Un nuovo Rapporto della Commissione Globale sull’Economia e il Clima, costituita da eminenti personalità politiche ed economiche, confuta la diffusa opinione che non si possa avere la crescita economica se si fa la lotta ai cambiamenti climatici.

the new climate economy report

In vista del Summit sul Clima che si svolgerà a New York il 23 settembre 2014, indetto dal Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon con lo scopo di sollecitare i leader politici mondiali ad assumere impegni concreti per giungere ad un Accordo globale per contrastare il global warming, The Global Commission on the Economy and Climate di cui fanno parte a titolo gratuito ex Presidenti, Capi di Governo e Ministri di 19 Paesi, Amministratori delle più importanti società ed imprese del mondo economico-finanziario, ha presentato “Better Growth, Better Climate: The New Climate Economy Report”.
La Commissione, presieduta dall’ex-Presidente del Messico Felipe Calderón e con Lord Nicolas Stern (l’autore del famoso Rapporto che nel 2006 metteva in guardia sui rischi per l’economia globale derivanti dai cambiamenti climatici) alla vice-Presidenza, proprio un anno fa aveva lanciato la sua iniziativa faro “The New Climate Economy” con lo scopo di analizzare i legami tra cambiamenti climatici e crescita economica.
"Il nuovo Rapporto confuta l’idea diffusa che dobbiamo scegliere tra la lotta ai cambiamenti climatici e la crescita economica mondiale - ha affermato per l’occasione Calderón - Questo è un falso dilemma. Il Report offre prove convincenti su come il cambiamento tecnologico sia lo strumento di nuove opportunità per migliorare la crescita, creare posti di lavoro, incrementare i profitti delle imprese e stimolare lo sviluppo economico. C’è insito un chiaro messaggio ai leader di governo e del settore privato: possiamo migliorare l’economia e nel contempo affrontare i cambiamenti climatici”.

Nel Rapporto si rileva che nel corso dei prossimi 15 anni saranno investiti 90.000 miliardi di dollari in infrastrutture per città, agricoltura e sistemi energetici in tutto il mondo, offrendo l’opportunità senza precedenti di indirizzare gli investimenti verso un’economia a basse emissioni di carbonio, in grado di apportare molteplici benefici, tra cui posti di lavoro, salute, produttività aziendale e qualità della vita.
“Le decisioni che prendiamo oggi determineranno il futuro dell’economia e del clima - ha osservato Stern - Se scegliamo di fare investimenti per basse emissioni di carbonio, possiamo dar vita a una economia di forte crescita e di alta qualità, non solo nel futuro, ma già adesso. Ma se continuiamo lungo un percorso ad alta intensità di carbonio, i cambiamenti climatici saranno forieri di gravi rischi per la prosperità a lungo termine”.

Il Rapporto dedica un Capitolo ad ogni aspetto dell’economia su cui ritiene necessario focalizzarsi, esprimendo raccomandazioni per i decision maker.

Città
Le città sono fondamentali per la crescita economica e per mitigare i cambiamenti climatici, dal momento che. ospitano la metà della popolazione mondiale, generano circa l'80% del PIL, consumano il 70% dell’energia prodotta e generano la stessa percentuale di emissioni di gas serra correlate. Nel corso dei prossimi due decenni, quasi tutta la crescita della popolazione mondiale si concentrerà nelle aree urbane che vedranno aumentare al 2050 almeno 2,5 miliardi di nuovi cittadini che, a loro volta, costituiranno i due terzi della popolazione mondiale.
La posta in gioco per la crescita, la qualità della vita e le emissioni di carbonio non potrebbe essere più alta.
Costruire città più compatte e dotate di adeguate infrastrutture migliorerà la qualità della vita dei suoi abitanti e i risultati economici, riducendo le emissioni.

