Quanto sono credibili gli impegni di riduzione delle emissioni (INDCs) dei Paesi del G20?

Quanto sono credibili gli impegni di riduzione delle emissioni (INDCs) dei Paesi del G20?

Un nuovo Rapporto del Grantham Research Institute e Centre for Climate Change Economics and Policy ha analizzato la credibilità degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra sottoscritti dai Paesi del G20 che sono stati assunti in vista dell’Accordo di Parigi, rilevando che i Governi hanno la possibilità di migliorare alcuni “determinanti”, specialmente se vogliono avere la fiducia degli investitori privati che vogliono essere rassicurati sulla coerenza ed ambizione delle politiche in atto.

climate change


I Paesi membri del G20 dovrebbero rafforzare la credibilità dei loro impegni per limitare o ridurre le emissioni annue di gas serra al fine di costruire la fiducia nell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici”.

È questa la sintesi del Rapporto “Beyond the targets: assessing the political credibility of pledges for the Paris Agreement”, pubblicato il 1° febbraio 2016 da Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment e ESRC Centre for Climate Change Economics and Policy presso la London School of Economics and Political Science.

Finora l’attenzione di negoziatori, politici, ambientalisti e scienziati, si è concentrata sul livello di ambizione dei cosiddetti INDCs (Intended Nationally Determined Contributions) ovvero sugli impegni che ciascun Stato ha sottoscritto per conseguire il risultato di rimanere “ben al di sotto dei +2 °C”, rispetto ai livelli pre-industriali e di “proseguire gli sforzi per limitare l’aumento a 1,5 °C”.

Questo Rapporto, viceversa, si concentra sulla credibilità di quegli impegni di riduzione delle proprie emissioni messi sul tavolo dell’Accordo di Parigi. In altri termini, il Rapporto ha cercato di rispondere alla domanda: “I Paesi intendono veramente attuare quanto si sono impegnati a fare e qual è la probabilità che siano in grado di mantenere le promesse?”.

La domanda non è di poco conto, dal momento che gli INDCS sono già stati oggetto di critiche, secondo le quali non sarebbero in grado di raggiungere l’obiettivo prefissato.
Rispetto al Protocollo di Kyoto che aveva previsto forme di sanzioni per i Paesi che non l’avessero rispettato, infatti, l’Accordo di Parigi ha volutamente evitato la minaccia di misure coercitive, istituendo un quadro per la valutazione internazionale delle emissioni globali attraverso un processo di revisione annuale degli impegni presi che si basa sulla reciproca fiducia che qualora non siano sulla giusta traiettoria per centrare l’obiettivo, tutti i Paesi si adopereranno per un aumento delle misure. Se, i Paesi non crederanno che gli impegni degli altri siano credibili, difficilmente aumenteranno quelli propri,  e, di contro, il grado di negoziazione dei Paesi ai futuri vertici sarà maggiore quanto più realistici saranno risultati gli impegni originari.

C’è, poi, la questione degli investitori privati, il cui sostegno finanziario sarà fondamentale per l’attuazione degli impegni assunti per molti Paesi, e che tenderanno a indirizzare i finanziamenti in quelle regioni e stati dove gli impegni presi siano percepiti come ambiziosi e coerenti.

A nessun Paese del G20 mancherebbe “una base di credibilità”, secondo i “fattori determinanti” analizzati dalle due autrici del Rapporto: Alina Averchenkova attuale co-Capo delle Politiche climatiche del Grantham Institute dopo essere stata Direttrice della Divisione Cambiamenti climatici e Carbonio della Società di consulenza KPMG, e Samuela Bassi Analista per le Politiche di Crescita Verde e Clima presso lo stesso Istituto, dopo aver lavorato alla Missione Permanente Italiana presso le Nazioni Unite.
Tuttavia, ci sono delle differenze significative nel livello e bilanciamento dei fattori determinanti di credibilità per i singoli Paesi.
I “determinanti chiave” presi in esame:

Normative e procedure
- una base legislativa e politica coerente ed esauriente (Legislation and policy)
- un processo decisionale trasparente, inclusivo e solido in grado di ridurre il rischio di inversioni di politiche climatiche (Process)

Attori e organizzazioni
- organismi pubblici appositamente costituiti per sostenere meccanismi di consultazione (Public bodies)
- organismi privati di sostegno (Private bodies)

Regole e opinione pubblica
- una storia di attivo impegno internazionale sulle tematiche ambientali (International engagement)
- la consapevolezza dei cambiamenti climatici da parte dell’opinione pubblica (Public opinion)

Le precedenti esperienze nell’implementazione degli impegni internazionali e delle politiche nazionali
- una storia precedente  di risultati ottenuti su impegni sui cambiamenti climatici (Past UNFCCC performance)
- nessuna storia di soppressione di politiche (Past policy reversal)

aerogrammi indecs


Sulla base delle analisi compiute i Paesi del G20  sono stati raggruppati in 3 fasce:
- quelli che hanno la maggior parte dei fattori determinanti ad un livello “largely supportive” per la credibilità, che comprende l'UE e i suoi singoli membri del G20 (Francia, Germania, Italia e Regno Unito), così come la Corea del Sud;
- quelli che hanno la maggioranza dei determinanti almeno  la maggior parte dei fattori determinanti almeno “moderately supportive” per la credibilità, ma mostrano una significativa debolezza in uno dei fattori determinant, che comprende Australia, Brasile, Giappone, Messico, Russia, Turchia, Sud Africa e Stati Uniti;
- quelli che necessitano di aumentare in modo significativo la loro credibilità nella maggior parte dei fattori determinanti, che sono rappresentati da Argentina, Canada, Cina, India, Indonesia e Arabia Saudita.

Una distinzione che emerge dall'analisi è la differenza tra le economie industrializzate e quelle emergenti nella quantità di esperienza e di capacità istituzionali in merito all’attuazione di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, anche se la tendenza non è uniforme.

I Governi hanno l’opportunità di migliorare attivamente la credibilità degli attuali e futuri impegni degli INDCs, rafforzando, in particolare: le politiche e la legislazione, la trasparenza, l’efficacia e l’inclusività dei processi decisionali e degli organismi pubblici sui cambiamenti climatici – affermano le autrici del Rapporto - Questo può essere fatto, per esempio: adottando una legislazione quadro e/o attuando meccanismi per fissare i prezzi del carbonio; definendo la chiara responsabilità delle politiche sui cambiamenti climatici e istituendo organismi consultivi indipendenti; creando processi inclusivi per la consultazione e il coinvolgimento delle parti interessate; aumentando la periodicità  di redazione degli inventari dei gas a effetto serra; sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti climatici”.

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