Riuscirà la tragedia filippina a far muovere passi decisivi alla Conferenza ONU sul clima?

Riuscirà la tragedia filippina a far muovere passi decisivi alla Conferenza ONU sul clima?

Quello che si apre oggi al National Stadium di Varsavia è uno step decisivo per giungere a Parigi nel 2015 a un accordo di tutte le Parti dell’UNFCCC per impegni vincolanti di riduzione dei gas climalteranti che gli ultimi Studi indicano ancora in aumento.

PHILIPPINES TYPHOON

Lo scorso anno, un mese prima della Conferenza UNFCCC di Doha, l’uragano Sandy sconvolse la fascia atlantica del continente Nordamericano, dagli Stati caraibici al New England statunitense, causando 182 morti, ma ben 63 miliardi di dollari.
Quest’anno alla vigilia della COP 19 di Varsavia (11-22 novembre 2013) un altro evento meteorologico estremo si è abbattuto sull’arcipelago delle Filippine, provocando oltre 10.000 morti, quasi la metà dei quali, secondo fonti UNICE, sono bambini.
Il Super-tifone Haiyan, insolito in questo periodo della stagione, si è abbattuto con inaudita violenza sull’isola di Leyte, con raffiche di 313 km/h, le più violente mai registrate, e onde alte fino a 6 m. nel momento di rovesciare la massa d’acqua sulla costa, provocando oltre ai morti, 1 milione di sfollati, mentre non si conoscono ancora le stime dei danni economici.

I due episodi esemplificano quanto gli esperti vanno dicendo da tempo che gli effetti del global warming avranno le maggiori ripercussioni in termini di perdite di vite umane, soprattutto sui Paesi più poveri e in via di sviluppo, che non hanno mezzi e strumenti per azioni di adattamento ai cambiamenti climatici e di gestione dei rischi da catastrofi.

Un tempo gli scienziati tendevano a non attribuire singoli eventi atmosferici ai cambiamenti climatici, ma ora analizzando le eventuali cause di tali fenomeni tramite simulazioni al computer, includendo i dati dei diversi fattori climatici, quali, ad esempio, l’umidità dell’aria, la circolazione atmosferica, la temperatura e il livello dei mari, non hanno dubbi nell’attribuire all’influenza antropica l’impatto di alcuni eventi meteorologici estremi.

Ciò nonostante, l’anno scorso la Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici non è riuscita a far trovare un accordo tra le Parti per un impegno vero di riduzione delle emissioni e solo la pervicacia (forse è meglio dire l’atto di forza) della Presidenza del Qatar della COP 18, che ha costretto a un prolungamento della sessione fino a che non si fosse trovata una conclusione, ha evitato una traumatica rottura con il “Doha Gateway”, un testo di “passaggio” che apra la strada ad un nuovo processo di negoziati formalmente vincolante sui tagli alle emissioni per tutte le Parti, da raggiungersi entro il 2015 con la COP 21 di Parigi (2015), ma che entrerà in vigore solo nel 2020.

Vedremo tra una settimana se neppure la tragedia filippina riuscirà a rimuovere quelle rigide posizioni che stanno socchiudendo sempre di più lo spiraglio che si possa essere ancora in tempo a mantenere entro i + 2 °C la temperatura globale alla fine del secolo.
Oltre al monito lanciato dall’UNEP nel suo ultimo “Emissions Gas Report” circa il divario troppo ampio tra le attuali emissioni e quelle che sarebbero necessarie per raggiungere l’obiettivo, si è aggiunto il World Meteorological Organization (WMO) che nel Bollettino sulle emissioni di gas ad effetto serra, rilasciato qualche giorno fa, confuta, di fatto, le illazioni circa la presunta riduzione delle emissioni a causa della crisi economica.
Il rialzo della CO2 avvenuto tra il 2011 e il 2012 è superiore al tasso medio di accrescimento degli ultimi 10 anni - vi si legge - Il riscaldamento del sistema climatico, si è accresciuto del 32% tra il 1990 e il 2012 a causa del biossido di carbonio e di altri gas persistenti che ritengono il calore, quali il metano ed il protossido di azoto”.
Di questo aumento, secondo il WMO, i combustibili fossili sono responsabili per l’80%.

Poland National Stadium

Quello che inizia oggi a Varsavia nella cornice del National Stadium, costruito per essere una struttura polivalente in grado di ospitare grandi eventi (congressuali, conferenze internazionali, artistici ed espositivi) sarà uno degli appuntamenti decisivi della road map verso Parigi e non si presenta facile sia per le polemiche insorte prima del suo inizio con la denuncia firmata da 135 Associazioni che tra gli sponsor dell’evento ci sono alcune delle più grandi imprese emettitrici di carbonio sia perché il Paese ospitante, la Polonia, è il leader dei Paesi membri dell’UE più riottosi ad intraprendere nuovi obiettivi sul pacchetto “Clima-Energia” per il 2030, senza che prima si sia raggiunto un accordo globale nel 2015, visto che la sua economia è ancora troppo dipendente dall’utilizzo del carbone come fonte energetica.

Il Ministro dell’Ambiente della Polonia Marcin Korolec, che presiederà la Conferenza ONU, si è dichiarato comunque ottimista, qualora si riesca a mantenere un equilibrio fra la lotta ai cambiamenti climatici e lo sviluppo, dando per scontato che anche le imprese dovranno fare la propria parte.

Da parte nostra seguiremo con attenzione lo svolgimento della Conferenza, fornendo le notizie meritevoli di segnalazione.

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