Uso del territorio
La rapida crescita globale della popolazione, l’urbanizzazione, l'aumento dei redditi e i vincoli della disponibilità di risorse stanno determinando un enorme impatto sui territori, sulle foreste e sulle risorse idriche utilizzate in agricoltura, fondamentali per la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza. Circa un quarto delle terre agricole del mondo è gravemente degradato e le foreste continuano ad essere eliminate per approvvigionarsi di legname e legna da ardere e soppiantate per far posto a colture e pascoli, compromettendo i servizi ecosistemici e facendo diventare meno produttive le risorse naturali di base Al contempo, i cambiamenti climatici stanno proponendo sfide enormi, aumentando i fenomeni di alluvione e i rischi di siccità in molti luoghi, con l’alterazione dei sistemi idrologici e modelli climatici stagionali.
Migliorare l'uso del territorio può determinare una riduzione delle emissioni derivanti dalla deforestazione, mentre rivitalizzare il 12% dei terreni degradati del mondo farebbe aumentare notevolmente il reddito degli agricoltori.

Energia
Stiamo vivendo un periodo di espansione della domanda globale di energia senza precedenti, di oltre il 50% dal 1990 e continuerà a crescere per sostenere lo sviluppo continuo. Un quarto dell’attuale domanda di energia è aumentata negli ultimi dieci anni e dal 2000, tutta la crescita netta si è verificata nei Paesi non OCSE, con più della metà della crescita assorbita dalla sola Cina, senza che le proiezioni effettuate in passato siano state in grado di prevedere questi drammatici cambiamenti che, tuttavia, hanno interessato le prospettive energetiche di quasi tutti i Paesi. Il futuro è ora ancora più incerto, stante le stime che indicano un ulteriore aumento tra il 20% e il 35% della domanda globale di energia nei prossimi 15 anni. Per far fronte a tale domanda ci sarà bisogno di fare grandi investimenti, stimati in 45.000 miliardi dollari nel 2015-2030 per le principali categorie di infrastrutture energetiche, ma come questo denaro verrà speso è di fondamentale importanza: può aiutare a costruire robusti sistemi energetici flessibili che serviranno ai Paesi per i decenni a venire o, indirizzati verso determinate infrastrutture, può esporli alla futura volatilità del mercato, all'inquinamento atmosferico e ad altri stress ambientali e sociali. Dato che alla produzione di energia sono associate le emissioni climalteranti, bisogna aumentare i sussidi alle fonti rinnovabili, attualmente pari a 100 miliardi di dollari, tagliando quelli ai combustibili fossili, altamente inquinanti, a cui vanno attualmente 600 miliardi di dollari. Le rinnovabili sono ormai una industria in crescita, anche grazie alla diminuzione dei costi, e in grado di costituire uno stimolo per varie attività economiche, oltre a ridurre le emissioni di carbonio. Sono necessari, inoltre, mercati energetici competitivi, politiche coerenti di governo, imposte elevate sul carbonio e una maggiore efficienza energetica.

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Economia
Vi è la percezione che svolgere azioni per contrastare il global warming vada a scapito della crescita economica a breve e medio termine, ma questo è dovuto in gran parte all’equivoco, presente in molte valutazioni di modelli base, che le economie siano statiche, immutabili e perfettamente efficienti. Qualsiasi riforma o politica che imponga un modello economico in deroga a tale indirizzo è ritenuta controproducente, traducendosi in costi. In realtà, ci sono una serie di opportunità nel riformare il sistema economico che possono ridurre i fallimenti del mercato e le rigidità che portano ad una allocazione inefficiente delle risorse e che finiscono con ostacolare la crescita e generare emissioni di gas serra in eccesso. Infatti, una volta che i molteplici benefici delle misure per ridurre le emissioni di gas serra fossero presi in considerazione, come ad esempio i potenziali benefici per la salute conseguenti la migliore qualità dell'aria a livello locale, molti dei costi netti percepiti potrebbero essere ridotti o addirittura eliminati.

