Reti da pesca dismesse o abbandonate: da problema a risorsa

Reti da pesca dismesse o abbandonate: da problema a risorsa

Prende il via al porto di Ancona l’iniziativa volta a recuperare le reti da pesca inutilizzabili o giacenti sui fondali del mare Adriatico per essere riciclate in filo di nylon di ottima qualità per confezionare indumenti.

tartaruga impigliata

Per un Adriatico libero da rifiuti marini è operativo il Piano messo a punto dal partenariato DeFishGear e Healthy Seas Initiative, nel corso degli incontri avvenuti nel mese di luglio 2014 presso il Consorzio Pesca di Ancona, al molo Mandracchio, tra i rappresentanti dei due progetti, in base al quale si è deciso che il porto di Ancona presso la Cooperativa Motopescherecci funzionerà come “collection point” nazionale dove vengono raccolte le reti dismesse e recuperate in mare (ghost nets) per rigenerarle e trasformarle in modo da produrre nylon di alta qualità che possa essere riutilizzato per creare nuovi prodotti come calzini, costumi da bagno e tappeti.

Riutilizzazione e riciclo sono le due parole chiave di questo ambizioso progetto che si pone l’obiettivo di fornire una soluzione duratura per contrastare l’inquinamento del mare dannoso per l’intero ecosistema.
Un Rapporto congiunto della FAO e del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) ha evidenziato .
che le grandi quantità di attrezzature da pesca perse in mare o abbandonate dai pescatori stanno danneggiando l'ecosistema marino, compromettendo gli stock marini attraverso la "pesca fantasma" e costituendo un pericolo per le imbarcazioni. Il problema, secondo lo Studio sta peggiorando a causa dell'aumento nella scala delle operazioni di pesca e dell'introduzione di attrezzature da pesca particolarmente resistenti perchè fatte di materiali sintetici altamente durevoli.
Tra i principali danni causati dalle reti abbandonate o perse, si segnalavano:
- la cattura continua di pesci - conosciuta come "pesca fantasma" - e di altri animali quali tartarughe, uccelli marini e mammiferi marini, che rimangono intrappolati e muoiono;
- l'alterazione degli ecosistemi dei fondali marini;
- la creazione di rischi per la navigazione in termini di possibili incidenti in mare e danni alle imbarcazioni.
Il Rapporto stimava che le attrezzature marine abbandonate, perse o dismesse ammontino al 10% di tutti i rifiuti presenti in mare

La presenza dei rifiuti in mare è un problema che trascende i confini nazionali di ogni Stato e la cui soluzione deve prevedere una cooperazione a scala di bacino e una condivisione, oltre che del problema, anche di una gestione comune del rifiuto.
Per questo l’iniziativa vede il coinvolgimento degli associati e dei beneficiari del Progetto DefishGear, finanziato dalla UE nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera IPA Adriatico, al fine di ottemperare a quanto richiesto dalla Direttiva quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino (2008/56/CE) sulla riduzione dell’inquinamento marino, che annovera 16 beneficiari e 4 associati, provenienti da tutti i Paesi che si affacciano sul Mare Adriatico, dall'Italia alla Grecia.

Anche Healthy Seas Initiative, una joint venture tra una ONG e 2 aziende, ha per mission la pulizia dei mari dai rifiuti. In particolare, il progetto “Healthy Seas, a Journey from Waste to Wear” prevede il recupero delle reti dai fondali marini, tramite l’attività di subacquei volontari. Le reti vengono stoccate in apposite strutture e, una volta ripulite dai materiali estranei, sono rigenerate in filati di nylon di alta qualità (Econyl) che può essere riutilizzato per creare nuovi prodotti come calzini, costumi da bagno e tappeti.

fishing boats port of Ancona

I pescherecci al molo Mandracchio del porto di Ancona
 
La scelta di Ancona non è stata casuale. Con i suoi 250 pescherecci che operano con reti di fondo e sistemi di reti da traino pelagiche, barche da pesca più grandi rispetto alla media nazionale, questo porto è ideale per le attività di recupero sia delle attrezzature inservibili che per i rifiuti abbandonati in mare durante le normali attività di pesca.

Agli incontri, oltre ai rappresentanti di DeFishGear e Healthy Seas Initiative, dei pescatori, dei Governi locali, dell’Autorità Portuale, hanno partecipato anche ricercatori del CNR e dell’ISPRA, nonché subacquei del gruppo locale Komaros e rappresentanti di Garbage, la Società responsabile della gestione dei rifiuti nel porto di Ancona.
Sono stati anche programmati momenti di informazione e comunicazione sulle attività comuni finalizzate alla diffusione delle possibilità di riutilizzo delle reti recuperate o dimesse.

La prima spedizione di reti da pesca raccolti in Ancona per l'impianto di rigenerazione nello stabilimento di Julon in Slovenia, dove il Gruppo trentino Aquafil, uno dei soci fondatori di Healthy Seas, opera la rigenerazione delle reti di poliammide 6 in filo per uso tessile, attraverso il programma Econyl Regeneration System.

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