Il Rapporto Stern 10 anni dopo

Il Rapporto Stern 10 anni dopo

In occasione del decennale della pubblicazione (30 ottobre 2006) del Rapporto che porta il suo nome, Sir Nicolas Stern ha tenuto due pubbliche Conferenze nel corso delle quali ha riconosciuto che i costi economici e sociali dei cambiamenti climatici furono allora sottostimati, ma ora quelli per contrastarli sono più abbordabili, grazie al progresso tecnologico più veloce di quanto immaginato.
L'economista ha sottolineato, inoltre, la necessità di
una rapida attuazione dell'Accordo di Parigi, perché se sarà impossibile contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei +2 °C, non si conseguiranno neppure gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030, essendo strettamente correlati.

In occasione del decimo anniversario della pubblicazione del Rapporto che porta il suo (30 ottobre 2006), commissionato dal Governo inglese, e che è divenuto il punto di riferimento per la politica e gli ambientalisti perché per la prima volta venivano quantificati i costi economici e sociali dei cambiamenti climatici, Sir Nicola Stern ha tenuto il 27 ottobre 2016 al Grantham Researche Institute on Climate Change and the Environment presso la London School of Economics and Political Science, una pubblica Conferenza dal titolo: "Growth and Sustainability: 10 years on from the Stern Review" "Crescita e sostenibilità: 10 anni dopo il Rapporto Stern".

"Il Rapporto metteva in guardia sui costi dell'inazione, ma quell'appello è rimasto inascoltato - ha sottolineato Stern - Abbiamo ritardato di agire e ora i danni potenziali appaiono più grandi di quelli allora indicati. In questo senso ho sottovalutato le conseguenze, ma i costi delle azioni necessarie sono inferiori a quelli allora indicati, perché il progresso tecnologico è stato più veloce di quanto pensassimo. Il costo dell'energia solare, per esempio, si è abbassato di 10 volte rispetto al 2006".

Secondo il Presidente della British Academy, oggi un'economia a basse emissioni di carbonio è l'unica opzione per crescere. "Qualsiasi tentativo di inseguire la crescita continuando ad emettere elevati livelli di CO2 si rivelerà alla fine autodistruttivo per gli impatti ambientali che crea. C'era la vecchia presunzione che vi fosse contrasto tra crescita economica e responsabilità climatica, ma in realtà trattasi di una corsa su un solo cavallo".

Stern ha citato altri driver della crescita economica che ne avevano limitato le potenzialità, come l'utilizzo dei tassi di interesse, i cambiamenti fiscali e le riforme strutturali. "Lo sviluppo sostenibile delle infrastrutture e delle città è la storia della futura crescita - ha continuato Stern - Stiamo vincendo le dispute sia intellettualmente che politicamente, ma il processo è stato decisamente troppo lento".

Stern prevede economie in cui le persone viaggino su auto efficienti, in bicicletta o a piedi; le case e le aziende siano alimentate a energia verde; i materiali siano ampiamente riciclati; la banda larga ultraveloce supporti il lavoro a casa: "E un futuro molto interessante a cui abbiamo appena cominciato a progettare. Città in cui non è possibile spostarsi e respirare non hanno senso".

Stern ha pure affermato che la Cina potrebbe essere considerata oggi come leader nell'azione di contrasto ai cambiamenti climatici, indicando che nel Paese è in atto un radicale cambiamento nella produzione di energia, con l'uso del carbone che ha raggiunto il suo picco due anni fa, ed ora è diventato il più grande investitore nelle energie rinnovabili, con una crescita tumultuosa degli impianti ad energia solare ed eolica ed una programma per l'energia nucleare che potrebbe far sorgere nei prossimi 15-20 anni tra 100 e 150 impianti, unico Paese a farlo su grande scala.
Gli impatti derivanti dall'utilizzo di combustibili fossili in termini di inquinamento atmosferico e di cambiamenti climatici con periodi di lunghe siccità che si alternano con precipitazioni che causano inondazioni, sono stati argomenti che hanno spinto la Cina a cambiare negli ultimi 10 anni più di ogni altro Paese.
"Al cambiamento radicale di uso di fonti energetiche - ha dichiarato Stern - si sta affiancando una grande trasformazione strutturale dell'economia, con una forte espansione nei settori dei servizi e in quelli ad alta tecnologia. Se ci fosse una gara per prodotti verdi, la Cina pensa competervi con buone prospettive di vittoria".


Il giorno seguente, parlando alla Royal Society dove era in corso una Conferenza internazionale dal titolo: "The Criticality of the Next 10 Years: Delivering the Global Agenda and Building Infrastructure for the 21st Century", Stern ha sottolineato ulteriormente che senza una rapida attuazione dell'Accordo di Parigi, non solo sarà impossibile contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei +2 °C, ma non si conseguiranno neppure gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, essendo correlati.

Le opportunità di crescita economica e di sviluppo in tutto il mondo, dipendono da una riduzione radicale delle emissioni di gas ad effetto serra, che può essere attuata attraverso forti investimenti nelle infrastrutture sostenibili.
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I responsabili politici devono agire in fretta, ma anche in modo coerente - ha affermato Stern nella sua Key-note - Coerenza, chiarezza e credibilità delle politiche sono di fondamentale importanza sia per affrontare i cambiamenti climatici che per promuovere lo sviluppo economico".

"Abbiamo un'opportunità unica ora, con storici bassi tassi di interesse, un rapido cambiamento tecnologico, in particolare nella produzione e utilizzo di energia, una veloce comunicazione digitale, dei nuovi materiali, le biotecnologie e sistemi edificatori resilienti, in coincidenza con un periodo di forti investimenti infrastrutturali per incamminarci su un nuovo percorso di crescita sostenibile - ha proseguito Stern - Ma se non cogliamo questa opportunità in fretta, l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C sarà presto fuori dalla nostra portata, con gravi conseguenze".
"Siamo in grado di rendere il XXI il migliore dei secoli, ma potrebbe risultare il peggiore, se facciamo le decisioni sbagliate - ha concluso - Sono molto ottimista su ciò che possiamo fare. Abbiamo già la consapevolezza di quel che è possibile, condizione necessaria per agire. Ma sarà sufficiente? Dentro coesistono responsabilità e preoccupazione. Spetta a noi di gestirle e di scegliere".

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