Il Ministero dell'Ambiente ha comunicato che il Rapporto contenente le informazioni ad oggi rilevabili sullo stato di conservazione delle componenti del Capitale Naturale italiano, previsto dal "Collegato ambientale" è stato consegnato dal Ministro al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Nel corso dell'Audizione alla Commissione Ambiente del Senato del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in merito ai profili ambientali della Strategia energetica nazionale, sulla Strategia per lo sviluppo sostenibile e sulle Priorità nazionali della partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2017, soffermandosi sul Collegato ambientale ad un anno dalla sua entrata in vigore, Gian Luca Galletti aveva affermato che il suo dicastero ha adottato molti dei provvedimenti attuativi della legge e che al riguardo avrebbe presentato il 28 febbraio il primo Rapporto italiano sul capitale naturale, come peraltro previsto dall'Art. 67 - comma 2 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221.

Tale Rapporto, redatto dall'apposito Comitato presieduto dallo stesso Ministro, deve contenere "informazioni e dati ambientali espressi in unità fisiche e monetarie, seguendo le metodologie definite dall'Organizzazione delle Nazioni Unite e dall'Unione europea, nonché di valutazioni ex ante ed ex post degli effetti delle politiche pubbliche sul capitale naturale e sui servizi ecosistemici".

Con una nota del 4 marzo 2017 comparsa sul sito del Ministero dell'Ambiente, si comunica che il "Primo Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia" è stato consegnato dal Ministro al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.
"Saper misurare il nostro Capitale Naturale - ha commentato Gian Luca Galletti - può essere un passo davvero decisivo per avviare l'Italia allo sviluppo duraturo. Ringrazio il Comitato per questo lavoro, che rappresenta un preziosissimo alleato per politiche pubbliche coerenti con l'orizzonte di uno sviluppo sostenibile, che sappiano cioè agganciare la crescita economica puntando sulla qualità ambientale".

Il concetto di "Capitale Naturale" è stato strumentalmente mutuato dal settore economico per indicare il valore in termini fisici, monetari e di benessere offerto dalla biodiversità al genere umano, anche al fine di orientare le scelte dei decisori pubblici.
La perdita di biodiversità può indebolire un ecosistema, compromettendo la fornitura di servizi ecosistemici quali terreni fertili, mari produttivi, acque potabili, aria pura, impollinazione, prevenzione delle alluvioni, regolazione del clima, ecc.
Nel 2005 il Millennium Ecosystem Assessment ha classificato i servizi ecosistemici in 4 gruppi funzionali:
- di fornitura, cioè prodotti ottenuti dagli ecosistemi quali cibo, acqua pura, fibre, combustibile, medicine;
- di regolazione, in quanto i benefici sono ottenuti dalla regolazione di processi ecosistemici, ad esempio in relazione al clima, al regime delle acque, all'azione di agenti patogeni;
- culturali, intesi come l'insieme dei benefici non materiali ottenuti dagli ecosistemi come il senso spirituale, etico, ricreativo, estetico, le relazioni sociali;
- di supporto, in cui rientrano i servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici come la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria di biomassa.
Per molti di questi servizi il valore economico non è contabilizzato sul mercato e, di conseguenza, sono eccessivamente utilizzati o inquinati.
Il ripristino degli ecosistemi degradati è spesso costoso e, in alcuni casi, i cambiamenti possono diventare irreversibili.

Il Rapporto:
- raccoglie e mette a sistema le informazioni ad oggi rilevabili sullo stato di conservazione delle componenti del Capitale Naturale;
- avvia un modello di valutazione del Capitale Naturale;
- e, insieme, apre a un'analisi degli effetti delle politiche pubbliche.
Secondo la nota, dal documento (non è ancora stato messo a disposizione) emergerebbe con chiarezza che l'Italia possiede un Capitale Naturale di notevole qualità e quantità, un patrimonio il cui valore non è stato ancora interamente rilevato nei sistemi contabili e statistici.
Allo stesso tempo, evidenzia il quadro complessivo di punti di forza e complessità dell'ambiente italiano. Sono molteplici, spiegherebbe il Rapporto, i fattori di pressione antropica che incidono sul valore del Capitale Naturale nelle 5 Ecoregioni individuate: l'inquinamento atmosferico; gli effetti dei mutamenti climatici; l'accumulo di rifiuti non biodegradabili; il consumo di suolo; l'abusivismo edilizio; gli incendi boschivi; la perdita di biodiversità marina;l'introduzione di specie aliene invasive; lo sfruttamento non sostenibile di minerali e acqua; i cambiamenti di destinazione d'uso del territorio; la copertura artificiale del suolo con distruzione del paesaggio.

Il Comitato, infine, avrebbe individuato una serie di raccomandazioni, con obiettivi da perseguire nel breve e medio periodo:
- adottare un piano d'azione per il Capitale Naturale;
- sottoporre preventivamente il DEF (Documento di Economia e Finanza) e le misure da inserire nel PNR (Piano Nazionale di Riforma) a una valutazione di coerenza rispetto agli obiettivi dell'Agenda 2030 e della Strategia di Sviluppo sostenibile;
- integrare la valutazione del Capitale Naturale nella pianificazione territoriale anche con lo strumento delle procedure di valutazione di piani, programmi e progetti,;
- implementare le disposizioni riguardanti i criteri degli appalti di fornitura per il GPP;
- rafforzare il sistema delle aree protette a terra e mare.

Secondo la Commissione UE che ha presentato all'inizio di febbraio 2017 il "Riesame delle politiche ambientali dell'UE" il nostro Paese, in merito al processo di contabilità del Capitale Naturale "si trova attualmente nella fase di valutazione dei servizi ecosistemici" e per passare alla successiva ed ultima fase di "esecuzione di una valutazione integrata degli ecosistemi sulla base di questi dati", si suggerisce di fornire adeguato sostegno finanziario.