Per Amici della Terra è necessario uscire dalla retorica della green economy e mettere in campo politiche energetiche concrete per le PMI.

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Senza una revisione seria delle politiche energetico-ambientali non si raggiungeranno gli obiettivi UE 20-20-20 del Pacchetto "Clima-Energia". Questo è quanto emerso durante il Convegno nazionale "La ripresa vuole efficienza", V edizione della Conferenza nazionale per l'efficienza energetica, che gli Amici della Terra organizzano ogni anno a Roma nell'ambito della campagna "Efficienza Italia".

Fuori dalla retorica della cosiddetta green economy, - ha dichiarato Rosa Filippini, Presidente dell'Associazione - sono necessarie misure che consentano non solo alle piccole e medie imprese, ma anche alla nostre grandi industrie energivore, di recuperare competitività attraverso investimenti nella qualità ambientale e nell’efficienza energetica, sia dei processi produttivi che dei prodotti. La vera sfida di una politica ambientale avanzata non è chiudere o delocalizzare le produzioni difficili, ma renderle ambientalmente sostenibili”.

Durante i lavori del primo giorno, diviso nelle due sessioni "Riduzione dei consumi: crisi o efficienza?" e "Servizi e tecnologie avanzati per l’efficienza energetica", i produttori e distributori di energia, come A2A, Enel, Eni, Edison, E.ON, GdF Suez, Repower, Assoelettrica e Federutility, hanno presentato i propri progetti di fornitura di servizi e le ipotesi di tariffa dedicata per gli usi efficienti del vettore elettrico.

Alessandro Clerici, Chairman del Gruppo di studio “World Energy Resources” del WEC e Senior Advisor CESI,  ha dato una panoramica delle risorse energetiche a livello internazionale, a partire dai risultati del  proprio Rapporto presentato in occasione del recente 22°Congresso mondiale dell’energia in Sud Corea.

"A parte le rinnovabili, - ha spiegato Clerici - la risorsa che ha avuto il maggior incremento è stato il carbone dato il suo esteso uso per la produzione di elettricità in Paesi come Cina ed India e ancora in USA, sebbene in declino. Le fonti fossili contribuiscono ancora per l’82% ai fabbisogni energetici dell’umanità. Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica (~22.000 TWh a livello mondiale), il carbone risulta ancora la principale risorsa con il 40%, seguito dal gas 22,5%, idroelettrico 16%, nucleare 13%, petrolio 4%, vento 2,4% ed altre rinnovabili per il 2,1% (fotovoltaico 0,4%)"

Alessandro Costa, Direttore Fondazione Centro Studi ENEL, ha posto l'attenzione sul ruolo che debbono svolgere le utility dell’energia, le quali "possono assumere un compito molto importante nell’abbattimento delle barriere alla diffusione dell’efficienza energetica, proponendosi come system integrator su scala nazionale delle tecnologie per l’efficienza energetica per un servizio che si basi su caratteristiche di economicità, competenza tecnica, affidabilità, semplificazione, e disponibilità finanziaria. Inoltre,  - ha concluso Costa - le utility possono agire da trait d’union tra gli adottatori e le istituzioni, favorendo una diffusione della cultura dell’efficienza e facilitando uno scambio informativo continuo tra istituzioni e mercato". 

Gianluigi Vittorio Castelli, Executive Vice President Information & Communication Technology  di ENI, ha presentato il Green Data Center, un progetto, iniziato nel 2009 è concluso lo scorso ottobre, che ripensa in chiave energetica i data center i quali, assorbendo grandi quantità di energia elettrica, le trasformano in capacità di elaborazione e grandi quantità di calore. 

Durante la seconda sessione anche quest'anno sono stati esposti  i casi studio più significativi di Wärtsila, Turboden, Buzzi Unicem, Ariston Thermo, Robur, Ecosunpower, Gewiss, Co.AER, Andil, oltre alle esperienze e alle relazioni presentate da Fire, Agesi, Tholos, Universal Sun, Aicep e dall’Airu, l’associazione per il teleriscaldamento.

Il secondo giorno, diviso nelle due sessioni "L’efficienza energetica per l’industria" e "Gli usi efficienti del vettore elettrico (pompe di calore, cucine a induzione, veicoli elettrici)", ha visto un confronto delle maggiori realtà industriali nella Tavola Rotonda dal titolo “Il futuro dell’industria: ambientalizzazione o delocalizzazione?” 

