Rapporto Rifiuti Urbani 2016: prodotti meno rifiuti e aumentati quelli recuperati

Rapporto Rifiuti Urbani 2016: prodotti meno rifiuti e aumentati quelli recuperati

Anche se è ancora presto per poter affermare che il trend è legato esclusivamente alla crisi economica che penalizza i consumi o se, invece, si stanno affermando modelli di consumo e produttivi più virtuosi e attenti alla prevenzione e al contenimento della produzione dei rifiuti, sembra evidenziarsi una tendenza, seppur lenta, alla dissociazione della produzione di rifiuti urbani dall'andamento di fattori di carattere economico.

L'Italia tende a produrre sempre meno rifiuti.

È questo il dato saliente che emerge dal "Rapporto Rifiuti Urbani 2016", presentato il 20 dicembre 2016 dall'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA).
Frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Servizio Rifiuti dell'ISPRA, il Rapporto fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l'efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

I dati sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l'import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale, si riferiscono all'anno 2015, salvo quelli sulla produzione e gestione dei rifiuti urbani nell'Unione Europea, disponibili sull'ultimo database Eurostat, che si riferiscono al 2014.

Anche quest'anno, infatti, il capitolo introduttivo riguarda il contesto europeo (UE-28) dove nel 2014 si è registrata una tendenziale riduzione dei rifiuti urbani prodotti, con un calo dello 0,5% rispetto al 2013, anche se quello registrato tra il 2012 e il 2013 era stato più consistente (- 1,5%), con le flessioni maggiori in Polonia (-8,5%), in Croazia (-4,9%) e in Spagna (-4,6%). Tuttavia è ancora presto per sapere se tale trend sia legato esclusivamente alla crisi economica internazionale, che penalizza i consumi o se, invece, si stiano affermando modelli di consumo e produttivi più virtuosi e attenti alla prevenzione e al contenimento della produzione dei rifiuti in linea con le politiche comunitarie di settore, anche se da un'analisi qualitativa di lungo periodo dei dati sulla produzione dei rifiuti in relazione alla spesa per consumi finali delle famiglie avrebbe indicato la la tendenza al decoupling ovvero alla dissociazione della produzione di rifiuti urbani dall'andamento di fattori di carattere economico.

Per quanto attiene alla gestione, circa il 28% dei rifiuti urbani gestiti è avviato a riciclaggio, circa il 16% a compostaggio e digestione anaerobica, mentre circa il 27% e il 28% sono, rispettivamente, inceneriti e smaltiti in discarica, pur in presenza di una notevole differenziazione a livello di Paesi.

Queste tendenze sono confermate dall'andamento della produzione e gestione dei rifiuti nel nostro Paese, anche se i dati, con accennato si riferiscono al 2015.
In Italia sono stati prodotti 29,5 milioni di tonnellate i rifiuti urbani, facendo rilevare una riduzione di -0,4% rispetto al 2014 e un calo complessivo, rispetto al 2011, di quasi 1,9 milioni di tonnellate (-5,9%).
A calare di più è il Centro Italia (- 0,8%), che in valori assoluti produce 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre il Nord si mantiene sulla media nazionale (-0,4%) con un quantitativo prodotto pari a 13,7 milioni di tonnellate; al Sud la produzione si contrae dello 0,2% (9,2 milioni di tonnellate).

Sono 11 le regioni italiane a segnare una riduzione della produzione dei rifiuti urbani nel 2015. In particolare, una decrescita di poco inferiore al 3% si osserva per l'Umbria e cali superiori o pari al 2% per la Liguria, il Veneto e il Lazio. Il Trentino Alto Adige, la Basilicata e la Calabria mostrano riduzioni rispettivamente pari all'1,4%, 1,1% e 1%, mentre per Lombardia, Marche, Puglia e Sardegna la contrazione risulta inferiore all'1%. Al contrario, piccole percentuali di crescita al di sotto dell'1% si rilevano per Sicilia, Molise e Toscana, mentre al di sopra di tale soglia si attesta la variazione percentuale dell'Emilia Romagna (+1,1%) e del Friuli Venezia Giulia (+1,6%).

In base ai valori pro capite, che tengono conto della produzione di rifiuti in rapporto alla popolazione residente. l'Emilia Romagna è la regione che produce più rifiuti per abitante (642 kg pro capite nel 2015), seguita dalla Toscana con 608 kg, a fronte di una media nazionale di 487 kg. Scendendo nel dettaglio delle province, è Reggio Emilia quella con il più alto valore di produzione pro capite (750 kg per abitante per anno), seguita da Rimini (726 kg). Seguono Ravenna e Forlì-Cesena, Prato e Livorno, Olbia-Tempio Pausania, tutte con produzione pro capite superiore a 650 kg per abitante per anno.

