I consigli di NRDC per i consumatori.

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Nel post di ieri abbiamo riportato le indicazioni del Worldwatch Institute per rendere l’agricoltura statunitense e globale più sostenibile ed in grado di ridurre gli impatti del caldo e della siccità che rischiano di divenire sempre più ricorrenti (cfr: clicca qui per consultare).


Oggi, inseriamo i consigli proposti dal Natural Resources Defense Council (NRDC) per la riduzione degli sprechi alimentari negli USA e non solo, che in tempi di crisi economica concorre a risparmiare, oltre che tagliare le emissioni di gas climalteranti.

Secondo la ONG ambientalista con sede a New York che è stata fondata nel 1970 e conta oltre il milione di affiliati, nonostante che nutrire la popolazione degli Stati Uniti richieda una quantità enorme di terra e risorse, ben il 40% del cibo prodotto non viene consumato. Questo significa che gli americani stanno sprecando 165 miliardi di dollari all’anno, il 25% di tutta l’acqua che viene emunta, il 10% dell’energia prodotta e una grande quantità di prodotti chimici inutili.

La maggior parte di questi sprechi è da addebitarsi ai consumatori statunitensi, ognuno dei quali butta più di 40 dollari ogni mese, sotto forma di 33 chili di cibo acquistato e non consumato ogni mese. Se si sprecasse il 5% in meno di cibo, si potrebbe sfamare 4 milioni di americani; con il 2% in meno si potrebbe nutrire 25 milioni di persone.

Poiché nutrire il pianeta è già problematico e sarà sempre più difficile con gli oltre 9 miliardi di individui previsti per il 2050, lo spreco alimentare è abitudine che deve essere abbandonata, visto che secondo le stime delle Nazioni Unite avremmo bisogno di circa il 70% in più di cibo per sfamare la popolazione della Terra e che iniziare fin d’ora a ridurre lo spreco di cibo, potrebbe risultare determinante per una maggior alimentare in futuro.
Oltre allo spreco di acqua, energia, prodotti chimici e al contributo al riscaldamento globale, connessi alla produzione, confezionamento e trasporto degli alimenti scartati, quasi tutti i rifiuti alimentari finiscono nelle discariche, dove si decompongono, rilasciando metano, gas climalterante 25 volte più potente che l’anidride carbonica.

I rifiuti alimentari costituiscono un problema complesso, con perdite che si verificano in tutta la catena di approvvigionamento, dal “campo alla tavola”. Spesso i prodotti agricoli non vengono raccolti perché il loro aspetto non soddisfa gli standard qualitativi imposti dai supermercati; il cibo potrebbe essere immagazzinato in maniera impropria o non correttamente conservato durante il trasporto; ampi menu e porzioni di grandi dimensioni offerti dai ristoranti contribuiscono alla formazione di rifiuti alimentari.

Nelle famiglie, sono i prodotti freschi a costituire la maggior parte del cibo sprecato. Il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense riferisce che un americano tipo getta il 40% di pesce fresco, il 23% di uova e il 20% di latte. Agrumi e ciliegie sono in cima alla lista degli sprechi per la frutta, mentre tra le verdure primeggiano patate dolci, cipolle e insalate.

La maggior parte dei rifiuti domestici è dovuto a overpurchasing (una spesa superiore alle necessità): 2/3 infatti derivano al deterioramento degli alimenti che non riescono ad essere utilizzati in tempo, mentre l’altro 1/3 è causato da persone poco esperte di cucina o da personale di servizio. I single producono proporzionalmente più rifiuti di una persona che vive in una famiglia con più di un adulto, anche se si deve osservare, però, che i bambini contribuiscono in maniera considerevole a far aumentare gli sprechi alimentari, come ha rivelato uno studio compiuto sulle famiglie britanniche che incrementano del 41% i rifiuti alimentari qualora, a parità di componenti, abbiano al loro interno figli minorenni.

Secondo NRDC questa cattiva tendenza potrebbe ridursi se fossero accolti i seguenti semplici consigli.

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Acquistare saggiamente. Pianificare i pasti, utilizzare liste della spesa, comprare dai magazzini ed evitare gli acquisti d’impulso. Non cedere ai trucchi del marketing che portano a comprare più cibo del necessario, in particolare per quanto concerne i prodotti deperibili che potrebbero apparire meno costosi, ma risulterebbero molto cari, qualora la maggior parte di quel cibo venisse scartato.

Comprare frutta divertente. Molta frutta e verdura viene abbandonata perché la loro dimensione, forma o colore non sono “adeguati”. L’acquisto di questi frutti perfettamente buono e sani direttamente dai coltivatori o altrove permette di utilizzare cibo che, altrimenti, potrebbero andare sprecato.

Imparare a conoscere quando il cibo non deve essere consumato – Le scritte sulle confezioni di prodotti deperibili “da vendere entro il …”(Sell-by) e “da consumare entro il …” (Use-by) non sono regolamentate a livello federale e non indicano la sicurezza, eccetto per alcuni alimenti per ‘'infanzia, sono invece i suggerimenti del produttore affinché la merce conservi la massima qualità. La maggior parte dei cibi può essere tranquillamente consumata anche dopo la loro data di scadenza.

Utilizzare il contenuto dei frigoriferi. Siti web possono aiutare a essere creativi con le ricette, per utilizzare tutto ciò che può andare male presto.

Usare il freezer. Gli alimenti congelati rimangono al sicuro per lungo tempo. Congelare i prodotti freschi e gli avanzi, se non si avrà la possibilità di mangiarli prima che vadano a male.

Richiedere porzioni più piccole. I ristoranti spesso sono in grado di offrire, su richiesta, mezze porzioni a prezzi ridotti.

Mangiare gli avanzi. Chiedere al ristorante di impacchettare i vostri avanzi in modo da poterli mangiare più tardi. Congelarli, se non li si vuole mangiare subito. Solo la metà circa degli americani porta a casa gli avanzi dai ristoranti.
Compostare. Il compostaggio degli avanzi di cibo permette di ridurre il loro impatto sul clima, ma anche di ricostituire nutrienti. Gli alimenti costituiscono quasi il 13% del flusso dei rifiuti negli USA, ma una percentuale molto più elevata provoca la formazione di metano nelle discariche.

Donare. Alimenti non deperibili e quelli deperibili intatti possono essere donati a banche alimentari locali, a mense e dispense per “i senza casa”. I programmi locali e nazionali spesso prelevano gratuitamente e consegnano gratuitamente contenitori riutilizzabili per i donatori.

Se i consumatori possono fare molto per ridurre gli sprechi alimentari, un’azione altrettanto efficace, secondo NRDC, può essere svolta dai governi statali e locali tramite la definizione di obiettivi e l’attuazione di campagne di prevenzione dei rifiuti alimentari nei territori amministrati, quali incontri educativi sul compostaggio; mentre le imprese dovrebbero iniziare a comprendere la portata degli impatti dei loro flussi di rifiuti e le opportunità derivanti dall’adozione di best practice, come la catena “ Stop and Shop” che collocano, dopo averne analizzato freschezza e stato di conservazione, i prodotti deperibili ad un prezzo inferiore, con piena soddisfazione del cliente.