Rifiuti spiaggiati: una marea di plastica

Rifiuti spiaggiati: una marea di plastica

L’indagine “Beach Litter” di Legambiente rivela che l’80% dei rifiuti abbandonati sui nostri litorali è costituito da oggetti di materiale plastico, mentre sulle altre coste del Mediterraneo si abbassa al 52%.

legambiente beach litter

Come anticipato nel precedente post, dopo aver analizzato il Dossier “Spiagge indifese” il primo dei due Report diffusi da Legambiente nell’ambito della Campagna Spiagge e fondali puliti - Clean-up the Med, l’iniziativa che ogni anno nell’ultimo fine settimana di maggio (quest’anno si è svolta dal 22 al 24 maggio 2015) coinvolge migliaia di volontari per la tutela degli ecosistemi costieri, dedichiamo ora un adeguato spazio a “Beach Litter”, l’indagine presentata il 25 maggio 2015 sui rifiuti spiaggiati in Italia e nel Mediterraneo, eseguita dai volontari dell’Associazione ambientalista da aprile a maggio 2015 su un’area di oltre 136 m2, dove sono stati trovati più di 22.000 rifiuti (17 rifiuti ogni 100 m2). 

Sono state 29 le spiagge italiane monitorate, distribuite geograficamente su tutti i litorali, 25 quelle che si affacciano sul Mediterraneo, monitorate a loro volta dalle altre Associazioni di Algeria, Croazia, Grecia, Spagna, Turchia e Tunisi, che aderiscono a Clean-up the Med e che hanno rilevato la situazione su un’area complessiva di 87.200 m2 dove sono stati rinvenuti 8.147 rifiuti spiaggiati.

Ad accomunare molte delle spiagge italiane e del Mediterraneo monitorate, non è, infatti, il sole e il bel mare, ma soprattutto i rifiuti spiaggiati di ogni genere e di tutte le forme e dimensioni.
La nostra indagine quest’anno guarda molto di più al Mediterraneo e dimostra che il problema dei rifiuti spiaggiati è una questione comune da affrontare al più presto - ha spiegato Rossella Muroni, Direttrice generale di Legambiente - Serve uno sforzo congiunto che coinvolga tutti i soggetti e i territori interessati e programmi concreti per risolvere il problema dei rifiuti in mare e sulle coste. Un dato rilevante è quello relativo ai sacchetti di plastica, che nel nostro Paese rappresentano meno del 2% sul totale dei rifiuti trovati, mentre nelle spiagge degli altri Paesi superano il 7%. Una differenza dovuta principalmente alla messa al bando italiano dei sacchetti di plastica non compostabili, ottenuto dopo anni di battaglie della nostra associazione, che ne ha ridotto il consumo del 50% negli ultimi tre anni e che testimonia che si possono intraprendere azioni concrete ed efficaci”.

La regina indiscussa dei rifiuti spiaggiati è la plastica con l’80% degli oggetti trovati sulle 29 spiagge italiane monitorate che sono di tale materiale (in aumento rispetto alla precedente indagine), mentre sui litorali del Mediterraneo la percentuale scende al 52,1%.
In particolare le prime in classifica sono le bottiglie di plastica (12,5%), a seguire tappi e coperchi (8,6%), shopper di plastica (7,3%), rifiuti da pesca (3,8).
Uno sguardo particolare lo merita la massiccia presenza rifiuti da mancata depurazione che se da un lato sono la diretta conseguenza della scorretta abitudine di “smaltire” questi rifiuti gettandoli nel wc; dall’altra parte sono anche un grave segnale dell’inefficienza dei sistemi depurativi che non riescono a filtrare neanche oggetti di una certa grandezza, perché oltre ai cotton fioc si sono trovati addirittura deodoranti da wc e blister. Non è un caso, infatti, che l’83% di questi rifiuti sono stati trovati nelle spiagge che sono distanti meno di 1 km dalla foce di un corso d’acqua o molto prossime a scarichi o fossi.

Dall’indagine è emerso, inoltre, che la più alta densità di rifiuti è della spiaggia turca con 33 rifiuti ogni 100 mq (il doppio rispetto all’Italia), molto vicina l’Algeria, con 28 rifiuti e la Croazia con 21 rifiuti ogni 100 mq. Meglio le spiagge della Tunisia (8 rifiuti ogni 100 mq), della Grecia (4) e della Spagna (2).

Legambiente ricorda i danni provocati dai rifiuti spiaggiati che fanno male all’ambiente e alla fauna, all’economia e al turismo. Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini possono restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale oppure morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica) scambiati per cibo.

Secondo diversi studi, nel Mediterraneo occidentale, l’ingestione di rifiuti causa la morte nel 79,6% delle tartarughe marine e dell’intero ecosistema marino. Inoltre, le microplastiche ingerite dagli organismi acquatici, sono la causa principale dell’introduzione di plastiche nel biota e, quindi, del disequilibrio della catena alimentare.
 

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