Sanità e Salute nel Rapporto “Noi Italia 2014”

Sanità e Salute nel Rapporto “Noi Italia 2014”

Dai dati offerti dall’Istituto Nazionale di Statistica in Italia la spesa sanitaria per abitante è di gran lunga inferiore a quella dei più importanti Paesi europei ed anche per quanto riguarda l’offerta di posti letto ospedalieri è ben al di sotto della media UE. Pubblicata dal Ministero della Salute l’Agenda “Un anno in salute”.

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L’Istat ha pubblicato on lineNoi Italia 2014” la sesta edizione del sistema informativo che in 120 indicatori, raccolti in 19 settori, fornisce un quadro d'insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.

Dopo aver stralciato e sintetizzato il settore energetico e il settore ambientale, proponiamo ora la parte dedicata a: Sanità e Salute e ai relativi 9 indicatori.

L'assistenza sanitaria, insieme alla previdenza, rappresenta un asse portante del welfare.
Obiettivo dei sistemi sanitari nazionali è la promozione e il miglioramento delle condizioni di salute dei cittadini, da attuarsi mediante iniziative di educazione, prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Gli indicatori sanitari misurano una realtà che, oltre a rappresentare una voce centrale nel bilancio dello Stato, è soprattutto un elemento primario del sistema dell'assistenza sociale.
Da oltre un decennio, in Italia e nell'Unione europea, il sistema sanitario è sottoposto a riforme che hanno come obiettivo la razionalizzazione delle risorse e il contenimento della spesa.

Spesa sanitaria pubblica
La spesa sanitaria pubblica misura quanto viene destinato per soddisfare il bisogno di salute dei cittadini in termini di prestazioni sanitarie. La spesa sanitaria pubblica corrente dell’Italia risulta nel 2012 (dato provvisorio) di circa 111 miliardi di euro, pari al 7% del PIL e a 1.867 euro annui per abitante.
Nel 2011, a fronte dei circa 2.345 dollari per abitante (in parità di potere d’acquisto), nei Paesi Bassi se ne sono spesi 4.055 (il livello di spesa più alto), mentre in Polonia, 1.021 dollari (il livello più basso).
Con una media nazionale di 1.849 euro per abitante (2011) si registrano livelli regionali molto variabili, a testimonianza sia di condizioni socio-economiche diversificate, sia di diversi modelli di gestione del sistema sanitario regionale: la Valle d’Aosta spende di più (2.221 euro), seguita dalla Provincia autonoma di Bolzano e dal Molise; mentre la spesa più bassa si registra in Sicilia, Campania e Veneto (con 1.737 euro è la spesa più contenuta). 

Spesa sanitaria delle famiglie
Nel 2011, le famiglie italiane hanno contribuito con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,6%, in calo di oltre due punti percentuali rispetto al 2001. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,8% del PIL nazionale.
Il confronto europeo evidenzia che nel 2011 la quota di spesa sanitaria privata in Italia è pari al 22,2%, tra uno e due punti inferiore a quella di Francia, Germania e Austria. I Paesi in cui si rileva il maggior contributo della spesa privata sono i Paesi Bassi (37%) seguiti da Portogallo e Ungheria (il 35%); per contro emerge che i contributi minori sono quelli registrati da Repubblica Ceca (15,8 %) e Danimarca (14,7%). 

