Quando si è in un buco, bisogna smettere di scavare!

Quando si è in un buco, bisogna smettere di scavare!

Un nuovo Rapporto di Natural Resources Defense Council, Oil Change International e WWF, rilasciato il 2 giugno in vista del G7 in Germania, evidenzia che nonostante i Governi dei Paesi ricchi dichiarino di impegnarsi a ridurre le emissioni di gas serra, negli ultimi 8 anni hanno incanalato, assieme alle Banche di Sviluppo Multilaterali, più di 73 miliardi di dollari di denaro pubblico in progetti per l’utilizzo del carbone.

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In vista dell’Annuale Riunione a Livello Ministeriale del Consiglio dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo - OCSE (Parigi, 3-4 giugno 2015), che ha per tema “Sbloccare gli investimenti per la crescita sostenibile e l’occupazione”, e quella dei Capi di Stato e di Governo del G7 (Castello di Elmau - Alpi Bavaresi, 7-8 giugno), per lo svolgimento del quale l’Austria ha sospeso il trattato di Schengen, è stato rilasciato il Rapporto Under the Rug. How Governments and International Institutions Are Hiding Billions in Support to the Coal Industry” (Sotto il tappeto. Come i Governi e le Istituzioni Internazionali nascondono i miliardi a sostegno dell’industria del carbone), redatto congiuntamente da National Resources Defense Council (NRDC), il più importante gruppo ambientalista statunitense, Oil Change International, organismo di ricerca e comunicazione sui costi veri dell’uso dei combustibili fossili e per una transizione energetica pulita, e WWF.

Nell’ultimo decennio, da quando ha cominciato a manifestarsi in maniera inequivocabile il ruolo delle emissioni di gas serra nei cambiamenti climatici in atto, le nazioni di tutto il mondo, ma in particolare quelle del G20 e G7, hanno annunciato di impegnarsi per limitare l’aumento della temperatura globale entro i 2 °C alla fine del secolo, tramite azioni di contrasto, tra cui la fine delle sovvenzioni ai combustibili fossili.

Nonostante le dichiarate intenzioni, dal Rapporto emerge che tuttora miliardi di dollari pubblici ogni anno continuano a supportare le fonti fossili, anche il carbone, sia sotto forma di sostegno all’esportazione sia come aiuto allo sviluppo di progetti per prospezione e sfruttamento.
Molti Governi dei Paesi sviluppati che sostengono di approntare azioni ambiziose per il clima, stanno contemporaneamente finanziando lo sfruttamento del carbone all’estero - ha dichiarato Samantha Smith, a Capo dell’Iniziativa Global Climate and Energy del WWF - Non possono fare le due cose ed essere credibili. È giunto il momento per le nazioni ricche di investire i loro soldi per adeguate soluzioni, come le energie rinnovabili, piuttosto che utilizzare il denaro dei contribuenti per alimentare i cambiamenti climatici”.

Secondo il Rapporto, tra il 2007 e il 2014 i finanziamenti pubblici per il carbone, pari a 73 miliardi di dollari (oltre 9 miliardi l’anno) sono stati responsabili di tanto inquinamento quanto ne ha prodotto l’Italia che si pone al 20° posto tra i Paesi emettitori di gas serra, quasi mezzo miliardo di tonnellate annue di CO2 equivalente.

Nello stesso periodo, il Giappone è risultato il Paese che ha elargito la maggior quantità di finanziamenti al carbone, con oltre 20 miliardi di dollari. Seguono tra i Paesi OCSE, la cui Agenzia Export Credit supporta quasi la metà dei finanziamenti globali per il carbone, Corea del Sud e Germania. Il resto dei finanziamenti pubblici al carbone derivano da Cina e Russia (23%) e dalle Banche di Sviluppo Multilaterali (Multilateral Development Banks), denominazione collettiva con cui vengono denominate le banche, intese come gruppo (cioè comprensive delle organizzazioni finanziarie collegate), per l’aiuto allo sviluppo e per il sostegno finanziario a condizioni di mercato o di agevolazione ai Paesi con medio e minimo livello di reddito.
Quando ci si trova in un buco, bisogna smettere di scavare - ha sottolineato Jake Schmidt, Direttore del Programma Internazionale di NRDC - È per questo che i Paesi e le istituzioni multilaterali dovrebbero interrompere immediatamente l'utilizzo di fondi pubblici per sovvenzionare le centrali elettriche a carbone, le miniere di carbone e le infrastrutture in grado di supportarne l'uso che concorre ai cambiamenti climatici. Questi progetti di finanziamenti pubblici per l’energia sporca stanno mandando il mondo nella direzione esattamente opposta rispetto a quella che sarebbe necessaria per risolvere la crescente crisi climatica e proteggere le generazioni future”.

Confutando la tesi che il finanziamento all’estero per il carbone è necessario per combattere la povertà energetica nei Paesi poveri, il Rapporto mette in risalto che nessun finanziamento per il carbone è andato ai Paesi più poveri, dove l’esigenza di un migliore accesso all’energia è fondamentale, mentre ben un quarto si è indirizzato verso i Paesi ad alto reddito, dove non sussiste alcuna preoccupazione di povertà energetica.

La Commissione UE che guiderà le trattative con l’OCSE e che rappresenta la metà dei Paesi facenti parte dell’Organizzazione, non sarebbe in grado di assumere una posizione ufficiale in merito ai finanziamenti all’estero per il carbone, dal momento che i suoi Stati membri sono divisi sull’argomento, con alcuni disposti a porre fine al sostegno per gli impianti a carbone, altri ancora riluttanti.
È giunto il momento per i Paesi europei, la Commissione e l'Unione europea nel suo insieme di porre fine al rinvio e di dar prova di leadership - ha osservato Sébastien Godinot, Economista presso l'Ufficio Politiche Europee del WWF - Gli impegni climatici e il coinvolgimento nell’eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili dovrebbero indurre immediatamente l'UE a chiedere all'OCSE di porre fine all'esportazione dei crediti per il carbone".
 

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