L’attendismo dei politici nei confronti di un accordo globale vincolante per ridurre le emissioni per raggiungere l’obiettivo di mantenere entro i +2 °C il global warming entro la fine del secolo, rischia di far triplicare a medio-termine i costi iniziali rispetto a quelli totali per le necessarie azioni, ingenerando una crisi economica-finanziaria superiore a quella che stiamo attraversando.

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Secondo una nuova ricerca, condotta dagli scienziati del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) e finanziata dal Ministero dell’Ambiente tedesco, ulteriori ritardi nell’attuazione di politiche globali sul clima triplicherebbero gli attuali costi per le azioni di mitigazione, con gravi impatti sulla crescita economica che si ridurrebbe del 7% nel primo decennio successivo all’attuazione delle politiche climatiche, se la situazione di stallo proseguisse fino al 2030, mentre la riduzione sarebbe del 2% se si raggiungesse un accordo sul clima entro il 2015 (cfr: Gunnar Luderer et al.Economic mitigation challenges: how further delay closes the door for achieving climate targets”, Environmental Research Letters, Vol. 8, n. 3, luglio-settembre 2013).

"Se l'innesco verso l'economia del clima ritardasse ulteriormente, le ripercussioni economiche sarebbero paragonabili ai costi della crisi finanziaria che il mondo ha appena vissuto - ha dichiarato Gunnar Luderer, principale autore dello studio - Quanto più si ritarderà l'adozione di politiche internazionali volte a contenere entro i 2 °C l'innalzamento delle temperature, tanto più velocemente si dovrà procedere con la riduzione delle emissioni di CO2. E questo, renderà il processo più difficile e costoso”.

I ricercatori hanno analizzato diversi costi, compresi gli effetti delle politiche climatiche sui prezzi dell'energia. Dai loro calcoli si evidenzia che se la riduzione delle emissioni si verificasse dopo il 2030, i prezzi energetici globali rischierebbero un aumento dell’80% nel breve periodo, che graverebbero soprattutto sui Paesi più poveri del mondo. In passato, gli aumenti dei prezzi dell'energia nei Paesi in via di sviluppo hanno portato ad una massiccia opposizione pubblica e a disordini sociali, come accaduto in Indonesia nel 1998, dopo un taglio dei sussidi per i carburanti. Viceversa, se si raggiungesse un accordo sulla riduzione delle emissioni compatibili con l'obiettivo di 2 °C entro il 2015, l’aumento dei prezzi dell’energia a breve termine potrebbe essere limitato al 25%.

Oltre i tempi, un altro fattore determinante per i costi delle politiche climatiche, secondo i ricercatori, è la disponibilità di tecnologie utili per limitare le emissioni di anidride carbonica o per stoccarla. A lungo termine, le tecnologie per la rimozione di anidride carbonica dall'atmosfera potrebbero essere necessarie per il raggiungimento degli obiettivi climatici. Questo vale in particolare per l'uso di bioenergia, con piante che consumano CO2, in combinazione con lo stoccaggio sotterraneo delle emissioni da combustione di biomasse. Se queste tecnologie non fossero disponibili, per ragioni tecniche o politiche, il limite inferiore degli obiettivi climatici realizzabili salirebbe di 0,3 °C. Più si allungano i tempi per intraprendere politiche climatiche efficaci, maggiore sarà la dipendenza da queste tecnologie.

Sulla base di diversi fattori e con l’aiuto di ampie simulazioni al computer, sono stati analizzati 285 scenari alternativi di mitigazione dei cambiamenti climatici, con varie ipotesi sul percorso dei negoziati internazionali sul clima, da una parte, e d'altra parte, la disponibilità di tecnologie a basse emissioni quali l’energia solare ed eolica, la bioenergia, la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) e l’efficienza energetica.
Per la valutazione economica, sono stati presi in considerazione indicatori come i costi di mitigazione, i prezzi dell'energia, i potenziali trasferimenti finanziari indotti da un mercato internazionale del carbonio.

Il nostro studio è il primo a tracciare il trade-off tra il rigore di obiettivi climatici e le sfide di mitigazione economiche a questo altissimo livello di dettaglio – ha sottolineato Ottmar Edenhofer, co-autore dello studio e capo-economista del PIK - Siamo stati in grado di definire con precisione ciò che noi chiamiamo la frontiera della realizzabilità: in dipendenza degli obiettivi di mitigazione, dei tempi e della disponibilità delle tecnologie, abbiamo rilevato che i costi della politica climatica oltre un certo punto crescono in modo sproporzionato”.

Quindi, concludono i ricercatori, continuare nell’attendismo dell’“aspetta e guarda” delle attuali irresolute politiche climatiche, non solo potrebbe rivelarsi una scelta costosa, ma si rischierebbe di chiudere la porta al conseguimento degli obiettivi climatici a lungo termine.