Offerta ospedaliera
Il settore della sanità in Italia si colloca in un contesto nazionale ed internazionale di crisi economico-finanziaria tale da dover proseguire al ridimensionamento delle risorse a disposizione per l’erogazione dei servizi. Per il  2014 è stata pianificata un’ulteriore consistente riduzione del livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) (1 miliardo di euro a decorrere dall'anno 2014, ex  legge n. 228/2012),  che si inserisce in un contesto problematico rispetto al controllo della spesa pubblica,  e del numero dei posti letto ospedalieri che a regime dovrebbe attestarsi a 3,7 posti letto ogni mille abitanti (di cui lo 0,7 riservato alla riabilitazione e alla lungodegenza, ex legge 135/2012). A queste riduzioni si aggiunge la revisione dello standard di riferimento pro capite per l’attività di ricovero ospedaliero, passato da 180 a 160 ricoveri ogni 1.000 abitanti (di cui il 25% per cento fa riferimento ai ricoveri diurni). er quanto riguarda l’offerta di posti letto ospedalieri a livello europeo, nel 2010 l’Italia (3,5 posti ogni mille abitanti) si colloca al di sotto della media europea (pari a 5,5 posti letto ogni mille abitanti), al pari della Danimarca e subito dopo Cipro. Una dotazione inferiore a quella italiana si riscontra in Svezia, Regno Unito, Irlanda, Spagna e Portogallo.
Tra il 2002 e il 2010 l’offerta di posti letto ospedalieri utilizzati nelle varie regioni si è allineata alla media nazionale, passando da 4,3 a 3,5 posti letto per mille abitanti, con un range che va da 2,9 posti letto ogni mille abitanti in Campania a 4,3 in Molise. Anche il numero di strutture ospedaliere ha continuato a diminuire nella maggior parte delle regioni italiane, passando da 1.286 nel 2002 a 1.165 strutture nel 2010.

Mobilità ospedaliera
Il fenomeno della mobilità ospedaliera interregionale è particolarmente rilevante sia in termini quantitativi, sia perché riguarda quei pazienti che, per motivi di varia natura, si ricoverano in una regione diversa da quella di residenza. Nel complesso, le regioni sono interessate da circa 588 mila ricoveri ospedalieri (o dimissioni) di pazienti non residenti (8,4% del totale dei ricoveri ordinari per “acuti” nel 2011) e da oltre 523 mila ricoveri effettuati dai pazienti in una regione diversa da quella di residenza (7,6%, riferito ai soli residenti in Italia). Le motivazioni che conducono ad effettuare il ricovero lontano dalla propria residenza sono diverse. In alcuni casi la mobilità si giustifica con la vicinanza geografica con strutture di altre regioni, oppure dipende dalla presenza dell’assistito in altre regioni per motivi di studio o lavoro. In altri casi le motivazioni sono legate alle condizioni di salute e quindi alla necessità di usufruire di prestazioni di alta specializzazione non erogate dalla propria regione o alla maggiore fiducia nei servizi ospedalieri di altre regioni. I principali poli di attrazione sono concentrati nelle regioni del Centro-Nord.

Ospedalizzazione per tumori e malattie del sistema circolatorio
I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono le patologie per cui è più frequente il ricorso all’ospedale e anche quelle per cui è più elevata la mortalità. I ricoveri in regime ordinario (con pernottamento) per queste diagnosi sono diminuiti nel tempo. Tale diminuzione è stata più rilevante per le malattie del sistema circolatorio (-21,5% tra 1999 e 2011) che per i tumori (-16,3%). Ciò dipende dalla tendenza a trattare queste patologie in contesti assistenziali diversi (day hospital o ambulatori), oltre che da un possibile miglioramento del quadro nosologico. Nel 2011, in Italia si sono registrate 1.214 dimissioni ogni 100 mila residenti per i tumori e 2.144 per le malattie del sistema circolatorio.
L’Italia conferma la propria posizione a metà della graduatoria UE (14a posizione) per quanto riguarda i ricoveri ordinari per malattie del sistema circolatorio e ancora più in basso (17a posizione) per i ricoveri per tumori. Per i tumori, i tassi di dimissione ospedaliera più bassi si registrano a Cipro (512 ricoveri ogni 100.000 residenti); seguono Irlanda (812), Malta (818) e Regno Unito (904). All’estremo opposto si trovano l’Austria, con un tasso pari a 2.927, la Germania (2.453) e l’Ungheria (2.334). Per le malattie del sistema circolatorio i valori oscillano da un minimo di 803 ricoveri ogni 100.000  residenti a Cipro a un massimo di 4.490 in Lituania.
Nel 2011, l’ospedalizzazione per tumori e per malattie del sistema circolatorio presenta una scarsa variabilità regionale, con tassi più elevati per tumori in Emilia-Romagna (1.448) e tassi di dimissione ospedaliera per malattie del sistema circolatorio più elevati nelle Marche (1.370 dimissioni ogni 100.000 residenti).