Finanza
La transizione da un’economia ad alto tenore di carbonio ad una a basse emissioni di carbonio richiederà investimenti significativi. Le imprese, i proprietari terrieri, gli agricoltori e le famiglie dovranno investire per migliorare la propria efficienza; i produttori di energia dovranno passare alla generazione a basse emissioni di carbonio; mentre i Governi avranno bisogno di espandere e migliorare le infrastrutture, cercando di influenzare la direzione dei finanziamenti privati attraverso la regolamentazione, gli incentivi, i co-investimenti, gli strumenti di condivisione dei rischi e di altre misure politiche.
Gran parte degli investimenti necessari in infrastrutture a basse emissioni di carbonio può essere gestita attraverso strutture e meccanismi esistenti, con l'aiuto di una politica efficace, regole certe e segnali di mercato. Ma per alcuni investimenti - in particolare per quelli per una transizione del settore energetico verso basse emissioni di carbonio - è più impegnativo dar vita a strutture di finanziamento efficienti per attirarli, richiedendo politiche dedicate.

Innovazione
L'innovazione è fondamentale per la crescita economica - i guadagni a lungo termine in termini di produttività e sviluppo dei nuovi prodotti sono determinati dalle tendenze in materia di innovazione. L'innovazione permette anche di continuare a far crescere le nostre economie in un mondo dalle risorse limitate. L’innovazione, tema ricorrente nel Rapporto, è essenziale per la trasformazione globale dei sistemi energetici, dell’agricoltura e delle città, presupponendo strategie di investimento, di efficace regolamentazione dei mercati, di politica climatica.
L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OCSE) ha previsto che se le tendenze attuali continuassero, con la popolazione mondiale destinata a passare dai 7 miliardi del 2010 agli oltre 9 miliardi nel 2050, i consumi pro capite triplicherebbero e il PIL globale quasi si quadruplicherebbero, ci sarà la necessità di una crescita della produzione energetica dell’80%. Per far fronte a tali scenari di scala, si dovrà cambiare radicalmente modelli di business, prodotti e mezzi di produzione.

Cooperazione internazionale
La globalizzazione è stata uno dei principali motori di crescita, nel corso degli ultimi 25 anni. Il commercio internazionale e gli investimenti hanno permesso una grande espansione della produzione globale che, pur facendo aumentare le emissioni di gas a effetto serra, hanno anche contribuito a far avanzare l'economia a basse emissioni di carbonio. L'integrazione sempre più globale delle catene di rifornimento per prodotti come i componenti per la produzione di energia solare ed eolica, per esempio, ha contribuito notevolmente a ridurre i loro costi.
L'economia a basse emissioni di carbonio è ormai un fenomeno globale, tant’è che il commercio internazionale di beni e servizi ambientali ammonta a circa 1.000 miliardi di dollari ogni anno, pari a circa il 5% di tutto il commercio mondiale. Gli scambi per le tecnologie a basse emissioni di carbonio e ad alta efficienza energetica dovrebbe raggiungere i 2.200 miliardi di dollari entro il 2020, il triplo dei livelli attuali. Due quinti di tale mercato dovrebbe essere assorbito dai Paesi emergenti e da quelli in via di sviluppo, mentre i fornitori sarebbero globali. Nel solo settore dell'energia solare, il commercio tra Cina e Stati Uniti si attesterebbe intorno a 6.5 miliardi di dollari di merci ogni anno.

La crescita economica e la riduzione delle emissioni possono essere conseguite contestualmente, come dimostra il Rapporto - ha sottolineato Ottmar Edenhofer, Economista capo del Potsdam Institute for Climate Impact Research e Consulente del Rapporto stesso - La chiave è il prezzo del carbonio. Il cielo sopra di noi oggi è una discarica di gas, che costituisce una minaccia per il nostro sistema climatico. Sono gli Stati ricchi a smaltirli senza alcuna imposta, a spese di noi tutti. Se venisse posto un prezzo ragionevole alle emissioni di CO2, le aspettative degli investitori si stabilizzerebbero, spingendo in avanti l’innovazione delle tecnologie rispettose del clima”.

Qualora le Raccomandazioni contenute nel Rapporto fossero pienamente attuate, secondo gli autori, si potrebbe conseguire una riduzione fino al 90% delle emissioni entro il 2030, evitando cambiamenti climatici pericolosi.

Dopo la pubblicazione del Rapporto, il Presidente degli USA Barack Obama ha twittato: “La conclusione di questo studio è che nessuno può permettersi di scegliere tra lotta ai cambiamenti climatici e crescita economica”. Speriamo!