Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la nuova Direttiva che fissa i limiti nazionali delle principali sostanze inquinanti da raggiungersi entro il 2030 e che potrebbero ridurre del 50% le morti premature da esposizioni che solo per quelle al particolato fine (PM2,5) ha provocato 467.000 vittime nel 2013, come evidenziato nel Rapporto 2016 sulla "Qualità dell'aria in Europa", presentato nello stesso giorno dall'Agenzia Europea dell'Ambiente.

Con 499 voti a favore, 177 contrari e 28 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il 23 novembre 2016 i nuovi limiti nazionali sulle emissioni delle principali sostanze inquinanti, tra cui NOx, particolato e biossido di zolfo, da raggiungere entro il 2030, e già informalmente concordati con la Presidenza del Consiglio dei Ministri UE.
Nel testo della risoluzione si ribadisce l'impegno dell'UE a identificare e rispondere alla normativa di controllo che si è dimostrata inefficace, come dimostrato dalla discrepanza tra i valori delle emissioni in condizioni di guida reale e le emissioni di NOx nei test di prova delle autovetture diesel Euro 6.
"L'inquinamento atmosferico è la prima causa ambientale di morte nell'UE - ha dichiarato la relatrice Julie Girling - Il contesto politico è cambiato drasticamente nel corso degli ultimi tre anni, con il problema della qualità dell'aria balzato agli onori della cronaca a livelli senza precedenti, insieme allo scandalo VW e la questione delle emissioni reali di guida. Forse si deve ammettere che abbiamo passato gli ultimi dieci anni concentrandosi sulla CO2, trascurando la qualità dell'aria. Credo fermamente che questo voto sia un passo nella giusta direzione. Non costituisce la soluzione ideale, ma rappresenterà un importante miglioramento per la salute dei nostri cittadini".

Ora la Direttiva concernente la Riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, che modifica la direttiva 2003/35/CE e abroga la direttiva 2001/81/CE entrerà in vigore il 31 dicembre 2016 dovrà essere ratificata entro il 30 giugno 2017 dagli Stati membri che, peraltro hanno insistito sull'esclusione del metano dal campo di applicazione della direttiva., anche se la Commissione UE ha confermato che potrebbe riesaminare questo punto.
Tali proposte potrebbero ridurre l'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla salute di circa il 50% entro il 2030.

Contestualmente, e non a caso, l'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) ha pubblicato il Rapporto "Qualità dell'aria in Europa 2016"

"Le riduzioni delle emissioni hanno portato a miglioramenti nella qualità dell'aria in Europa, ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili per la salute umana e l'ambiente - ha spiegato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell'EEA - Abbiamo bisogno di affrontare alla radice le cause dell'inquinamento atmosferico, che richiede una trasformazione fondamentale e innovativa dei nostri sistemi di mobilità, dell'energia e dell'alimentazione".
Il Rapporto presenta una panoramica aggiornata e l'analisi della qualità dell'aria in Europa 2000-2014 sulla base dei dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali in tutta Europa, tra cui quelle delle centraline di oltre 400 città, evidenziando che nel 2014 circa l'85% della popolazione urbana nell'UE è stata esposta a particolato fine (PM2,5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).


L'Agenzia fornisce anche nuove stime degli impatti sulla salute degli inquinanti atmosferici più nocivi sulla base dei dati del 2013: l'esposizione al PM2,5 è stata responsabile di circa 467.000 morti premature in 41 Paesi europei (nella sola UE hanno superato il numero di 430.000) e quelle per esposizione a biossido di azoto (NO2) e ozono hanno rispettivamente raggiunto il numero di circa 71.000 e 17.000.

"Il Rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente sulla qualità dell'aria ci rammenta che abbiamo la necessità di mantenere questo tema in cima all'agenda politica - ha dichiarato Karmenu Vella, Commissario europeo per l'Ambiente, Affari marittimi e Pesca - La Commissione europea lo sta facendo e si impegna a garantire il miglioramento della qualità dell'aria. Un modo con cui possiamo farlo è quello di aiutare i diversi livelli di governo a lavorare meglio insieme. Se esistono così tanti punti neri sulla qualità dell'aria nelle città, allora è chiaro che i governi locali e regionali debbano assolvere ad un ruolo centrale nella ricerca di soluzioni".