RAEE 2012: contrazione non solo per crisi economica

RAEE 2012:  contrazione non solo per crisi economica

I “canali informali” sottraggono ai Sistemi collettivi flussi di rifiuti, determinando rischi ambientali e impossibilità di raggiungere gli obiettivi previsti dalla nuova Direttiva europea.

rapporto annuale 2012 centro-coordinamento RAEE

Non c’è dubbio che la crisi economica, con la conseguente riduzione dei consumi, ha inciso sulla raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ma il dato emergente dal “Rapporto Annuale 2012”, realizzato dal Centro di Coordinamento RAEE, che in Italia si è passati da 260.090.413 kg del 2011 a 237.965.563 kg nel 2012, l’8,5% in meno di raccolta e gestione di tali rifiuti, offre anche altri elementi di valutazione che meritano un approfondimento.

Se l’immesso sul mercato delle nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche è stato inferiore del 12% rispetto all’anno precedente, va da sé che anche le dismissioni di quelle obsolete, se non giunte a fine vita, sono state al di sotto dell’anno precedente. Anzi, in questo caso il Sistema ha dimostrato di essere, nonostante tutto, efficiente, perché il calo della raccolta e gestione dei RAEE è risultato inferiore a quello dell’immesso al consumo.

Considerando, però, che ogni anno un italiano genera mediamente 16 kg di RAEE dei quali solo 4 kg vengono intercettati dai sistemi collettivi istituiti dai Produttori, come risulta dallo Studio “I RAEE domestici generati in Italia”, commissionato da Ecodom e realizzato per conto dall’United Nations University - Institute for Sustainability and Peace in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’IPSOS, allora c’è motivo di preoccupazione, anche in relazione alla nuova Direttiva 2012/19/UE che dal 2016 impone ai Paesi membri un tasso minimo di raccolta del 45% e dal 2019 del 65% di quanto immesso sul mercato nei 3 anni precedenti.

Ma dove finiscono questi RAEE che mancano all’appello?
Una risposta parziale viene offerta dallo stesso Studio citato che indica in 20 kg il peso delle apparecchiature, non più funzionanti, che rimangono in ogni casa degli italiani restii a disfarsene, alimentando quelle che sono definite le “miniere urbane” (urban mines); mentre è stata valutata in 1,6 kg la quantità di RAEE di piccola taglia che, non essendo oggetto di raccolta differenziata, viene smaltita dai cittadini in modo scorretto.

Una quantità, ben maggiore, viene intercettata dai cosiddetti “canali complementari o informali”, come risulta da un altro Studio, in questo caso di Remedia (Consorzio per la gestione dei rifiuti tecnologici), volto a analizzare le implicazioni economiche operative della nuova Direttiva RAEE, che ha valutato in circa 300.000 tonnellate il flusso sottratto ai Sistemi collettivi nel corso del 2011.
Nell’uno e nell’altro caso, tali situazioni chiamano in causa Distributori e Comuni, sia perché sono quelli che si relazionano in modo continuativo con i consumatori e i cittadini sia perché debbono effettuare la raccolta dei RAEE per conferirli nei Centri di raccolta autorizzati (3.767), di cui i Comuni sono per lo più anche i gestori (3.672).

Nel caso delle “miniere urbane” basterebbe una maggiore informazione e campagne di sensibilizzazione per invitare i cittadini-consumatori ad incidere indirettamente sul corretto funzionamento del sistema al momento dell’acquisto (ritiro “uno contro uno”), nonché a disfarsi correttamente di quelle apparecchiature che detengono in casa e che non saranno più utilizzate, magari semplificando e rendendo quanto più facile la “liberazione” da tali oggetti ingombranti, soprattutto per le persone anziane.

Più complicata è la limitazione, se non l’interruzione, della concorrenza dei “canali informali”.
Non è casuale che la riduzione maggiore nella gestione dei RAEE da parte dei Sistemi collettivi sia intervenuta nei Raggruppamenti R2 (Grandi elettrodomestici) e R4 (Elettronica, Telecomunicazioni, Informatica, ecc.), dove la presenza dei metalli in termini quantitativi il primo e qualitativi il secondo, alimenta un mercato “parallelo”, ma distorto, specialmente in periodi di alti prezzi dei metalli, su cui i Sistemi collettivi non possono competere perché assoggettati al rispetto delle migliori tecnologie di riciclo dei materiali, laddove il “canale ufficioso” non si preoccupa di un trattamento rispettoso dell’ambiente.

Chi compra (in modo legale?) dai Centri di raccolta, sottraendo i RAEE ai Sistemi collettivi, cerca solo il massimo profitto senza preoccuparsi di raggiungere elevati obiettivi di riciclo, quando non alimenta i canali delle esportazioni illecite nei Paesi in via di sviluppo.

Per questo, la trasposizione nell’ordinamento nazionale della nuova Direttiva UE sui RAEE, che dovrà essere recepita entro il 14 febbraio 2014, deve divenire l’occasione per introdurre norme più efficaci di prevenzione dei rischi connessi all’intercettazione dei flussi da parte dei “canali paralleli”, pena l’impossibilità di raggiungere quei target che l’Unione europea richiede.

Approfondimenti sul “Rapporto RAEE 2012” sul numero di maggio-giugno 2013 di Regioni&Ambiente


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