Il 50° Rapporto del Centro Studi Investimenti Sociali sottolinea come il nostro Paese vive ancora di rendita o meglio su risparmi accumulati, sull'esportazione del made in Italy e sul turismo, ma che non scommette più sul futuro, con figure lavorative labili e provvisorie, soprattutto tra i giovani che vivono nella frontiera paludosa tra formazione e lavoro, e che sono e saranno più poveri dei loro genitori.

Dal "Rapporto Censis 2016" che interpreta, come è consuetudine dell'Istituto di ricerca, i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella fase economica che sta attraversando, emergono interessanti considerazioni introduttive in cui viene sottolineato, in particolare, come la società italiana stia vivendo una "prolungata e infeconda sospensione, dove le manovre pensate in affannata successione non hanno portato i risultati attesi".

L'Italia viene definita "rentier" che vivono ancora di rendita o meglio su risparmi accumulati e sull'esportazione del made in Italy e sul turismo, ma che non scommette più sul futuro.

"La differenza con il risparmio sommerso degli anni '70 è che quello di oggi è pieno di soldi, ne cerca sempre di più e li usa per fare altri soldi, non impresa - ha affermato Giuseppe De Rita, Fondatore e Presidente del Centro Studi Investimenti Sociali, presentando il 2 dicembre 2016 il Rapporto, assieme al Direttore generale Massimiliano Valerii, e annunciando, al contempo, che quello di quest'anno è stato il suo ultimo - Le generazioni future saranno più propense a fare 'rentier' a basso livello, a esempio gli affittacamere, piuttosto che fare impresa, con tutto il rischio che ne consegue".

Il Rapporto sottolinea come stiamo vivendo una "seconda era del sommerso", non più pre-industriale, ma post-terziario, che punta alla "ricerca di più redditi come arma di pura difesa". E proliferano così figure lavorative labili e provvisorie, soprattutto tra i giovani che vivono nella frontiera paludosa tra formazione e lavoro. Mentre il sommerso pre-industriale apriva a una saga di sviluppo imprenditoriale e industriale, l'attuale sommerso è più statico che evolutivo, senza un sistemico orientamento di sviluppo. È un magma di soggetti, interessi e comportamenti, che si "reggono", anche senza disporre di strutture portanti politiche o istituzionali.
"Il corpo sociale si sente rancorosamente vittima di un sistema di casta. Il mondo politico si arrocca sulla necessità di un rilancio dell'etica e della moralità pubblica (passando dal contrasto alla corruzione dei pubblici uffici all'imposizione di valori di onestà e trasparenza delle decisioni). Le istituzioni (per crisi della propria consistenza, anche valoriale) non riescono più a «fare cerniera» tra dinamica politica e dinamica sociale, di conseguenza vanno verso un progressivo rinserramento. Delle tre componenti di una società moderna (corpo sociale, istituzioni, potere politico) sono proprio le istituzioni a essere oggi più profondamente in crisi".

In questo Rapporto che sembra non offrire neanche un minimo appiglio per guardare al futuro con un po' di fiducia, a differenza delle precedenti edizioni, emergono comunque ancora i dati di un'Italia che continua a produrre e a muoversi, in ordine sparso, senza alcuna coordinazione da parte di una guida politica magari forte, ma sempre più autoreferenziale.

"Gli italiani hanno stretto i cordoni della borsa evitando di spendere su tutto - spiega il Censis - ma non sui media digitali connessi in rete, perché grazie ad essi hanno aumentato il loro potere individuale di disintermediazione".

La parola d'ordine è spendere il meno possibile, ridurre ancora i consumi, e tenere i soldi a portata di mano: il 51,7% conta di tagliare ulteriormente le spese per la casa e l'alimentazione.
Il 26 ottobre 2016, il Censis presentando la Ricerca "Gli italiani a tavola: cosa sta cambiando. Il valore sociale dell'alimento carne e le nuove disuguaglianze" aveva in qualche modo anticipato i cambiamenti e i tagli nella dieta alimentare degli italiani, che potrebbero incidere sul loro stato di salute, aumentando i rischi per alcune patologie.

Il Rapporto registra, inoltre, il "Ko economico dei millennials"(i giovani di 18-34 anni) che hanno "un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media dei cittadini" e una ricchezza familiare che, per i nuclei under 35, è quasi la metà della media (- 41,2%). Rispetto ai coetanei di 25 anni, gli attuali giovani hanno un reddito inferiore del 26,5% (periodo 1991-2014), mentre per la popolazione complessiva il reddito si è ridotto solo dell'8,3% e per gli over 65 anni è aumentato del 24,3%. La ricchezza degli attuali "millennials" è inferiore del 4,3% rispetto a quella dei loro coetanei del 1991, mentre per gli italiani nell'insieme il valore attuale è maggiore del 32,3% rispetto ad allora e per gli anziani è maggiore dell'84,7%. Questi dati evidenziano che i figli sono e saranno più poveri dei loro genitori.

Una analisi più approfondita e una sintesi dei 9 Capitoli del Rapporto (Considerazioni generali; La società italiana al 2016; Processi formativi; Lavoro, professionalità, rappresentanze; Il sistema del welfare e sanità; Il territorio e le reti; I soggetti economici e lo sviluppo; La comunicazione e i media; La sicurezza e la cittadinanza) possono essere scaricate sul sito del Censis.


In copertina foto di Giovanni Dell'Orto