Presentato a Milano nel corso del Convegno scientifico sulle politiche e azioni per un uso sostenibile del suolo, il Rapporto sul Consumo di Suolo ed. 2015 realizzato dall’ISPRA che evidenzia come in Italia il cemento abbia cancellato il 20% della fascia costiera italiana.
Appello di FAI, Legambiente e WWF alle Commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera dei Deputati per una rapida approvazione del d.d.l. presentato 15 mesi fa su “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”.

recuperiamo terreno

Nell’ambito delle iniziative legate all’Anno internazionale dei suoli che a vario titolo si occupano dell’uso e del consumo di suolo, e per avviare un percorso che consenta di affrontare la materia con approccio multidisciplinare, ISPRA e il Forum Salviamo il Paesaggio, con il supporto di Slow Food Italia hanno organizzato il Convegno nazionale “Recuperiamo terreno. Politiche e misure per un uso sostenibile del suolo”, evento collaterale a EXPO 2015 e in corso oggi, 6 maggio 2015 a Milano.

L'elemento innovativo del Convegno scientifico è la partecipazione congiunta di comunità diverse, fondata sull'idea che per affrontare in modo efficace il problema dell'eccessivo consumo di suolo sia necessario fornire una informazione completa e dettagliata a tutti gli attori coinvolti sui seguenti aspetti:
- il monitoraggio dello stato del consumo di suolo;
- le conseguenze delle diverse forme di consumo di suolo sulle componenti ambientali, incluse le funzioni ecologiche che esse svolgono e considerando le implicazioni economiche di questi impatti, come la perdita di capitale naturale e di servizi ecosistemici;
- le pressioni delle diverse forme di consumo di suolo sulle varie componenti (agricoltura, foreste e ambienti naturali, paesaggio, acque sotterranee, acque superficiali, atmosfera, biocenosi, ecc.);
- le cause determinanti del consumo di suolo;
- la valutazione delle risposte in termini di strategie e strumenti di intervento possibili, nonché della sostenibilità di uno stop al consumo di suolo netto, previsto dall’Unione Europea entro il 2050.

Nella sessione plenaria di questa mattina, il Direttore ISPRA Stefano Laporta ha presentato il Rapporto sul Consumo di Suolo 2015 realizzato dall’Istituto grazie ad una cartografia ad altissima risoluzione e all’utilizzo di nuovi dati, che aggiorna le precedenti edizioni e completa il quadro nazionale con quelli di regioni, province e comuni, senza trascurare coste, suolo lungo laghi e fiumi e aree a pericolosità idraulica.
Emerge che:
- quasi il 20% della fascia costiera italiana (oltre 500 Km2), l’equivalente dell’intera costa sarda, è perso ormai irrimediabilmente;
- è stato impermeabilizzato il 19,4% di suolo compreso tra 0-300 metri di distanza dalla costa e quasi e il 16% compreso tra i 300-1000 metri;
- sono stati spazzati via anche 34.000 ha all’interno di aree protette, il 9% delle zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di fiumi e laghi;
- persino il 2% delle zone considerate non consumabili (montagne, aree a pendenza elevata, zone umide), sono state invase dal cemento.

Seppure più lentamente che in passato, l’Italia del 2014 perde ancora terreno: le stime portano al 7% la percentuale di suolo direttamente impermeabilizzato (il 158% in più rispetto agli anni ’50) e oltre il 50% il territorio che, anche se non direttamente coinvolto, ne subisce gli impatti devastanti, confermando peraltro la perdita prevalente di aree agricole coltivate ( 60%), urbane ( 22%) e di terre naturali vegetali e non (19%).
Dal Rapporto si evidenzia pure che continuiamo a cementificare alcuni tra i terreni più produttivi al mondo, come la Pianura Padana (Food Valley), dove il consumo è salito al 12%, sottraendo in un solo anno ad oltre 100.000 persone la possibilità di alimentarsi con prodotti di qualità italiani.
Sono le periferie e le aree a bassa densità le zone in cui il consumo è cresciuto più velocemente, dove l’espansione incontrollata, il cosiddetto sprawl urbano le espone sempre di più al rischio idrogeologico. Esistono province, come Catanzaro, dove oltre il 90% del tessuto urbano è a bassa densità.
Nella classifica delle regioni “più consumate”, si confermano al primo posto Lombardia e Veneto (intorno al 10%), mentre alla Liguria vanno le maglie nere della copertura di territorio entro i 300 metri dalla costa (40%), della percentuale di suolo consumato entro i 150 metri dai corpi idrici e quella delle aree a pericolosità idraulica, ormai impermeabilizzate (il 30%).

consumo del suolo

Lo scorso mese, l’ISPRA ha pubblicato il Rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico, aggiornando i dati al 2014, che ha messo in rilievo come la popolazione del nostro Paese esposta al rischio di eventi franosi sia di oltre un milione e quasi due milioni i residenti quello idraulico, con l’Emilia Romagna a detenere il primato (oltre 100.000 ha ) in termini di superfici.
Monza e Brianza, risultano ai vertici delle province più cementificate, raggiungendo il 35% del territorio, mentre alcuni comuni delle province di Napoli, Caserta, Milano e Torino oltrepassano il 50%, raggiungendo anche il 60%. Il record assoluto, con l’85% di suolo sigillato, va al piccolo comune di Casavatore nel napoletano.

Fino al 2013, il valore pro-capite ha segnato un progressivo aumento, passando dai 167 mq del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 mq nel 2013. Le stime del 2014 mostrano lieve diminuzione, dovuta principalmente alla crescita della popolazione: valore pro-capite di 345 mq.
Le strade rimangono una delle principali causa di degrado del suolo, rappresentando nel 2013 circa il 40% del totale del territorio consumato (strade in aree agricole il 22,9%, urbane 10,6%, il 6,5% in aree ad alta valenza ambientale).

L’ISPRA ha anche effettuato una prima stima della variazione dello stock di carbonio, dovuta al consumo di suolo: in 5 anni (2008-2013), sono state emesse 5 milioni di tonnellate di carbonio, un rilascio pari allo 0,22% dell’intero stock immagazzinato nel suolo e nella biomassa vegetale nel 2008. Senza considerare gli effetti della dispersione insediativa, che provoca un ulteriore aumento delle emissioni di carbonio (sotto forma di CO2), dovuto all’inevitabile dipendenza dai mezzi di trasporto, in particolare dalle autovetture.

Tali numeri avvalorano la Lettera aperta che, alla vigilia del Convegno milanese, il Fondo Ambiente Italiano (FAI), Legambiente e WWF hanno inviato il 5 maggio 2015, alla vigilia del Convegno milanese, ai Deputati delle Commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera per chiedere che, dopo ben 15 mesi dalla sua presentazione, sia approvato quanto prima il d.d.l. avente ad oggetto “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”.