Sarà il riciclaggio a stimolare l'economia europea

Sarà il riciclaggio a stimolare l'economia europea

Nuovo Rapporto dell’AEA sottolinea i benefici del riciclo


rapporto aea

Il nuovo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) “Rendimenti, lavori e innovazione: il ruolo del riciclo nella green economy” (Earnings, jobs and innovation: the role of recycling in a green economy) mette in evidenza che il riciclaggio oltre a deviare i rifiuti dalla discarica, aiuta a soddisfare la domanda di materiali e crea pure posti di lavoro, fornendo in tal modo un contributo importante per la crescita delle economie europee.


Peraltro, la questione delle materie prime è diventata così importante da dar vita ad una vera e propria corsa all’accaparramento non soltanto delle cosiddette “rare earths” che alimentano le tecnologie dell’informatica e dell’elettronica, ma anche dei metalli “tradizionali” (rame, alluminio, zinco, ecc.).
Oltre al risparmio e all’efficienza dei consumi energetici che vengono maggiormente enfatizzati dai media, sussiste un problema di “spreco” di materie prime che non l’Europa non può più mettersi.

Se raccolta e riciclaggio dei “rifiuti” erano essenzialmente dettati da politiche ambientali, ora sono il presupposto di ogni nuova e seria politica industriale, nel quadro della costruzione della “green economy” che costituisce il principale obiettivo della politica europea.


Nel Rapporto si sottolinea che i ricavi dal riciclo sono veloci, consistenti ed in crescita.
“Dal 2004 al 2008 - vi si legge - il giro d’affari delle sette principali categorie di materiali riciclabili (vetro; carta e cartone; plastica; ferro e acciaio; rame, alluminio e nickel; metalli preziosi) è quasi raddoppiato, arrivando ad oltre 60 miliardi di euro nell’Unione europea”.
Sono le economie in piena espansione dell’Asia, secondo l’AEA, che spingono verso l’alto il prezzo dei materiali, a seguito di una crescente domanda.

Un altro driver viene individuato nelle Direttive UE sui rifiuti, che hanno definito obblighi di recupero e riciclo di percentuali crescenti di rifiuti, scoraggiando lo smaltimento in discarica ed imponendo norme più stringenti per l’incenerimento. Di conseguenza, la quantità di materiali riciclabili classificati e immessi sul mercato è aumentata tra il 2004 e il 2009 del 15%.

A questi dati si aggiungono quelli relativi all’occupazione riconducibile al settore del riciclo dei rifiuti che nei Paesi dell’UE dal 2000 al 2007 è aumentata del 45%, con un incremento annuo del 7%.

Secondo gli autori del Rapporto, il riciclaggio è in grado di soddisfare gran parte della domanda di risorse dell’economia, alleviando la pressione sugli ecosistemi che non sono più in grado di fornire risorse e assimilare i rifiuti.

Tuttavia, aggiunge l’Agenzia il riciclaggio più spinto non potrebbe coprire la domanda e il fabbisogno di risorse di tutta l’UE. Il riciclaggio può migliorare la “sicurezza della risorsa”, ma la crescita economica guidata dal crescente consumo di materiale non può più essere soddisfatta, in quanto richiederebbe un volume infinito di risorse.

Nondimeno, nel Rapporto si evidenzia che il riciclaggio è particolarmente prezioso per garantire l’approvvigionamento delle risorse scarse, come quei metalli rari che sono essenziali per la produzione delle clean technologies, e che sono stati importati con un incremento del 50% tra il 2000 e il 2009: unico gruppo di materiali riciclabili che è notevolmente aumentato durante tale periodo, non avendone l’UE una disponibilità geologica.

Si deve rammentare che oltre il 90% di tali metalli viene attualmente importato dalla Cina, il cui Governo ha cominciato a tirare i freni dell’esportazione, vuoi perché tali metalli sono divenuti essenziali per la crescita del Paese vuoi perché costituiscono una merce di scambio sui mercati internazionali delle materie prime. Nel marzo 2011 è stata introdotta una tassa supplementare di 9 dollari per ogni tonnellata di “terre rare” estratta. Le paventate restrizioni e l’aumento del costo della materia prima hanno costituito motivo di attrito politico tra la Cina e gli USA che hanno iniziato ad intraprendere con il Geological Survey delle introspezioni sul loro territorio al fine valutarne la disponibilità e l’opportunità estrattiva, per mettersi al riparo da possibili tagli e costi delle esportazioni cinesi.
Di recente la tensione si è allentata a seguito della decisione della Cina di mantenere le esportazioni agli stessi livelli del 2011, preannunciando con un comunicato del Ministero del Commercio, riportato dall’Agenzia Xinhua del 28 dicembre 2011 che le esportazioni potrebbero egualmente subire una flessione, stante che molte imprese nazionali del settore debbono ancora passare i controlli per verificare che i relativi processi produttivi soddisfino i severi standard ambientali, dal momento che “Lo sfruttamento dei metalli e delle terre rare è nocivo per le foreste, il suolo e le terre agricole. Anche le scorie prodotte dallo sfruttamento danneggiano l’ambiente. L’attuale sfruttamento e l’offerta non sono sostenibili. L’istituzione di miniere pianificate dallo Stato ha per obiettivo quello di proteggere le risorse e l’ambiente”.