Mortalità infantile
In Italia, il tasso di mortalità infantile nel 2010 è di 3,3 decessi per mille nati vivi. Negli ultimi 10 anni il valore di questo indicatore ha continuato a diminuire su quasi tutto il territorio italiano, raggiungendo valori tra i più bassi in Europa, dove si raggiunge il minimo indice in Svezia (2,5 per mille) e il massimo in Romania (9,4).
In Italia si registra, tuttavia, una forte variabilità territoriale, con un indubbio svantaggio del Mezzogiorno. Nel 2010, infatti, questa ripartizione nel suo complesso presenta un valore del tasso pari a 3,9, ma gli indici sono vicini a 1 in Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Trento, mentre in Sicilia sono vicini a 5 e in Campania superano i 4.

Mortalità per malattie del sistema circolatorio
Le malattie del sistema circolatorio, tipiche delle età adulte e senili, rappresentano la principale causa di morte in Italia e nel gruppo dei 27 Paesi dell’UE. Negli ultimi anni, la mortalità per queste malattie è in diminuzione in tutti i Paesi europei. In Italia, dove il livello di mortalità è tra i più bassi d’Europa, i tassi sono diminuiti in modo diffuso su tutto il territorio raggiungendo nel 2010 il valore di 30,4 decessi ogni 10.000 abitanti rispetto al 31,9 osservato nel 2009. Gli uomini, con un tasso di 37,3 decessi per diecimila abitanti, risultano svantaggiati rispetto alle donne (25,6).
Nel 2010, con 16,0 decessi ogni diecimila abitanti (in base al tasso standardizzato per confronti europei), l’Italia si colloca agli ultimi posti dell’UE-27, dove il tasso medio è di 20,9. Solo in Francia (11,5), Spagna (13,8) e Paesi Bassi (14,7) i livelli di mortalità per malattie del sistema circolatorio sono più bassi che in Italia.
All’estremo opposto si trovano paesi di nuova adesione e dell’ex Unione Sovietica; le situazioni più allarmanti si riscontrano in Bulgaria, Romania, Lituania, Lettonia, Slovacchia e Ungheria con valori dei tassi più che doppi rispetto alla media europea.
Nel 2010 le malattie del sistema circolatorio rappresentano la prima causa di morte in quasi tutte le regioni, ad esclusione di Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, dove la prima causa di morte è rappresentata dai tumori. Dall’analisi della geografia della mortalità emerge uno svantaggio delle province del Mezzogiorno, soprattutto della Campania che, insieme a quelle della Sicilia, risultano particolarmente penalizzate.

Mortalità per Tumori
I tumori rappresentano la seconda causa di morte subito dopo le malattie del sistema cardiocircolatorio, sia in Italia, sia nel gruppo dei 27 Paesi UE. La diminuzione della mortalità per tumore è legata al successo di misure di prevenzione primaria, che influiscono sulla riduzione del rischio di sviluppare la malattia, così come agli avanzamenti diagnostici e terapeutici che aumentano la sopravvivenza dei malati. Nel 2010 il tasso standardizzato di mortalità per tumori in Italia è pari a 25,9 decessi ogni 10.000 abitanti, in leggero calo rispetto al valore di 26,3 del 2009. I livelli di mortalità per tumori sono maggiori negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3) sebbene la mortalità degli uomini stia diminuendo nel tempo più rapidamente di quella delle donne.
Nel 2010, il livello italiano della mortalità per tumori si colloca al di sotto del valore medio europeo (16,3 contro 17,1 decessi per 10.000 abitanti). Tra i Paesi con i tassi di mortalità più alti, con valori superiori ai 19,0 decessi per 10.000 abitanti, si trovano quelli dell’Europa orientale e la Danimarca. La mortalità più elevata si registra in Ungheria (24,3). Cipro, Finlandia, Svezia e Grecia si distinguono per i valori più bassi, inferiori a 15,0.
La mortalità per tumori mostra in Italia una geografia simile per i due sessi: il Mezzogiorno presenta tassi standardizzati più contenuti rispetto al Centro-Nord (rispettivamente 24,5 e 26,4 decessi per diecimila abitanti), configurando un differenziale territoriale opposto a quello della mortalità per malattie cardiovascolari. Negli ultimi anni, tuttavia, si osserva una riduzione dell’eterogeneità territoriale. Tra il 2007 e il 2010 il Mezzogiorno presenta infatti un decremento di mortalità minore rispetto al Centro-Nord (-0,4 contro -1,2). Un comportamento anomalo rispetto al contesto del Mezzogiorno si registra nelle province di Napoli e Caserta (rispettivamente 29,3 e 27,9 decessi per diecimila abitanti). 

