Dalla III edizione dell'Indice di Competitività Regionale pubblicato dalla Commissione UE emerge un quadro sostanzialmente in linea con quello registrato nel 2013, anche se parte l'Europa nord-occidentale mostra visibili effetti diffusivi che sono molto meno evidenti nelle regioni a Est e a Sud, come è il caso dell'Italia che si piazza nella parte bassa della classifica, insieme a Grecia, Malta, Cipro e gran parte dei Paesi dell'Est, con quasi tutte le regioni in arretramento.

La Commissione ha pubblicato il 27 febbraio 2017 la III edizione dell'Indice di Competitività Regionale (RCI), uno studio che indica la capacità di 263 regioni dell'UE di offrire un ambiente attraente e sostenibile alle aziende e ai cittadini che vi vivono e lavorano e, al contempo, fornisce alle stesse regioni indicazioni utili per migliorare il proprio rendimento economico.

L'indice di competitività regionale dell'UE fa proprio l'approccio del World Economic Forum e si basa sulle regioni statistiche NUTS 2 (classificazione comune delle unità territoriali per la statistica) e associa le regioni di livello NUTS 2 che fanno parte della stessa area urbana funzionale, in modo da riflettere appieno le competenze disponibili nel mercato del lavoro locale.

L'Indice si compone di 11 pilastri che descrivono i diversi aspetti della competitività, suddivisi in 3 gruppi: "pilastri di base", "pilastri dell'efficienza" e "pilastri dell'innovazione".
I pilastri di base comprendono: 1) istituzioni; 2) stabilità macroeconomica; 3) infrastrutture; 4) salute; 5) istruzione di base. Si tratta dei fattori trainanti essenziali per ogni tipo di economia.

Man mano che un'economia regionale si sviluppa e accresce la propria competitività, entrano in gioco fattori correlati a una forza lavoro più qualificata e a un mercato del lavoro più efficiente, che rientrano nel gruppo dei pilastri dell'efficienza, che comprendono: 6) istruzione superiore, formazione e apprendimento permanente; 7) efficienza del mercato del lavoro; 8) dimensioni del mercato. Allo stadio più avanzato di sviluppo di un'economia regionale, i fattori di miglioramento rientrano tra i pilastri dell'innovazione: 9) maturità tecnologica; 10) sofisticazione delle imprese; 11) innovazione.

La novità dell'edizione 2016 (viene pubblicato dal 2010 con cadenza triennale) è uno strumento web interattivo che consente un raffronto e un'analisi più dettagliati di ciascuna regione, sia rispetto alle sue omologhe in termini di PIL pro capite sia rispetto a tutte le regioni dell'UE.
Oltre alle mappe interattive, gli utenti possono così individuare più facilmente la posizione in graduatoria della loro regione quanto a innovazione, governance, trasporti, infrastrutture digitali, salute o capitale umano. Lo strumento web è inoltre progettato per aiutare le regioni a individuare i loro punti di forza, le loro debolezze e le priorità di investimento ai fini della definizione delle loro strategie di sviluppo.

"L'Indice di Competitività Regionale è uno strumento prezioso per il miglioramento della regolamentazione e consolida l'impegno della Commissione a sostenere le riforme strutturali e a stimolare la capacità di innovazione delle regioni dell'UE attraverso gli investimenti della politica di coesione - ha affermato la Commissaria UE per la Politica regionale Corina Crețu - Ogni regione è unica: per questo offriamo loro assistenza su misura per sostenerle e aiutarle a fare leva sui loro punti di forza e sulle loro risorse peculiari, in particolare tramite le strategie regionali di specializzazione intelligente".

Nel complesso, i risultati del 2016 sono in linea con quelli del 2013 e, ancora una volta, si osserva un modello policentrico con capitali e aree metropolitane forti che si distinguono come principali motori della competitività. In gran parte dell'Europa nord-occidentale sono visibili effetti diffusivi, molto meno evidenti nelle regioni a Est e a Sud. In molti casi si osservano ampie variazioni a livello nazionale, imputabili al fatto che la regione della capitale vanta prestazioni di gran lunga superiori rispetto alle altre regioni del paese.

In generale, le regioni più innovative si trovano in Germania, Svezia, Finlandia, Danimarca, Olanda , Lussemburgo e Regno Unito. All'ultimo posto c'è la regione "d'oltremare", Guyana francese. Cinque regioni greche, tre rumene e una bulgara completano gli ultimi dieci posti in classifica. Rispetto al 2010, Malta e diverse regioni di Francia, Germania, Svezia, Portogallo e Regno Unito hanno ottenuto un risultato migliore, mentre Cipro e alcune regioni di Grecia, Irlanda e Olanda hanno registrato risultati in peggioramento. Nelle regioni orientali dell'UE la competitività è in larga misura rimasta stabile.

Nessuna delle Regioni italiane, da quanto è possibile riscontrare nell'Indice, registra un valore positivo. Il nostro Paese complessivamente si piazza nella parte bassa della classifica, insieme a Grecia, Malta, Cipro e gran parte dei Paesi dell'Est.
La Lombardia, come in passato, continua a essere la migliore regione italiana per competitività, ma come molte altre ha registrato nel corso degli ultimi anni un deterioramento, come la Provincia autonoma di Trento che si piazza 153esima (era 145esima), il Lazio 156esimo (era 143esimo) l'Emilia-Romagna 157esima (era 141esima), il Friuli Venezia Giulia 162esima (era 157esima), il Piemonte 163esimo (era 152esimo), la Liguria 167esima (146esima), la Toscana 172esima (era 160esima), l'Umbria 175esima (era 167esima), le Marche 180esime (erano 177esime), l'Abruzzo 198esimo (era 187esimo), la Campania 228esima (era 217esima), la Puglia 233esima (era 232esima), Calabria 235esima (era 233esima), la Sicilia 237esima (era al 235esima). Le eccezioni sono la Provincia autonoma di Bolzano 160esima (era 173esima) la Valle d'Aosta 177esima (178esima), il Molise 209esimo (era 201esimo), la Basilicata 226esima (era 227esima).