La digressione che abbiamo proposto sottolinea l’importanza strategica di poter usufruire di tali risorse, tanto che dal 2010 un gruppo ad hoc, che lavora con la Commissione e in stretta collaborazione con gli Stati membri e i soggetti interessati, ha identificato 14 materie prime, molto importanti per l’economia dell’UE che presentano un elevato rischio di approvvigionamento.
L’elenco comprende metalli del gruppo del platino (PGM), tra cui il palladio, l’iridio, il rodio, il rutenio e l’osmio, come pure “terre rare” quali l’ittrio, lo scandio e i lantanidi (lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio e lutezio).

Secondo l’AEA, la domanda prevista per il gallio dalle tecnologie innovative è destinata a ad aumentare entro il 2030 del 397% rispetto al 2006; allo stesso modo, la domanda di indio nel 2030 aumenterà del 329%, il germanio del 220%, per scandio è del 230%, il neodimio del 166%, il platino del 135% e il tantalio del 100%.

L’Unione europea manca di riserve geologiche di questi metalli o sono molto limitate e, pertanto, dipende quasi interamente dalle importazioni. Anche se la Commissione UE sta cercando un maggiore accesso a tali minerali attraverso accordi commerciali bilaterali e investimenti in infrastrutture in Africa per aumentarne le fonti di approvvigionamento, con la speranza di arrestare il dominio cinese su questi minerali strategici, che sono fondamentali, soprattutto se l’UE vuole assumere la leadership nel campo delle energie rinnovabili le cui tecnologie, come quelle eoliche e solari, ne presuppongono l’uso.
Il recupero e il riciclaggio dei metalli preziosi e rari contenuti in prodotti ed applicazioni giunti a fine vita, come i RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), sono essenziali per un’Europa che vuol passare al più presto ad un’economia a basse emissioni di carbonio.
Viceversa, il Rapporto rileva che attualmente i tassi di riciclaggio dei metalli rari sono molto bassi. Per gallio, germanio, indio, neodimio e tantalio, i tassi di riciclaggio sono stimati essere inferiori all’1%. Per il rutenio, il tasso è circa il 15%, mentre va un po’ meglio per cobalto, palladio e platino, che hanno tassi con tassi tra il 60% e il 70%.

Secondo la Ricerca “Electronics Recycling and E-Waste Issues”, pubblicata il 29 dicembre 2011 dalla Società di consulenza e ricerche di mercato Pike Research, i rifiuti di computer, telefonini ed altri dispositivi nei prossimi 15 anni si raddoppieranno, a seguito della veloce obsolescenza e sostituzione di tali apparecchiature. Dai primi anni 2020, secondo la ricerca, le attività di riciclaggio e riutilizzo, incrementate a livello aziendale, supererà in peso e volume il processo di trasformazione di tali beni in rifiuti, anche se queste promettenti tendenze non saranno di assorbire tutti i quantitativi di RAEE che continueranno ad essere abbandonati, inceneriti o gettati nelle discariche. Questa tendenza determinerà pressioni su imprese e governi per sostenere nuove modalità e misure che aumentino il riciclaggio e il riutilizzo dei RAEE che rappresentano pure un significativo rischio di inquinamento ambientale. C’è poi da sottolineare che gran parte dei RAEE sono stati esportati, per lo più illegalmente, nei Paesi in via di sviluppo, stante anche la mancanza di sostegni ed incentivi che rendano economicamente sostenibile il riciclaggio.

Se, come afferma l’AEA, le infrastrutture di riciclaggio non sono ancora concentrate sul problema e le tecnologie per il recupero di queste preziose materie prime debbono essere migliorate, come è avvenuto negli ultimi 20 anni per quelle del riciclaggio delle plastiche, sarebbe quanto mai opportuno, aggiungiamo noi, cominciare ad introdurre incentivi per le materie rinnovabili, né più né meno di come avviene per le energie, anche perché si tratta pur sempre di questioni relative a risparmio ed efficienza energetici.

 

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