L’ultimo Rapporto di Ernst & Young conferma che il mercato ha bisogno di stabilità normativa e di politiche energetiche a lungo termine, come dimostrano India e Francia che stanno recuperando la fiducia di sviluppatori ed investitori.

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Ogni volta che esce una classifica sulle performance energetiche dei vari Paesi, vengono alimentati dubbi e perplessità sulla lettura dei dati e sugli obiettivi perseguiti.
Se questa classifica viene stilata aggiornando continuamente indicatori tecnologici, andamento dei mercati, misure normative introdotte, come avviene per Renewable Energy Country Attractiveness Index (RECAI) di Ernst & Young, che dal 2003 monitora trimestralmente la capacità di attrazione per investimenti in energie rinnovabili di 40 Paesi, siamo di fronte a dati estremamente attendibili e da tenere nella dovuta considerazione.

Ebbene, la issue n. 43 di marzo 2015 indica che l’Italia è retrocessa ancora in questa speciale graduatoria, collocandosi al 16° posto, rispetto al 15° di qualche mese fa. Il dato di per sé non sarebbe preoccupante, se non fosse che appena 2 anni fa il nostro Paese si collocava alla 5a posizione.
Tale ulteriore discesa è motivata nel report dal fatto che “I tagli retroattivi shock dell’Italia agli incentivi per il solare, entrati in vigore il 6 novembre 2014, stanno innescando più di 1.000 dispute legali. Il settore sembra destinato a ricevere un altro colpo, con le indicazioni che nel 2015 le revisioni al regime delle tariffe incentivanti elimineranno il supporto ai nuovi progetti solari sulla base che la tecnologia è già economicamente competitiva con l’energia convenzionale”.
Ma il calo è un po’ generalizzato per tutte le tecnologie, ad eccezione della geotermia (7° posto):  11° per  il solare a concentrazione, 14° per idroelettrico e biomasse, 15° per il fotovoltaico, 21° per l’eolico offshore, 23° per  l’energia mareomotrice e, infine, il 24° per l’eolico in terraferma.
Se può consolarci, gli analisti di E&Y assegnano all’Italia ottime capacità imprenditoriali e tecnologiche nel settore delle rinnovabili, come dimostrano i successi ottenuti dalle nostre imprese all’estero.  

Venendo all’Indice globale, rimane saldamente in testa la Cina che consolida il primato con investimenti record nel 2014, soprattutto nell’eolico e nel fotovoltaico. Seguono gli Stati Uniti che hanno prorogato le misure incentivanti per l’eolico ed hanno già raggiunto la grid parity nel fotovoltaico in molte aree del Paese. Si confermano al 3° e al 4° posto Germania e Giappone che, comunque, hanno rimodulato le tariffe incentivanti per il fotovoltaico e sono ormai tallonati dalla tumultuosa ascesa dell’India (5° posto, scavalcando il Canada) a cui, non casualmente, viene dedicata la copertina, per i significativi investimenti effettuati e gli ambiziosi obiettivi sulle rinnovabili per i prossimi 5 anni, in particolare sull’energia del sole per passare dagli attuali 20 GW ai 100 del 2022.
Da segnalare anche la salita al 7° posto della Francia per effetto delle politiche legislative adottate per la sua transizione energetica al 2030, che stanno creando un clima di certezza e fiducia per i mercati.

key index movements


Un focus del Rapporto viene dedicata all’Africa Sub-sahariana che viene considerato un mercato chiave del futuro, specie dopo che il Presidente Barack Obama ha annunciato di partecipare all’iniziativa Power Africa che mira ad ottimizzare le risorse della regione per quanto riguarda la produzione di energia e a raddoppiare l’accesso all’energia dei suoi abitanti, impegnandosi di concorrervi con più di 7 miliardi di dollari di sostegno finanziario per i prossimi cinque anni.
L’iniziativa che richiederà, secondo IRENA (International Renewable Energy Agency), più di 300 miliardi di dollari di investimenti, sta creando grosse aspettative tra sviluppatori e investitori.
Molti mercati stanno già attirando ingenti somme di capitali e di definire la programmazione di solidi progetti - ha sottolineato Ben Warren Capo editoriale del Rapporto - Gli investitori del settore privato e gli sviluppatori non possono limitarsi ad essere compiacenti. Anche essi debbono fare lo sforzo di distinguere tra rischi reali e percepiti ed essere più proattivi nel definire una presenza tangibile nei loro mercati di riferimento. Il nostro focus sull’Africa Sub-sahariana, per esempio, mette in evidenza come la percezione diffusa della regione sta determinando un cambiamento  da mercato emergente che ha bisogno di sostegno finanziario a mercato commerciale a sé stante. Gli sviluppatori di energia e gli investitori devono essere creativi e competitivi per garantirsi una fetta di tali mercati in forte crescita”.