L’annuale rapporto di Althesys conferma il calo in Italia delle operazioni nel settore sia in termini di potenza che di valore, ma al contempo indica che le aziende del settore più innovative di di maggior esperienza hanno rafforzato la loro posizione sui mercati esteri.

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Nel corso del Convegno “Il consolidamento del settore italiano delle rinnovabili tra internazionalizzazione e trasformazione del sistema elettrico. Quale strategia per l’Italia?”, svoltosi a Roma il 20 maggio 2014, Althesys ha presentato “IREX Annual Report 2014” realizzato in collaborazione con AssoRinnovabili, Erg Renew, Enel Green Power, Edison, Fiamm, Cva, Kinexia, Hfv, Falck Renewables, Anev, Anie Energia, Consorzio Italiano Biogas, Seci e Terna.

È il primo anno che la crescita esterna supera la crescita interna - ha così sintetizzato la situazione del comparto italiano Alessandro Marangoni, CEO di Althesys e Direttore scientifico dell’IREX Annual Report, giunto alla sua sesta edizione - Si sta delineando un nuovo modello di mercato. Per reazione alla situazione di stallo italiana, le aziende conquistano nuovi mercati. Nel 2013 la crescita esterna ha raggiunto quasi la metà delle operazioni, sfiorando i 2,9 miliardi di euro, con un +16% sull’anno precedente. In pratica, mentre da noi nel 2013 rispetto all’anno precedente si investiva il 39% in meno nell’eolico e il 30% in meno nel fotovoltaico, le industrie italiane realizzavano oltre tre quarti dei nuovi impianti in altri Paesi, specie nei mercati emergenti e nelle Americhe: circa 1.900 megawatt su 2.400 totali. Molteplici le destinazioni, con in testa Nord e Centro-Sud America (oltre un terzo delle operazioni), mentre si iniziano ad ‘esplorare’ Asia e Africa”.

Il calo complessivo delle operazioni in Italia nel 2013, rispetto al dato dell’anno precedente, è  stato del 25% in termini di potenza e del 23% in termini di valore, con 204 operazioni, corrispondenti a 5.832 megawatt, per un valore stimato di 7,8 miliardi di euro. Per questo motivo, le aziende italiane del settore delle rinnovabili quelle fra le più innovative e con una esperienza di maggior durata, rafforzano gli investimenti all’estero, dove il know how è particolarmente apprezzato.

Questo fenomeno si sarebbe verificato per effetto di due principali motivi: il consolidamento dopo la crescita vertiginosa delle rinnovabili dal 2010 al 2012 e l’apertura di nuovi promettenti mercati.

Nei Paesi emergenti come Cina, Brasile, India e Sudafrica la crescita delle rinnovabili è tumultuosa, ma anche quelli più piccoli stanno investendo molto sulle rinnovabili. È il caso del Cile, dove l’eolico costa meno delle fonti tradizionali, del Messico, che ha promosso gli investimenti privati, del Marocco, dell’Arabia Saudita.

In pratica, mentre da noi nel 2013 rispetto all'anno precedente si investiva il 39% in meno nell'eolico e il 30% in meno nel fotovoltaico - ha osservato Francesco Sperandini, Direttore della Divisione operativa del GSE - le industrie italiane realizzavano oltre tre quarti dei nuovi impianti in altri Paesi, specie nei mercati emergenti e nelle Americhe: circa 1.900 megawatt su 2.400 totali. Molteplici le destinazioni, con in testa Nord e Centro-Sud America (oltre un terzo delle operazioni), mentre si iniziano ad 'esplorare' Asia e Africa”.

Il Rapporto spiega che ormai le rinnovabili rappresentano più di un terzo dell’energia italiana e hanno avuto un effetto benefico sui prezzi all’ingrosso (circa un miliardo la riduzione nel 2013). Si stanno progressivamente integrando nel sistema, limitando gli effetti sul mercato dei servizi di dispacciamento nonostante la loro forte crescita. Il rapido mutamento della struttura del settore dovuto dalle rinnovabili non inciderà però sull’adeguatezza del sistema.

Il sistema elettrico raggiungerà un nuovo equilibrio tra il 2017 e il 2020 - ha spiegato spiega Marangoni - soprattutto con l’avvento della produzione elettrica distribuita e il diffondersi di sistemi di accumulo e stoccaggio, che imporranno nuovi modelli di mercato”.

Le analisi dell’IREX riferite a questo triennio mostrano in effetti che, nonostante un progressivo abbandono delle centrali termoelettriche più obsolete, il sistema sarà in equilibrio. Un contributo potrà arrivare anche dai sistemi di accumulo diffusi i quali, accoppiati con i piccoli impianti fotovoltaici diffusi in tutta Italia, potranno portare sensibili benefici agli utenti, così come al sistema Paese nel suo complesso.