In vista della consultazione pubblica che sarà avviata a settembre, dopo che il Ministero dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico avranno dato il nulla osta sui possibili siti potenzialmente idonei ad ospitare il Deposito unico nazionale, la Sogin, la società incaricata del decommissioning e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, ha avviato una Campagna di informazione sul progetto del Deposito Nazionale, l’infrastruttura dove saranno sistemati definitivamente i rifiuti radioattivi italiani, oggi stoccati in 24 depositi temporanei distribuiti sul territorio.

sogin smaltimento rifiuti radioattivi

Ha preso il via il 27 luglio 2015 la Campagna informativa, realizzata da Saatchi & Saatchi, della SOGIN, la Società pubblica incaricata del decommissioning (smantellamento degli impianti nucleari italiani) e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, sul progetto di Deposito Nazionale, l’infrastruttura dove saranno sistemati definitivamente i rifiuti radioattivi, oggi stoccati in decine di depositi temporanei distribuiti sul territorio.

L'iniziativa è partita dopo che il Ministero dell'Ambiente e quello dello Sviluppo economico, all'indomani della consegna (21 luglio 2015) da parte dell’ISPRA della proposta di Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) redatta dalla SOGIN, hanno chiarito in un Comunicato congiunto che “A fine agosto non sarà deciso il sito che ospiterà il deposito dei rifiuti nucleari. Il percorso che deve portare all’individuazione dell’area è molto più articolato, ma allo stesso tempo aperto e trasparente. Il termine di fine agosto che alcuni organi di stampa oggi individuano come quello in cui verrà individuato il sito definitivo, è invece il termine per il ‘nulla osta’ con eventuali osservazioni dei due dicasteri alla pubblicazione della Cnapi, contenente una lista di diverse decine di siti potenzialmente idonei”.
 "Il nulla osta dei Ministri - continua il comunicato - sarà soltanto il momento d’avvio, e non di conclusione, di una lunga procedura caratterizzata da ampie fasi di consultazione pubblica, nella quale verranno coinvolti Regioni ed enti locali interessati, cittadini e comunità scientifica, che porterà prima ad individuare alcune aree concretamente idonee ad ospitare il deposito unico nazionale e poi stabilirà il sito”.

In base alla Direttiva UE 2011/70 Euratom che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, il nostro Paese è obbligato a realizzare un punto di stoccaggio. La Direttiva avrebbe dovuto esser recepita entro il 23 agosto 2013, ma l'Italia ha introdotto le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative per conformarsi alla Direttiva con il D. Lgs. n. 45  del 4 marzo 2014 e solo a seguito della procedura di infrazione avviata dalla Commissione UE. 
E siamo ancora indietro, perché non abbiamo ancora un'infrastruttura unica per la messa in sicurezza finale dei rifiuti radioattivi, come avvenuto negli altri Paesi europei, e la nostra "spazzatura atomica" continua ad essere ospitata in 23 siti italiani.

L’idea del “non andare avanti” viene comunicata nello spot realizzato per la Campagna informativa della SOGIN, con azioni di vita quotidiana in slow motion che si svolgono al contrario, tranne nell’ultima sequenza dove si vede un uomo che cammina in avanti. Qui è racchiuso il messaggio chiave: ripartire insieme in modo trasparente. Per la prima volta in Italia viene avviato, infatti, un percorso condiviso e partecipato che porterà, attraverso un’ampia e approfondita consultazione pubblica di 4 mesi, alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, un’opera strategica per la sicurezza ambientale.

Tale processo entrerà nel vivo presumibilmente da settembre, dopo la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee ad ospitare il Deposito Nazionale, che Sogin pubblicherà, assieme al progetto preliminare, sul sito www.depositonazionale.it, dopo il nulla osta dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, come sopra indicato.


Durante la fase istruttoria, dalla mappa delle possibili aree idonee, oltre alla Val d'Aosta sono state stralciate lagune, zone protette, miniere, dighe, poligoni di tiro e tutte le aree con una delle seguenti caratteristiche: sismiche; soggette a frane o ad alluvioni; sopra i 700 metri di quota, sotto i 20 metri di quota; a meno di 5 chilometri dal mare; a meno di un chilometro da ferrovie o strade di grande importanza; vicino alle aree urbane; accanto ai fiumi. Pertanto sono rimaste poche aree da considerare per ospitare i rifiuti radioattivi, che rappresenterebbero meno dell'1% del territorio nazionale, tuttavia le Regioni che hanno il sentore di avere quelle aree all'interno del loro territorio sono già in fibrillazione, come il caso della Basilicata dove già nel 2003 il Governo aveva individuato il sito, salvo poi a ritirare il decreto dietro le proteste popolari.

"È una struttura con barriere ingegneristiche e naturali progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo i più recenti standard dell'Agenzia Internazionale per Energia Atomica - la Sogin di fronte alle preoccupazioni espresse - Le scorie ad alta attività saranno invece stoccate temporaneamente in vista della loro sistemazione definitiva in un deposito geologico profondo".
 Per la realizzazione del deposito unico nazionale, che verrà costruito all'interno di un Parco tecnologico di ricerca, è previsto un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di euro, la creazione di 1.500 posti di lavoro all'anno per 4 anni e 700 fissi per la sua gestione.

Il sito depositonazionale.it accompagnerà e veicolerà, attraverso testi, materiale multimediale e canali di interazione, lo sviluppo di questo percorso: "Un portale in continua evoluzione, crocevia delle iniziative di trasparenza, comunicazione del progetto e confronto con tutti coloro che intendono soddisfare ogni curiosità e desiderio di informazione, suggerire proposte tecniche e stimolare la discussione".
 Oltre alla tv, la campagna di informazione sarà veicolata anche su radio, web e stampa.