Rigenerare le politiche urbane

Rigenerare le politiche urbane

Il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori nel Forum di Milano (7-8 novembre 2014) rilancia la questione urbana come la sfida principale dei Governi europei per i prossimi decenni, uscendo dalla miope visione di investire prioritariamente sulle grandi infrastrutture di trasporto.

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Nell’ambito della Triennale di Milano, si è svolto il 7-8 novembre 2014 il Convegno “EU Cities Reloading. Strategies and Policies for Urban Regeneration”, promosso dal Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) e patrocinato dalla Presidenza italiana dell'Unione europea, dalla Commissione europea, dal Dipartimento Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell’Ambiente e dal Comune di Milano.
 
L'evento si è articolato in una serie di importanti tavole rotonde durante le quali si sono confrontati i principali attori a livello europeo delle strategie e politiche per la rigenerazione urbana, vero motore di sviluppo economico e indispensabile politica per rendere vivibili e inclusive le nostre città.

In Europa, le città hanno una storia comune che viene da una costruzione millenaria, dalle distruzioni della seconda guerra mondiale e successive rapide ricostruzioni che dovevano rispondere ad esigenze urgenti per dare case ai cittadini e riprendere le attività industriali.
Il successivo ed esteso consumo del suolo, la dismissione delle aree industriali, l’aumento dei consumi energetici e degli inquinamenti, i fenomeni di immigrazione di comunità provenienti da altri Paesi e culture hanno trasformato lo spazio, senza che una politica urbanistica e architettonica riuscisse a dare risposte convincenti ai problemi: le prime rifugiandosi negli apparati normativi; la seconda nel marketing urbano, appariscente e costoso.
Da qualche anno, in seguito alla crisi prima finanziaria e poi economica del continente, si è palesata con grande chiarezza l’urgenza e la necessità di politiche e strategie nuove, capaci di coniugare ambiente e sviluppo, efficienza e inclusione sociale, con una visione adatta a risolvere i problemi della città nella sua complessità d’insieme, dall’abitare sociale alla mobilità, dalla sostenibilità ambientale ai rifiuti urbani, dal valore degli spazi pubblici e dei monumenti all’infrastrutturazione digitale.
La questione urbana, secondo il CNAPPC, è il principale problema dei governi europei non solo di questi anni, ma anche dei prossimi, considerando che tutti i modelli sociali e demografici indicano negli agglomerati urbani i luoghi dove si svolgerà la maggior parte della vita delle persone, e l’esaurimento delle risorse energetiche ne segna un destino inimmaginabile anche solo pochi decenni fa.

L’Unione Europea deve mettere al centro della propria azione le politiche di rigenerazione urbana sostenibile - si sottolinea nel Comunicato - uscendo da una visione miope che investe prioritariamente sulle grandi infrastrutture di trasporto, considerando secondarie le politiche dell’abitare e anche senza tenere conto che decine di milioni di europei vivono e lavorano nell’altra Europa, quella non collegata dalle reti veloci, in cui città dense di storia e di vita rischiano di morire perché abbandonate dagli investimenti pubblici e privati”.

Le città europee sono il grande motore dello sviluppo del continente e il luogo di regolazione dei rapporti sociali e interculturali, perciò dalla capacità di trasformarle dipende il futuro delle future generazioni per la loro sanità e sicurezza come per la loro possibilità di accesso al benessere e alla cultura.
Le politiche europee, nazionali e regionali hanno promosso azioni ora utili e ora inutili, anche a seconda dell’impegno dei singoli Governi e delle capacità di attuarle sui territori; oggi, all’avvio di una nuova fase politica europea, è indispensabile una strategia condivisa e realizzabile, con una piattaforma capace di coordinare le politiche settoriali e fare sì che le risorse economiche e finanziarie si concentrino su obiettivi chiari ed utili alla comunità dei cittadini.
Per questo, l’architettura europea si propone come risorsa culturale e scientifica per l’Unione, capace anche di offrire soluzioni pratiche ai problemi della rigenerazione urbana, dell’ambiente, dell’inclusione territoriale e sociale, declinando il nuovo paradigma di riduzione del consumo del suolo e di riuso delle aree urbane, perché le città europee, grandi e piccole, siano adeguate alla contemporaneità che coniuga innovazione, sviluppo e ambiente, senza lasciare che cittadini, comunità e luoghi vengano dimenticati da strategie macroeconomiche indifferenti alla vita quotidiana e cieche verso il futuro.

Nel corso dell’evento sono stati diffusi alcuni dati che riguardano le città italiane.
Sono 24 milioni le persone che vivono in zone ad alto rischio sismico in oltre 6 milioni di edifici; oltre il 70% del totale degli edifici è stato realizzato prima delle norme antisismiche e, tra questi oltre il 50% delle scuole che dovrebbero, invece essere i luoghi più sicuri.
Ben 5,5 milioni di italiani vivono in 1,2 milioni di edifici in zone a grave rischio idrogeologico.
Il 55% degli edifici italiani ha oltre 40 anni di vita e il 75% di questi sorge nelle città e oltre un quarto degli 11 milioni di edifici italiani sono in stato di conservazione mediocre o pessimo, avviandosi rapidamente a fine vita.
Inoltre, dal 1948 al 2009 si contano 4,6 milioni di abusi edilizi, 450 mila edifici illegali e 1,7 milioni di alloggi illegali.
Solo un quarto degli iter autorizzativi rispetta i tempi prescritti dalle norme; siamo il fanalino di coda dell’Unione Europea nell’attesa di un sì o di un no dell’Autorità pubblica a un progetto (la World Bank ci pone al 153° posto su 180 Stati rispetto all’efficienza dei tempi per la burocrazia in edilizia). Il 35% dell’energia consumata in Italia - pari a 48 Mtep, milioni di tonnellate equivalenti in petrolio - è usata per gli edifici, veri e propri colabrodi energetici che ci fanno “buttare” 22 miliardi ogni anno, risparmiabili dalle famiglie italiane.

Esiste una vera e propria emergenza per le città italiane: serve che il Paese adotti una politica urbana seria e una specifica politica per l’architettura, ma entrambe oggi sono del tutto assenti - ha osservato Leopoldo Freyrie, Presidente del CNAPPC) - Il primo passo è quello di costruire una visione organica e d’insieme capace di generare progetti ambiziosi ma realistici, anche in grado di fruire di finanziamenti europei. Le risorse comunitarie sono una fonte importante, ma se mancano un disegno complessivo, obiettivi chiari da raggiungere e progetti definiti in ogni loro parte, il Paese non saprà come fruire delle risorse comunitarie e finirà, come spesso succede, di perderle”.

Segnaliamo al riguardo che è aperta la call del Bando “Buildings design for new highly energy performing buildings” nell'ambito del Programma Horizon 2020 per la presentazione di progetti di ricerca per realizzare edifici che soddisfino gli obblighi della Direttiva 2010/31/CE che stabilisce al 2020 un livello di consumo energetico “quasi zero”, all’interno del quali c’è la possibilità di realizzare nuovi quartieri con tali caratteristiche, offrendo agli enti locali l’opportunità di ambire a contributi a fondo perduto fino al 100% della spesa ammissibile.

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