Rapporto ISPRA: in Italia è a rischio una specie su due

Rapporto ISPRA: in Italia è a rischio una specie su due

Il Rapporto sullo stato di conservazione delle specie degli habitat, coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che ha elaborato le oltre 800 schede richieste dalla Commissione UE, in ottemperanza della “Direttiva Habitat”, rileva che il 50% delle specie vegetali, il 51% degli animali e il 67% degli habitat (tra quelli di interesse europeo presenti in Italia) sono in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato.

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Nel corso della Conferenza Nazionale La Biodiversità in Italia, stato di conservazione e monitoraggio” (27-28 febbraio 2014), è stato presentato il “III Rapporto Direttiva Habitat 2007-2012”, frutto della sinergia tra Ministero dell’Ambiente, Regioni e Province Autonome italiane, le principali Società Scientifiche nazionali e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che ne ha coordinato lo studio.
La Direttiva europea impone ai Paesi di inviare ogni 6 anni un rapporto sullo stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario, corredato dalle misure intraprese per la loro salvaguardia.
Le regioni hanno prodotto quasi 3.000 mappe di distribuzione delle specie e degli habitat, e oltre 2.500 schede di valutazione a scala regionale. L’ISPRA ha, quindi, elaborato le oltre 800 schede richieste dalla Commissione Europea, integrando tutte le informazioni prodotte e i dati resi disponibili da tutti i soggetti coinvolti. 

La presentazione del Rapporto, pertanto, è stata l’occasione per fare il punto sullo stato di salute, le minacce e le pressioni a cui sono sottoposte le 113 specie vegetali, 225 animali e 132 habitat oggetto dello studio, molte delle quali in cattivo stato di conservazione. L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità e ciò implica un’elevata responsabilità in termini di conservazione della flora, poiché la scomparsa di queste specie dall’Italia corrisponderebbe ad una estinzione a livello globale.

Lo scenario che ne emerge non è confortante: il 50% delle specie vegetali, il 51% degli animali e il 67% degli habitat (tra quelli di interesse europeo presenti in Italia) sono in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato. Sono tante le specie in forte declino o a rischio di estinzione e  molti gli habitat che presentano un cattivo stato di conservazione. Tale perdita di biodiversità non è dovuta a cause naturali, ma soprattutto all’azione dell’uomo e alle modifiche apportate agli ecosistemi in modo non controllato. 

In Italia sono rimasti solo 40-50 esemplari di orso bruno marsicano, una soglia limite per assicurarne la persistenza nel medio-lungo periodo. Minacciate dall’estinzione sono anche varie specie di pipistrelli, a causa dell’alterazione delle aree agricole e dell’uso di pesticidi. Tra gli anfibi, circa il 40% è in uno stato non favorevole: particolarmente colpiti risultano l’euprotto sardo (famiglia delle salamandre) e il discoglosso sardo (simile ad un rospo), entrambi diffusi in Sardegna e legati ad ambienti acquatici particolarmente attaccati dall’azione dell’uomo. Situazione critica per le tartarughe palustri, in conseguenza dell’introduzione di specie esotiche. 

La situazione più critica, tuttavia, è quella dei pesci di fiume e di lago, quasi tutti a rischio e minacciati dall’introduzione di altre specie a fini di pesca. In pericolo, tra gli altri, sono lo storione cobice (due specie di storioni si sono già estinte in Italia) e l’alosa.

Ancora in Sardegna, regione ricchissima di specie endemiche, si trova anche la maggior parte delle specie vegetali a rischio, come ad esempio, l’Astragalo marittimo, esclusivo dell’isola di S. Pietro, il cosiddetto “Cardo del Gennargentu” e l’eufrasia che vivono solo sul massiccio sardo e  sono a rischio a causa di fenomeni di degrado della qualità dell’habitat e di dinamiche naturali. Infatti, ad essere minacciate sono soprattutto le specie degli ambienti costieri, dove la pressione turistica è particolarmente impattante: a rischio la granata rupicola, pianta endemica della fascia costiera tirrenico-meridionale, sottoposta a raccolta indiscriminata. 

In sofferenza, tuttavia, anche la flora delle zone umide: in forte declino il quadrifoglio acquatico, una felce acquatica perenne che si è già estinta in molte regioni. 

Per quanto riguarda gli habitat, il quadro generale attuale classifica il 27% degli habitat in stato di conservazione cattivo e il 40% in stato di conservazione inadeguato. Gli habitat per i quali si rileva lo stato di conservazione peggiore in Italia sono le dune e le torbiere (acquitrini e paludi). Attività turistiche e urbanizzazione non controllata giocano un ruolo negativo sugli ambienti dunali e solo in poche aree del nostro Paese è possibile osservare dune pressoché intatte. Cruciale il problema della conservazione delle torbiere: dalla conservazione di aree paludose dipende la sopravvivenza di specie rarissime e uniche in Europa.

Il quadro tracciato dal 3° Rapporto impone un maggior impegno di tutti i principali soggetti per una più efficace conservazione della natura nel nostro Paese - ha sottolineato Stefano Laporta, Direttore Generale ISPRA - Occorre proseguire sulla strada tracciata per la realizzazione del lavoro oggetto del Rapporto, rafforzando la collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l’ISPRA, Le Regioni e Province Autonome e il mondo della ricerca nazionale; una sinergia indispensabile per dotare anche il nostro Paese di uno schema di monitoraggio coordinato, così come richiesto dalla stessa Direttiva Habitat, che metta a sistema gli sforzi di tutti i soggetti che operano nell’ambito della conservazione, cogliendo finalmente le opportunità offerte al nostro Paese dall’approvazione della Strategia Nazionale Biodiversità, l’istituzione dell’Osservatorio Nazionale Biodiversità, la creazione della Rete Nazionale degli Osservatori regionali e l’implementazione del Network Nazionale della Biodiversità”.

 

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