"L’industria cartaria, grazie all’impiego combinato nel proprio processo di energia elettrica e termica, ottiene i più elevati livelli di efficienza energetica, contribuendo fattivamente alla limitazione delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. - ha sottolineato paolo culicchi, presidente assocarta - La raccolta e il riciclo della carta e del cartone prolungano la vita della cellulosa. In questo modo si ottimizza l’approvvigionamento di materia prima, si limita la dipendenza dalle importazioni e, soprattutto, si riduce il ricorso allo smaltimento. Ma il riciclo dà valore al territorio ed è uno degli strumenti per la Recycling Society e l’efficiente impiego delle risorse".

Anche l’industria ceramica ha un’evidente natura energy intensive, con un’incidenza dei costi energetici sui costi di fabbricazione vicina al 30%, seconda solo a quella del personale. Ed è proprio in materia di costi energetici le aziende italiane subiscono le maggiori penalizzazioni competitive rispetto ai concorrenti: le imprese ceramiche italiane pagano l’energia elettrica il 70% in più rispetto ad un’impresa tedesca, il costo del gas naturale è tre volte quello di un’impresa negli Usa o in Russia. 

"La cogenerazione integrata nel processo produttivo ha permesso finora parziali recuperi di competitività (quasi il 30% del fabbisogno elettrico del settore è autoprodotto) - ha spiegato Armando Cafiero, Direttore Generale Confindustria Ceramica - Oggi anche questa opportunità è minacciata dalla volontà di caricare gli oneri di rete anche su questi autoconsumi. La cogenerazione asservita a processi manifatturieri e destinata al prevalente autoconsumo (quindi che interessa in modo occasionale la rete) ha un valore strategico per l’industria e crea anzi vantaggi per la rete; ad essa dovrebbe essere riconosciuto uno status proprio". 

Anche l'industria chimica fa della riduzione degli impatti ambientali dei propri processi un obiettivo fondamentale. Nel 2011, anche a causa della scomparsa della chimica di base in Italia, i consumi sono diminuiti del 36,8% rispetto all'anno di riferimento 1990.

Tuttavia, l'efficienza energetica mostra un trend positivo (+ 44,5%), oltre l'obiettivo europeo al 2020 del 20%, superiore di gran lunga al dato del settore manifatturiero italiano che si ferma nella sua globalità al 15,2%. 

"In altre parole è necessario fare efficienze nel ciclo produttivo, partendo ed arrivando all'energia. Oggi, più che mai l'energia rappresenta l'elemento strategico del nostro settore considerato dalla normativa nazionale ed europea "energy intensive".  - ha affermato Filippo Carletti, PresidenTe del Comitato Energia di Federchimica - Questi dati sono uno sprone continuo al nostro settore per continuare su questa strada virtuosa che ci vede campioni nel comparto manifatturiero". 

Ai partecipanti è stato presentato il Dossier “L’efficacia delle politiche per l’efficienza energetica” elaborato per l’occasione dagli Amici della Terra, secondo il quale sarà impossibile raggiungere gli obiettivi 2020, senza una revisione chiara delle politiche energetico ambientali.

In Italia, gli indicatori scelti dall’UE per valutare il conseguimento al 2012 dei tre obiettivi 2020 (riduzione dei gas serra, riduzione dei consumi primari e penetrazione delle energie a rinnovabili), mostrano risultati da interpretare con attenzione per evitare facili compiacimenti. I consumi di energia primaria – l’indicatore scelto per l’efficienza energetica - hanno fatto registrare nel 2012 una riduzione del 15% circa rispetto al – 20% indicato come obiettivo per il 2020. 

I consumi di energia calano oltre gli obiettivi indicati dalla direttiva europea sull’efficienza energetica e gli impegni sulle fonti rinnovabili sono raggiunti con circa due anni di anticipo. Tuttavia, la decrescita non è affatto “felice” e si rischia di contrabbandare gli effetti negativi della crisi come risultato delle politiche di efficienza energetica. 

Intensità energetica nel settore industriale, 1971 - 2011 (tep/k€)

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Fonte: Elaborazione Amici della Terra su dati Banca d'Italia e ISTAT

Per poter conseguire il risultato di un calo del 20% al 2020 - ha spiegato ancora Rosa Filippinici si dovrebbe, paradossalmente, augurare che la crisi si aggravi perché altrimenti la ripresa economica porterebbe con sé un aumento più o meno accentuato di consumi di energia e di emissioni di gas climalteranti”.

L'approccio superficiale ed ideologico alle politiche energetico-ambientali, secondo gli Amici della Terra, comincia a risultare dannoso soprattutto in Italia dove si scontano anche gli errori compiuti nell’incentivazione delle rinnovabili elettriche, che oggi gravano sulla promozione dell’efficienza energetica e sulla ripresa economica. 

Le politiche energetico-ambientali possono essere realmente un’opportunità per uscire dalla crisi solo se si sarà in grado di misurarne l’efficacia attraverso accurate analisi di costi e benefici.