Rinnovabili nell’UE: senza adeguati investimenti l’obiettivo rischia di non essere raggiunto

Rinnovabili nell’UE: senza adeguati investimenti l’obiettivo rischia di non essere raggiunto

I Rapporti dell’Agenzia Europea dell’Ambiente e di EurObserv’ER attestano che l’obiettivo del 20% al 2020 del fabbisogno energetico dell’UE è alla portata, ma la stagnazione degli investimenti, anche a causa dello scarso sostegno normativo di alcuni Stati membri, e confermato dal calo degli occupati, potrebbe rendere più difficoltoso del previsto il suo conseguimento.

renewable reports

La scorsa settimana sono stati pubblicati 2 Rapporti che hanno avuto a tema l’implementazione delle Rinnovabili all’orizzonte 2020, anno entro il quale deve essere raggiunto l’obiettivo del 20% del fabbisogno energetico dell’UE prodotto da fonti pulite.

Il primo, “The State of Renewable Energies in Europe 2015”, è stato rilasciato il 14 marzo 2016 da EurObserv’ER, un consorzio di 5 organizzazioni europee di ricerca, il cui Progetto di raccolta dei dati sui 12 settori di fonti energetiche rinnovabili dell’UE e di monitoraggio delle performance dei Paesi membri per verificare se il loro percorso e coerente con gli obiettivi prefissati, è finanziato dalla Commissione UE.

Il secondo, “Renewable energy in Europe 2016: recent growth and knock-on effects”, è stato pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente e, come indica il titolo, oltre a riportare i dati si sofferma sugli effetti a catena innescati dalla crescita delle fonti rinnovabili.

In entrambi i casi i numeri si riferiscono al 2014 e sostanzialmente concordano nell’attestare che rispetto al 2013 la quota di rinnovabili nell’UE è cresciuta di circa l’1%, ma il trend non è più così forte come negli anni passati, e soprattutto, si è registrata una stagnazione degli investimenti, dopo che per anni l’UE aveva avuto la leadership a livello globale per le tecnologie rinnovabili.
I finanziamenti pubblici in ricerca e sviluppo di nuove fonti di energia rinnovabili è aumentata tra il 2005 e il 2013, ma ad un ritmo più lento rispetto a prima - segnala il Rapporto dell’AEA - presentando il rischio di non avere a disposizione le tecnologie innovative di domani”.

La Germania, secondo i dati forniti da EurObserv’ER, si è confermato il Paese che ha investito di più (33,3 miliardi di euro di cui 12 nell’eolico), seguito da Francia (18,8 miliardi), Gran Bretagna (18,1 miliardi) e Italia (16 miliardi, la metà dei quali sono andati alle pompe di calore e al biogas).
Quantunque l’Europa non costituisca più il punto di riferimento per l’installazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili - si legge nel Rapporto - l’industria europea del settore ha raggiunto una maturità tale da rappresentare un ambito imprescindibile. Inoltre, è ben collocata per beneficiare dei veloci cambiamenti nel panorama energetico mondiale che si stanno concretizzando in questi anni”.

Un Rapporto appena diffuso dell’IRENA (Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili), di cui l’UE fa parte, ha messo in evidenza che raddoppiando gli investimenti nel settore da qui al 2030, si avrebbero una serie di vantaggi economici, sociali e ambientali, ben superiori ai costi sostenuti.

Se finora l’UE è stata uno dei principali attori per quanto riguarda l'occupazione nel settore delle energie rinnovabili (oltre un milione di occupati), il 2014 ha visto una riduzione di 44.000 posti di lavoro, seppure inferiore rispetto a quello registrato tra il 2012 e il 2013 (-77.300), per effetto, spiegano gli autori, della fine degli incentivi e dell’assenza di sostegni normativi adeguati da parte di alcuni Paesi membri, e della crisi finanziaria che ha colpito il settore.
Il più penalizzato è risultato il fotovoltaico che è passato in un anno da 156.000 addetti del 2013 ai 120.000 del 2014, mentre quello che ha visto il maggior incremento di posti di lavoro è risultato l’eolico (+10.150 addetti), seguito dai biocarburanti (+5.600).

Complessivamente al 2014 in Italia nelle rinnovabili erano occupati 82.500 addetti tra diretti e indiretti, di cui 20.000 nell’eolico, 19.000 nelle biomasse solide, 10.000 nel fotovoltaico, 8.500 nel campo delle pompe di calore (3° posto in UE per numero di occupati), 5.500 nel geotermico (1° posto), 5.500 nei biocarburanti e 5.000 nel biogas (2° posto) e 4.500 nell’idroelettrico.

Poiché la crescita delle energie rinnovabili è in ripresa anche in altre parti del mondo, l'UE deve sostenere e aumentare i suoi sforzi per sostenere e sviluppare le fonti di energia rinnovabili, al fine di mantenere il proprio vantaggio competitivo - scrive l’AEA - Tuttavia, alcune forme di energia rinnovabile possono avere un impatto sulla salute e l'ambiente, come l'utilizzo di progetti tradizionali a biomassa o grandi infrastrutture come quelle per l'energia idroelettrica”.

Con questi scenari, tuttavia, non si può dare per scontato che il target del 2020 venga conseguito dall’UE, anche se 9 Paesi membri, tra cui l’Italia hanno già raggiunto i rispettivi obiettivi, ma, osserva EuOberserv’ER, alcuni dei Paesi grandi consumatori di energia, sono ancora lontani dai propri: Germania al 76,5%; Francia al 62,7%; Gran Bretagna, addirittura, al 46,4%.

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