l’altrettanto disastroso terremoto del dicembre 2004, con ipocentro al largo dell’isola di Sumatra, che si abbatte dopo qualche ora sulle coste thailandesi, cingalesi ed indiane, per poi concludere la sua corsa sulle coste della Somalia, in Africa. Gli unici abitanti dell’oceano Indiano che sono quasi tutti scampati alla furia distruttiva dello tsunami sono risultati gli indigeni delle isole Andamane, nel golfo del Bengala, che, grazie alla loro millenaria simbiosi con la natura dei luoghi (vi abitano da circa 65.000 anni) e alla loro profonda conoscenza dei fenomeni naturali, si erano già messi in salvo sulle alture assieme agli animali, come loro messi in guardia dall’insolito ritrarsi della marea.

Tra i vari partenariati internazionali per migliorare le azione di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, è stato avviato in Tanzania un progetto pilota che ha per obiettivo un miglior accesso alle informazioni meteo-climatiche degli abitanti delle aree del Paese adibite a pastorizia, integrando le previsioni degli strumenti scientifici con le conoscenze indigene. 

Il progetto, finanziato dal Governo del Regno Unito, vede come partner l’Istituto Internazionale per l’Ambiente e lo Sviluppo (IIED), uno dei principali istituti indipendente di ricerca per lo sviluppo sostenibile con sede a Londra, l’Agenzia Meteorologica della Tanzania (TMA) e la ong tanzaniana Hakikazi Catalyst, impegnata alla realizzazione della giustizia sociale ed economica.

L’obiettivo finale consiste nel verificare se, tramite le informazioni strumentali e quelle tradizionali delle popolazioni, si possa conseguire previsioni meteorologiche in grado di far accrescere i raccolti e di utilizzare più a lungo i pascoli durante la transumanza.

Confrontando le previsioni effettuate dalle comunità locali sulla base di una serie di indicatori predittivi bisettimanali “naturali” e l’andamento meteorologico effettivamente avvenuto , “Nelle ultime 3 stagioni, abbiamo verificato la convalida per l’80% delle previsioni - ha dichiarato Isaac Yonah della TMA - Rafforzare tali pratiche potrebbe migliorare la resilienza delle comunità che sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il potenziamento del progetto, inoltre, potrà verificare il divario di conoscenze tra fonti tradizionali e strumentazione scientifica”.

Gli indicatori (circa 20) sono stati selezionati tra quelli maggiormente indicati dalle popolazioni locali: dai movimenti delle formiche rosse alla fioritura dell’albero del mango, dalla direzione dei venti locali a volo dei guardabuoi, da quando inizia il verso del cuculo  al momento in cui le termiti alate sciamano, dal colore del cielo al momento della presenza della Ruspolia bailey una cavalletta che integra la loro dieta.

Dopo un'attenta ricerca, abbiamo notato che questi indicatori tradizionali hanno un alto valore scientifico che potrebbero integrare le informazioni meteorologiche locali - ha affermato Laban Ogallo, Meteorologo dell’Università di Nairobi, coordinatore di un altro progetto che ha studiato per 5 anni le previsioni meteorologiche della comunità Nganyi  - Dal momento che le previsioni del tempo all'interno dei tropici è una sfida per gli scienziati, abbiamo voluto sapere come ha fatto quella comunità a formulare  previsioni così attendibili”.

Mentre la Meteorologia sta scoprendo ora il valore scientifico dei metodi di previsione tradizionali, i cambiamenti climatici in atto rischiano di rendere insostenibili tali metodi per effetto delle modificazioni indotte nella vita degli animali e delle piante.