Uno Studio del CNR condotto dal 1985 ad oggi su un campione di soggetti residenti nel comune di Pisa evidenzia come il tasso di incidenza delle malattie respiratorie nel periodo preso in esame è più che raddoppiato e i rischi sono maggiori per chi vive in città rispetto ai residenti nelle aree suburbane.
Mentre si prendono subito misure restrittive che incidono sulla vita quotidiana delle persone, al contempo si rinvia al 1° gennaio 2017 il termine entro il quale (in origine era il 2008) le grandi centrali rispettino i limiti alle emissioni.

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Sul numero di gennaio 2016 di “Respiratory Medicine” rivista peer reviewed di pneumologia è stato pubblicato “Respiratory symptoms/diseases prevalence is still increasing: a 25-yr population study”, studio condotto dall’Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, in collaborazione con l’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (Ibim-Cnr) di Palermo e le Università di Pisa e Verona, che evidenzia come dal 1985 ad oggi la prevalenza di malattie e sintomi respiratori sia tuttora in aumento in un campione di soggetti residenti nel comune di Pisa.

I tassi di prevalenza di alcuni disturbi polmonari sono più che raddoppiati negli ultimi 25 anni - spiega Sara Maio dell’Ifc-Cnr di Pisa e principale autore dello studio - In particolare, gli attacchi d’asma sono passati dal 3.4% al 7.2%, per la rinite allergica si è saliti dal 16.2% al 37.4%, l’espettorato ha superato il 19% rispetto all’8.7% del 1985 e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ostruzione delle vie respiratorie non completamente reversibile, ha raggiunto il 6.8% contro il 2.1% iniziale. Questi elementi confermano analoghi studi condotti a livello nazionale e in altri Paesi come la Svezia”.

Il dato emerge da un campione di gruppi familiari scelto casualmente e poi estesa, con il passare degli anni, ai nuovi membri delle famiglie.
Lo studio è stato articolato su tre periodi: dal 1985 al 1988, dal 1991 al 1993 e dal 2009 al 2011 - specifica la ricercatrice - Per ogni fase è stato chiesto ai volontari di rispondere a un questionario, indicando a quali fattori di rischio fossero esposti e a quali disturbi fossero soggetti. Come già mostrato da ricerche precedenti, l’abitudine al fumo e l’esposizione lavorativa restano fra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di affezioni respiratorie. Ad esempio, chi fuma anche meno di 7 pacchetti di sigarette all’anno rischia di soffrire in più rispetto ai non fumatori, dell’85% per quanto riguarda la tosse e dell’80% per l’espettorato”.

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Andamento del tasso di sintomi/malattie di tipo respiratorio e di ostruzione  delle vie respiratorie (fonte: S. Maio et al./Respiratory Medicine 110 (2016) 58-65)

Il “fattore urbano” rimane un elemento importante, sia per le allergopatie sia per le malattie croniche ostruttive: “In particolare, i risultati hanno mostrato nei soggetti residenti in area cittadina, rispetto a quelli che risiedono in zone suburbane, un rischio maggiore del 19% di rinite allergica, del 14% di tosse, del 30% di espettorato e del 54% di Bpco - conclude Giovanni Viegi, Direttore f.f. dell’Ibim-Cnr di Palermo - L’incremento dell’impatto delle malattie respiratorie sulla popolazione indicato dai risultati suggerisce di prestare ancora maggior attenzione agli sviluppi e alle cause di disturbi così comuni, di pianificare indagini epidemiologiche longitudinali e ampliare le conoscenze sui fattori (allergeni inquinanti atmosferici…) potenzialmente associati a tale aumento”.

Il 30 dicembre 2015, c’è stata la firma del Protocollo d’intesa  tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regioni e ANCI, per affrontare l’ “emergenza smog”, al fine di “definire e attuare misure omogenee su scala di bacino per il miglioramento e la tutela della qualità dell’aria e la riduzione delle emissioni”.
 
Peccato che lo stesso giorno, sulla G.U. n. 302 veniva pubblicato il Decreto Legge n. 201 del 30 dicembre 2015 recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, il cosiddetto “Milleproroghe” in cui al comma 2 dell’Art. 8 “Proroga di termini in materia di competenza del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare”, si stabilisca che il termine del 1° gennaio 2016, previsto dall’art. 273 del D.Lgs. n. 152/2006 (il cosiddetto “Testo Unico Ambientale”) per l’adeguamento ai limiti di emissione da parte dei grandi impianti di combustione (quelli con potenza non inferiore a 50 MWth) slitta al 1° gennaio 2017… per i gestori che abbiano presentato entro il 31 dicembre 2015 l’istanza di deroga… rispettando anche le condizioni aggiuntive indicate nelle istanze.

Forse è il caso di rammentare che il TUA aveva già concesso ai grandi impianti di combustione anteriori al 2006 di non rispettare i valori limite di emissione previsti fino al 2008, termine che poi tra deroghe, proroghe e prescrizioni aggiuntive è arrivato ora al 2017, ma gli impianti sono sempre quelli e… anche a carbone.
Da un lato si dà l’immagine mediatica di voler affrontare drasticamente il problema dell’inquinamento atmosferico con misure “immediate” e “cogenti” che incidono sulla vita quotidiana delle persone, dall’altro si concede di continuare ad inquinare oltre i limiti prefissati ai cosiddetti “poteri forti”.

E i cittadini continueranno ad ammalarsi per effetto dell’aria inquinata e dell’ipocrisia!