Nell’ultimo decennio, le reti di criminalità ambientale organizzata, inclusi il commercio illegale di fauna selvatica, i reati societari, il disboscamento illegale, lo sfruttamento illegale e la vendita di oro e altri minerali, la pesca illegale, il traffico di rifiuti pericolosi e le frodi sui crediti di carbonio, sta crescendo di 2-3 volte più velocemente del PIL globale.

rapporto unep interpol

In occasione della “Giornata Mondiale dell’Ambiente” (5 giugno 2016), l’UNEP e l’Interpol hanno diffuso il Rapporto “The Rise of Environmental Crime” che denuncia come il valore dei reati nell’ultimo anno siano aumentati del 26%, passando da una cifra compresa tra 70-213 miliardi di dollari del 2014 a 91-258 miliardi del 2015, attirando sempre di più reti estese di criminalità organizzata e di bande di ribelli che traggono ingenti profitti da un commercio che alimenta conflitti, devasta gli ecosistemi e minacciano la sopravvivenza di specie a rischio di estinzione.

Interpol e UNEP hanno unito le forze per portare all'attenzione del mondo l’ampiezza dei reati ambientali - ha dichiarato Achim Steiner, Direttore esecutivo del Programma Ambiente delle Nazioni Unite - Le ingenti somme di denaro generato da questi crimini continuano a costituire il carburante per l’insicurezza e a mantenere il giro di affari di bande criminali internazionali estremamente sofisticate. Il risultato non è solo devastante per l'ambiente e le economie locali, ma per tutti coloro che sono minacciati da queste imprese criminali. Il mondo deve unire le sue forze per assumere una forte azione nazionale e internazionale per porre fine alla criminalità ambientale”.

Secondo il Rapporto, la criminalità ambientale che alimenta anche il commercio illegale di armi di piccolo calibro per un valore di circa 3 miliardi è la quarta impresa criminale del mondo dopo il traffico di droga, la contraffazione e la tratta di esseri umani. Il valore in denaro che si perde a seguito di reati ambientali è 10.000 volte superiore alla quantità di denaro speso dalle Agenzie internazionali per il loro contrasto (20-30 milioni di dollari).
"Il crimine ambientale sta crescendo ad un ritmo allarmante - ha sottolineato Jürgen Stock, Segretario generale Interpol - La complessità di questo tipo di criminalità richiede una risposta multisettoriale sostenuta da una collaborazione che travalichi i confini. Attraverso le sue capacità di polizia a livello globale, l'Interpol è risolutamente impegnata a lavorare con i suoi Paesi membri per combattere le reti della criminalità organizzata attive nei reati contro l'ambiente”.

L'ultimo decennio ha visto crescere la criminalità ambientale di almeno il 5-7% all'anno. Ciò significa che la criminalità ambientale, inclusi il commercio illegale di fauna selvatica, i reati societari, il disboscamento illegale, lo sfruttamento illegale e la vendita di oro e altri minerali, la pesca illegale, il traffico di rifiuti pericolosi e le frodi sui crediti di carbonio, sta crescendo di 2-3 volte più velocemente del PIL globale.

Inoltre, in una sola decade è stato ucciso più di un quarto della popolazione mondiale di elefanti e alcune delle specie all’anno negli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo i bracconieri hanno ucciso 3.000 elefanti all’anno in Tanzania, fruttando ai trafficanti di avorio 10,5 milioni di dollari, cifra superiore di 2-3 volte il budget nazionale assegnato alla conservazione delle specie selvatiche del Paese.

schema major environmental crimes

Per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul rispetto della biodiversità e sulla tutela delle specie (animali e vegetali) maggiormente in pericolo, l’UNEP ha lanciata la Campagna “Selvaggio per la vita” a cui danno sostegno e prestano i loro volti celebrità, note per il loro impegno a favore dell’ambiente e che sono anche Ambasciatori del Programma Ambiente delle Nazioni Unite, come il calciatore del Manchester City e della nazionale della Costa d’Avorio, Yaya Touré; la top model brasiliana Gisele Bündchen; l’attore statunitense Ian Somerhalden e l’attrice cinese Li Bingbing.

Infine, il Rapporto raccomanda:
- un’azione forte su normative e sanzioni a livello nazionale ed internazionale, comprese le misure volte a distruggere i paradisi fiscali all'estero;
- un aumento del sostegno finanziario di contrasto, commisurato alla grave minaccia che la criminalità ambientale rappresenta per lo sviluppo sostenibile;
- degli incentivi economici e mezzi di sussistenza alternativi per coloro che si collocano nella parte più bassa della catena di criminalità ambientale, come i bracconieri.