I dati forniti dai Report dell’Istat confermano la scarsa attenzione che il dibattito politico in vista delle elezioni ha riservato alle questioni ambientali.

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Tra la fine dello scorso anno (27 dicembre) e l’inizio del 2013 (10 gennaio), l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha diffuso due interessanti report su “La spesa ambientale delle Amministrazioni Regionali” e “La spesa delle industrie per l’ambiente” che, in qualche modo, ci confermano della scarsa attenzione che è stata riservata alle questioni “ambientali” nel corso del dibattito politico e nei programmi dei partiti in occasione della campagna elettorale.

Dal primo rapporto emerge che nel 2010 l’ammontare della spesa ambientale erogata dal complesso delle amministrazioni regionali italiane è stata pari a 4.329 milioni di euro, corrispondente a una spesa media di 71,6 euro per abitante, con un’'incidenza sul Prodotto Interno Lordo (PIL) dello 0,28%, con una riduzione di oltre il 15% rispetto al 2009.

Nel 2010 il 63% della spesa ambientale è stato destinato a interventi e attività finalizzati alla “protezione dell’ambiente”, ossia alla salvaguardia dell'ambiente da fenomeni di inquinamento (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo) e di degrado (perdita di biodiversità, erosione del suolo, salinizzazione); il restante 37% è utilizzato per la “salvaguardia dell’ambiente” da fenomeni di esaurimento dello stock delle risorse naturali.

I settori ambientali cui è stata destinata la quota maggiore della spesa sono stati: protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie (19,0%); uso e gestione delle risorse idriche (18,4%); protezione della biodiversità e del paesaggio (17,3%); gestione delle acque reflue (13,5%); uso e gestione delle foreste (10,1%).

Nel 2010 all’insieme di tali settori è stato destinato il 78% del totale della spesa ambientale sostenuta dalle amministrazioni regionali. In generale, le spese in conto capitale hanno prevalso rispetto a quelle correnti, rappresentando il 58% del totale della spesa che per oltre il 60% è consistita in trasferimenti ad altri operatori, principalmente enti pubblici; mentre la parte restante è stata impiegata per attività realizzate direttamente (spese per personale, acquisto di beni e servizi, acquisto di beni mobili, immobili, macchinari, ecc.).

Non meno interessante, seppur altrettanto disarmante, è stato il Report dell’Istat “La spesa delle industrie per l’ambiente”.

Nel 2010, la spesa per investimenti ambientali delle imprese industriali è risultata pari a 1.925 milioni di euro: 1.440 milioni sono stati spesi per impianti e attrezzature di tipo end-of-pipe (di fine ciclo) e 485 milioni per impianti e attrezzature a tecnologia integrata. In particolare, le imprese con 250 addetti e oltre hanno realizzato l’84,5% degli investimenti end-of-pipe e il 73,2% di quelli a tecnologia integrata.

Tra il 2009 e il 2010 gli investimenti per la protezione dell’ambiente delle imprese industriali sono diminuiti del 7,2%.

Sul totale degli investimenti fissi lordi realizzati dalle imprese quelli per la protezione dell'ambiente incidono per il 4,7%; gli investimenti ambientali per addetto risultano invece pari a 463 euro.

Il 39,8% della spesa totale è stato destinato alle attività di protezione e recupero del suolo e delle acque di falda e superficiali, all’abbattimento del rumore, alla protezione del paesaggio e protezione dalle radiazioni e alle attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla protezione dell’ambiente (raggruppate nella voce Altro: 38,6% nel 2009).

Nell’industria manifatturiera, in particolare, il peso degli investimenti ambientali sul totale degli investimenti fissi lordi è risultato pari al 2,0%. La spesa maggiore è realizzata dalle industrie della fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (20,0%), dalle industrie della fabbricazione dei prodotti chimici (12,9%) e dalla metallurgia (10,9%).

Nel complesso, afferma l’Istat “le imprese industriali realizzano prevalentemente investimenti atti a rimuovere l'inquinamento dopo che questo è stato prodotto, anziché integrare i propri impianti con tecnologie più ‘pulite’, che contribuiscono a proteggere l'ambiente dagli effetti negativi del processo produttivo”.

Approfondimenti sul numero 1-2, gennaio-febbraio 2013 della Rivista Regioni&Ambiente.