Riguardo alla gestione dei rifiuti urbani, l'ISPRA sottolinea come la principale problematica rilevata nell'analisi dei dati sia "costituita dalla corretta computazione dei rifiuti che vengono avviati ad impianti di trattamento prima del loro definitivo recupero o smaltimento. Tali rifiuti, infatti, una volta sottoposti a trattamenti di tipo meccanico- biologico sono perlopiù identificati con codici 191212 (altri rifiuti compresi i materiali misti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti), 191210 (rifiuti combustibili - CSS), 190501 (parte di rifiuti urbani e simili non compostata), 190503 (compost fuori specifica) e 190599 (rifiuti provenienti dal trattamento aerobico dei rifiuti non specificati altrimenti) e classificati come rifiuti speciali. In molte regioni si assiste a rilevanti movimentazioni di queste tipologie di rifiuti verso destinazioni extraregionali, non esistendo obblighi di gestione nell'ambito della regione di produzione. Tale prassi rende particolarmente difficile seguire il flusso dei rifiuti dalla produzione alla destinazione finale".

L'analisi dei dati, comunque, evidenzia che lo smaltimento in discarica interessa ancora il 26% dei rifiuti urbani prodotti (-16% rispetto al 2014). Analizzando il dato per macroarea geografica, si osserva che la riduzione maggiore è riferibile al Nord (- 26%), seguito dal Centro (-14%) e dal Sud (-12%).
Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo insieme il 44% della produzione: il 18% è costituito dal recupero di materia della frazione organica da RD (+7%) e oltre il 26% dal recupero delle altre frazioni merceologiche (+2,4%).

Il 19% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito con un aumento del 5% nell'ultimo biennio concentrato soprattutto al Nord (+8%) ed al Sud (+3%), mentre al Centro si registra un calo dei quantitativi di rifiuti avviati ad incenerimento pari all'8%. Va rilevato, comunque, che quote considerevoli di rifiuti prodotte nelle aree del centro e sud Italia vengono trattate in impianti localizzati al Nord.

Circa 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono recuperate in impianti di trattamento biologico dei rifiuti organici (+7% rispetto al 2014); di questi quasi 3,4 milioni di tonnellate sono avviati ad impianti di compostaggio, 1,6 milioni di tonnellate ad impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico, mentre poco più di 220 mila tonnellate sono trattate in impianti di digestione anaerobica.

Circa il 2% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, centrali termoelettriche, ecc., per essere utilizzato all'interno del ciclo produttivo e per produrre energia; l'1% viene utilizzato, dopo adeguato trattamento, per la ricopertura delle discariche, il 3%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti TMB, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, e l'1% è esportato (362 mila tonnellate). Infine, nella voce "altro" (4%), sono incluse le quantità di rifiuti che rimangono in giacenza alla fine dell'anno presso gli impianti di trattamento e le perdite di processo, nonché i rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento meccanico biologico la cui destinazione non è desumibile dalla banca dati MUD.

Nel 2015, la percentuale di raccolta differenziata raggiunge il 47,5% della produzione nazionale, facendo rilevare una crescita di 2,3 punti rispetto al 2014 (45,2%). In valore assoluto, la raccolta differenziata supera i 14 milioni di tonnellate, con una crescita di 619 mila tonnellate rispetto al 2014 (+4,6%). Nel Nord il quantitativo si attesta al di sopra di 8 milioni di tonnellate, nel Centro a quasi 2,9 milioni di tonnellate e nel Sud a 3,1 milioni di tonnellate. Tali valori si traducono in percentuali, calcolate rispetto alla produzione totale dei rifiuti urbani di ciascuna macroarea, pari al 58,6% per le regioni settentrionali, al 43,8% per quelle del Centro e al 33,6% per le regioni del Mezzogiorno.

Sono circa 205 mila tonnellate i rifiuti del circuito urbano importati nel 2015. Il maggior quantitativo proviene dalla Svizzera, con oltre 74 mila tonnellate, corrispondente al 36,3% del totale importato; seguono la Francia con il 17,6% e la Germania con il 15,6%. Circa la metà dei rifiuti provenienti dalla Svizzera, costituiti prevalentemente da rifiuti di imballaggio in vetro, sono destinati ad impianti di recupero e lavorazione del vetro situati perlopiù in Lombardia, regione che è la maggior importatrice di rifiuti con il 42,6% del totale importato, seguita dalla Campania (21,9%) e dal Veneto (14,4%).

Il Rapporto contiene anche informazioni sul monitoraggio dell'ISPRA relativo ai costi dei servizi di igiene urbana e sull'applicazione del sistema tariffario.
I risultati mostrano che, nel 2015, a livello nazionale, ed in riferimento ad un campione di 5.781 Comuni e 46.191.107 abitanti, la percentuale media di copertura dei costi del servizio di igiene urbana con i proventi derivanti dall'applicazione della TARI sui rifiuti urbani ammonta al 99,4%, con valori medi regionali differenti intorno al valore medio nazionale. La percentuale media nazionale di copertura dei costi è passata dall'83,9% del 2001 al 99,4% attuale. Nel periodo esaminato l'incremento è risultato del 9,3% al Nord, dell'11,3% al Centro e del 28,2% al Sud.

Infine, il rapporto presenta i dati di sintesi, aggiornati a ottobre 2016, dello stato di attuazione della pianificazione regionale sulla gestione dei rifiuti e il monitoraggio dell'adozione da parte di Regioni o Province autonome di piani o programmi di prevenzione della produzione dei rifiuti.

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