Fumo, Alcol e obesità: i fattori di rischio
Molte delle malattie croniche, tra le principali cause di morte, si possono prevenire adottando stili di vita salutari fin dall’età giovanile. Nel 2012 i fumatori ed i consumatori di alcol a rischio rappresentano rispettivamente il 21,9% e il 14,1% della popolazione di 14 anni e più, mentre le persone obese sono il 10,4% della popolazione di 18 anni e più.
L’Italia si colloca in posizione centrale nella classifica dei Paesi con fumatori, che vede nelle prime posizioni la Grecia (31,9), l’Irlanda (29,0), l’Ungheria (26,5) e l’Estonia (26,2). I Paesi in cui invece è meno diffusa l’abitudine al fumo sono Svezia (13,1), Lussemburgo (17,0), Finlandia (17,8) e Portogallo (18,6).
Più difficoltosa la posizione dell’Italia a livello UE per le persone obese per i diversi parametri utilizzati nei vari Paesi.
Il consumo di alcol a rischio e l’obesità fanno emergere situazioni contrapposte a livello territoriale. Confrontando le regioni del Centro-Nord con quelle del Mezzogiorno, nel 2012 nelle prime è più alta la quota di consumatori di alcol (15,0 contro 12,4) ed è più bassa quella di persone obese (9,8 contro 11,3). Le percentuali più elevate di adulti obesi si registrano in Molise (13,5), Puglia (12,9), Basilicata (12,6) ed Abruzzo (12,4), mentre il consumo di alcol con modalità a rischio interessa principalmente Bolzano (27,4), Valle d'Aosta (19,9), Molise (19,1) e Friuli-Venezia Giulia (18,9). Per i fumatori, la quota più alta si rileva in Campania (24,6), in Sicilia (24,5) e in Toscana (23,5).

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Si segnala che Il Ministero della Salute ha realizzato e diffuso online un’Agenda “Un anno in salute” che dal 12 febbraio viene anche distribuita in 23 punti punti vendita del circuito Mondadori, aderenti all’iniziativa per ricordare a chi la sfoglia che la nostra salute dipende prima di tutto da noi.
L'originale modalità di comunicazione si basa sull'utilizzo dei fumetti per veicolare messaggi di prevenzione e sensibilizzazione riguardanti il mondo della salute.
Ogni mese viene affrontata una tematica diversa e un disegnatore racconterà, secondo il suo personale stile grafico e creativo, una storia contenente - tra le righe o in modo più dichiarato - un invito ad affrontare la quotidianità con uno stile di vita salutare.
Ogni individuo è infatti il primo responsabile della tutela della propria salute. Non tutti ancora sanno, ad esempio, che l'insorgenza delle principali e più invalidanti patologie croniche si può evitare del tutto, o ritardare di molto, facendo attenzione a pochi ma determinanti fattori di rischio per la salute: fumo, alcol, sedentarietà e scorretta alimentazione. Smettere di fumare, non abusare di alcol, svolgere attività fisica in modo costante e nutrirsi in maniera equilibrata sono stili di vita che dovrebbero accompagnare convintamente ciascuno di noi nelle scelte da fare ogni giorno.

 

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