La Direttiva di rifusione sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in vigore dal 14 febbraio 2014 contempla anche questa opzione che, in un momento di crisi economica, potrebbe costituire un’attività lavorativa, oltre che risultare un’occasione per prolungare il fine vita di apparecchi ancora funzionanti e che possono essere aggiustati con facilità.

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Lo sviluppo economico e i rapidi progressi tecnologici stanno generando a livello globale una quantità enorme di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Anche strumenti ancora funzionanti vengono presto scartati e avviati al riciclaggio, non appena vengono immessi sul mercato nuovi prodotti, qualora non siano trattenuti ancora nelle abitazioni, in attesa di un eventuale, ma improbabile, recupero.
Rimettere a nuovo i RAEE aiuta a prolungare la vita utile del prodotto e riduce la domanda di risorse per la produzione di AEE. Il riuso è parte della gestione sostenibile dei rifiuti elettronici e contribuisce a raggiungere l'obiettivo della conservazione delle risorse, come prevede la stessa Direttiva quadro dell’UE sui rifiuti.

Secondo un recente Studio, pubblicato il 21 novembre 2013 sulla Rivista “Resources, Conservation and Recycling” e ripreso da “Science and Environment Policy” - DG ENV della Commissione UE, due sono i principali ostacoli a livello globale che limitano le attività di riparazione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE): la disponibilità di una quantità sufficiente di apparecchi obsoleti di buona qualità e  la mancanza di una legislazione che incoraggi o imponga il riutilizzo.

Per giungere a tali conclusioni i ricercatori hanno effettuato un sondaggio attraverso la conduzione di interviste semi-strutturate con 28 imprese ed ONG di varie aree geografiche (Africa, America Latina, Nord America ed Europa), che gestiscono le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), apparecchi o elettrodomestici di grandi dimensioni.

Tra i limiti che si frappongono al ri-uso, oltre alla scarsità di apparecchiature di buona qualità, e alla mancanza di normative di supporto alle organizzazioni del riuso, che forniscano adeguati incentivi finanziari per aggiustare e riutilizzare i RAEE, viene segnalata la mancanza di opzioni al riuso nelle attività di raccolta e riciclaggio.
Inoltre, alcuni produttori di apparecchiature non consentono la re-immissione per l’utilizzo dei loro prodotti, per evitare che facciano concorrenza ai nuovi immessi sul mercato.

Non secondario, secondo lo studio, l’impatto dello smaltimento informale e illegale dei rifiuti elettronici, che crea nel pubblico una percezione negativa del loro ri-uso, come, ad esempio, la preoccupazione per la salute dei lavoratori e per l'ambiente conseguenti alla raccolta “informale” di RAEE che vengono poi inviati nei Paesi in via di sviluppo, dove mancano sufficienti controlli di sicurezza e salute. 

Un terzo ordine di barriere è legato alla regolamentazione e alle norme di progettazione del prodotto, che possono risultare costose da applicare per alcune organizzazioni, in particolare per quelle che operano a livello globale, allorché non ci siano riconoscimenti a livello internazionale. 

Infine, quantunque non sia considerato un ostacolo decisivo, la progettazione di molti prodotti che non tiene conto della possibilità di un loro riuso.

Lo Studio evidenzia anche i fattori che contribuiscono con successo all’utilizzo di RAEE aggiustati, oltre all’accesso ad attrezzature di buona qualità, tra cui:

- i processi di aggiustaggio di buona qualità, in grado di fornire prodotti affidabili;
- la presenza di un responsabile del controllo di qualità;
- la sicurezza che i dati sensibili del precedente utilizzatore siano stati distrutti, come pure sia protetto di marchio del produttore.

Tutte queste condizioni aiutano a contrastare la percezione negativa dell’opinione pubblica nel ri-uso di apparecchiature elettriche ed elettroniche riparate.

Altri elementi favorevoli sono offerti da efficaci rapporti con gli stakeholder, siano essi i fornitori che i destinatari dei RAEE, una catena trasparente e rintracciabile della loro raccolta attraverso la predisposizione per il riutilizzo, la distribuzione e l'eventuale riciclaggio o lo smaltimento finale del prodotto a fine vita.

Nell'Unione europea, le difficoltà riguardanti il ri-uso sono state identificate durante la rifusione della Direttiva sui RAEE. Infatti, la Direttiva 4 luglio 2012, n. 2012/19/UE (GUUE 24 luglio 2012 n. L 197) che dovrà essere recepita entro il 14 febbraio 2014, allorché scatterà l’abrogazione della precedente Direttiva del 2002, all’Art. 6 - comma 2 prevede che:
Gli Stati membri assicurano che la raccolta e il trasporto dei Raee raccolti separatamente siano eseguiti in maniera da consentire condizioni ottimali per la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o il confinamento delle sostanze pericolose.
Al fine di ottimizzare la preparazione per il riutilizzo, gli Stati membri incoraggiano gli impianti o i centri di raccolta a prevedere, prima di ogni ulteriore trasferimento, a seconda dei casi, la separazione nei punti di raccolta dei Raee da preparare per il riutilizzo da altri Raee raccolti separatamente, in particolare concedendo l'accesso al personale dei centri di riutilizzo”.

Dal momento che l’Art. 6 del D.Lgs. 9 aprile 2010, attuativo della Direttiva 2008/98/CEE, “Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo di rifiuti” prevede che “Le pubbliche amministrazioni adottano, nell’esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Tali iniziative possono consistere anche in:
a) misure di incentivazione economica;
b) misure logistiche, come la costituzione ed il sostegno di centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo;
c) adozione, nell’ambito delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, di idonei criteri e condizioni ai sensi degli articoli 83, comma 1, lett. e), 68 comma 3, lettera b) e 69 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
d) definizione di obiettivi quantitativi;
e) misure educative;
f) promozione di accordi di programma con le parti interessate”, si potrebbero creare anche occasioni imprenditoriali per giovani disoccupati. Né avrebbero motivo di lamentarsene i Consorzi dei RAEE appositamente costituiti per recuperarne le risorse, atteso che, come testimoniato dalle ricerche commissionate dal loro Centro di oordinamento i “canali informali” sottraggono, comunque, dai Centri di raccolta quote di RAEE (forse, proprio la prima scelta!) e chi compra (?) cerca solo il massimo profitto senza preoccuparsi di raggiungere elevati obiettivi di riciclo, quando non alimenta i canali delle esportazioni illecite nei Paesi in via di sviluppo.