Saranno più frequenti le ondate di calore nei prossimi decenni

Saranno più frequenti le ondate di calore nei prossimi decenni

Un nuovo Studio indica che per i prossimi 30 anni avremo ondate di calore estremo più gravi e frequenti, perché le eventuali riduzioni delle emissioni in atmosfera porteranno benefici solo nel lungo periodo, mentre nel breve termine i gas serra che sono in circolazione faranno inevitabilmente raddoppiare i fenomeni al 2020 e quadruplicarli al 2040.

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La Rivista Environmental Research Letters ha anticipato on line lo Studio di due ricercatori, che indica come le ondate di calore quali quelle che hanno colpito gli Stati Uniti nel 2012, la Russia nel 2010 e l’Australia nel 2009, classificate come eventi di 3-σ (ndr: con la lettera dell’alfabeto greco sigma in statistica si indica il grado di probabilità che un evento possa verificarsi su una scala di 6 livelli), che erano sostanzialmente assenti prima del XXI secolo copriranno il 3% della superficie terrestre globale entro il 2040, indipendentemente dalla quantità di CO2 emessa in atmosfera; dopo di allora la loro frequenza dipenderà dallo scenario adottato: si stabilizzerà entro la prima metà del secolo se le emissioni di gas ad effetto serra diminuiranno, viceversa aumenteranno dell’1% all’anno se le emissioni continueranno con gli attuali trend (cfr: Dim Coumou e Alexander Robinson: “Historic and future increase in the global land area affected by monthly heat extremis” - Environ. Res. Lett., Vol. 8, n. 3 luglio-settembre 2013).

Abbiamo scoperto che fino al 2040 la frequenza degli estremi termici mensili aumenterà notevolmente, indipendentemente dallo scenario di mitigazione delle emissioni che verrà intrapreso - ha dichiarato il principale autore della ricerca, Dim Coumou del Potsdam Institute per la Ricerca sugli Impatti Climatici - In molte regioni, entro la fine del secolo i mesi estivi saranno più caldi di quanto abbiamo sperimentato fino ad oggi, come mostrano i nostri calcoli sulla base di uno scenario di cambiamenti climatici senza sosta. Stiamo entrando in un nuovo regime climatico”.

Per il loro studio, i due scienziati hanno utilizzato i più moderni modelli climatici (CmiP5) in modo da ridurre le incertezze di ogni singolo modello, su due scenari di futuro riscaldamento (RCP2.6 e RCP8.5) per tutto il 21° secolo, dimostrando che le simulazioni colgono con precisione l'aumento osservato negli estremi termici mensili nel corso degli ultimi 50 anni. 

Questo ci rende fiduciosi di essere in grado di indicare seriamente che ci sarà da aspettarsi per il futuro - ha osservato il co-autore dello studio, Alexander Robinson, dell’Università Complutense di Madrid - Le nostre soglie di variabilità a 3-σ e 5-σ sono state definite dalla variabilità che una regione ha sperimentato in passato, quindi le temperature assolute associate a questi tipi di evento saranno differenti nelle diverse parti del mondo. Tuttavia questi eventi rappresentano un allontanamento significativo dalla normale gamma di temperature che una data regione ha sperimentato”. 

Nella ricerca si fa l’esempio di un evento di 3-σ quale è stata l’ondata di calore che ha investito la Russia nel 2010 su un’area vasta dal Mar Baltico al Caspio, allorché si è registrato un aumento della temperatura media mensile di 7 °C a Mosca con picchi giornalieri superiori a 40 °C per tutto il mese di luglio, mentre nelle regioni tropicali, come l’India o il Brasile meridionale, la variabilità naturale è molto più piccola, quindi gli eventi 3-σ non hanno scarti così grandi in termini di temperature assolute, sebbene ai tropici cambiamenti anche relativamente piccoli possano avere un forte impatto. 

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La percentuale media dei mesi estivi nel periodo 2071–2099 con temperature oltre eventi 3-σ (in alto) e 5-σ (in basso) secondo lo scenario di riscaldamento RCP2.6 (a sinistra) e RCP8.5 (a destra).

In linea generale, gli individui e gli ecosistemi si sono adattati alle condizioni estreme vissute in passato, ma secondo gli scienziati non vi riescono se gli eventi estremi si collocano oltre il range storico. Così, secondo la ricerca, saranno proprio le regioni tropicali che verificheranno il più forte incremento di ondate estreme di calore, superando la soglia definita dalla variabilità storica nella specifica regione. I risultati mostrano che questi cambiamenti sono già visibili quando si analizzano le osservazioni tra il 2000 e il 2012. Comunque, in uno scenario ad alte emissioni di gas serra, le proiezioni indicano che entro il 2100, le ondate di calore 3-σ copriranno l'85% della superficie terrestre e quelle di 5-σ investiranno circa il 60% del territorio mondiale. 

Gli eventi estremi di calore possono essere molto dannosi per la società e gli ecosistemi, provocando spesso morti conseguenti alle elevate temperature, incendi di boschi e le perdite di produzione agricola - ha concluso Coumou - Quindi, un aumento della loro frequenza è probabile che ponga difficili sfide per la società e per alcune regioni che dovranno adeguarsi alle maggiori e più gravi ondate di calore già nel breve termine”. 

Se non si potrà più evitare che questa minaccia sia incombente nel medio termine, che almeno i decisori politici si impegnino sin da ora per limitare gli effetti dei caldi estremi che dovranno affrontare le future generazioni, ascoltando finalmente gli ammonimenti degli scienziati.

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