Quando il bollettino meteorologico annunciava “… nebbie estese in Val Padana”

Quando il bollettino meteorologico annunciava “… nebbie estese in Val Padana”

Per effetto dei cambiamenti climatici, secondo uno Studio compiuto dall’ISAC-CNR, la nebbia nella regione è diminuita del 47% e con la riduzione del fenomeno si sono abbassate notevolmente le concentrazioni di alcuni inquinanti.
Permangono tuttavia i rischi connessi ad una elevata presenza di particolato carbonioso (black carbon), inquinante dannoso sia per l’ambiente che per la salute, le cui concentrazioni in inverno sono 3-4 volte superiori a quelle estive.

nebbia val padana


Il 30 ottobre 2014, l’astronauta Alexander Gerst dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha twittato delle immagini satellitari della Pianura Padana (una è quella che vedete) su cui si estendeva una specie di sostanza bluastra, chiedendosi se si trattasse di smog o fog.
Con smog, si indica un aerosol di origine industriale che si manifesta in forme simili a nebbia e foschia nei bassi strati dell’atmosfera, in condizioni di assenza di vento e di inversioni termiche a basse quote, contenente particelle inquinanti, che dalle immagini satellitari si presenta di color grigiastro; mentre con fog si intendono le nuvole basse composte da goccioline d’acqua in sospensione e solitamente appare bianco nelle immagini satellitari.

Il NASA Earth Observatory ha girato la domanda allo scienziato dell’atmosfera presso la Washington University, Rudolf Husar che ha alle spalle più di 40 anni di ricerca sull’inquinamento atmosferico.
È più corretto, probabilmente, dire che si tratti di una combinazione di entrambi - ha dichiarato Husar - La spessa nebbia sulla valle del fiume Po durante la stagione fredda nasce dagli effetti combinati di inquinamento artificiale dell'aria e di naturale nebbia. In questo caso, la foschia bluastra è probabilmente costituita da residui solidi o liquidi che vengono rilasciati quando le gocce di nebbia sono evaporate. Così quel che gli astronauti hanno visto come foschia bluastra durante il giorno, di notte o di mattina presto sarebbe apparsa una nebbia bianca”.

La Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa; l’orografia del territorio favorisce, durante la stagione invernale, la stagnazione dell’aria intrappolando gli inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera.
Con la nebbia, l’alta concentrazione di microscopiche goccioline di acqua riduce sensibilmente la visibilità, con pesanti ricadute su traffico e viabilità.
Le stesse goccioline agiscono, inoltre, come veri e propri assorbitori e concentratori degli inquinanti presenti nell’aria, che in tal modo sono più facilmente trasportati nell’atmosfera, depositati sulla vegetazione e inalati nelle nostre vie respiratorie - ha spiegato Sandro Fuzzi, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC-CNR) di Bologna e responsabile della ricerca condotta assieme ad altri suoi colleghi dell’ISAC-CNR, i cui primi risultati sono stati pubblicati (“Fog occurence and chemical composition in the Po valley over the last twenty years”), sul numero di dicembre 2014 della Rivista Internazionale Atmospheric Environment.

Lo studio unico nel suo genere, durato più di 20 anni presso la base sperimentale di San Pietro Capofiume nel comune di Molinella (BO), dà alcune risposte sull’andamento della frequenza degli episodi di nebbia in Val Padana e, soprattutto, sul contenuto degli inquinanti della stessa nebbia.
Lo studio ha messo in evidenza che dai primi anni ’90 ad oggi, sono diminuiti di circa il 47% gli episodi di nebbia e si sono abbassate le concentrazioni di inquinanti in essa contenuti, con una riduzione di 10 volte l’acidità che oggi è prossima alla neutralità.
Secondo i ricercatori tale diminuzione va di pari passo con l’aumento della temperatura dovuto al riscaldamento climatico.
La notizia buona - ha aggiunto Fuzzi - è che negli ultimi decenni anche la concentrazione di inquinanti nelle goccioline di nebbia si è parallelamente ridotta, di circa l’80%, riflettendo una riduzione delle emissioni dei principali inquinanti: anidride solforosa, ossidi di azoto, ammoniaca, rispettivamente del 90%, 44% e 31%, e, soprattutto, sono diminuite le emissioni acidificanti portando l’acidità della nebbia in condizioni prossime alla neutralità”.

Addio alle nebbie acide in Val Padana, quindi, a beneficio della vegetazione e dei beni artistici esposti alle intemperie?
Sembrerebbe di sì - ha osservato Fuzzi - Tuttavia, persiste la presenza di componenti dannosi per la salute dell’uomo, in particolare per la presenza di un’elevata concentrazione di particelle carboniose”.
Nelle goccioline d’acqua i ricercatori hanno infatti rilevato un contenuto medio di 1 mg per litro di particolato carbonioso, originato da processi di combustione.
Nell’aria che respiriamo tutti i giorni è presente una sottile polvere nera, chiamata carbonio elementare (più noto con il termine inglese black carbon), inquinante dannoso sia per l’ambiente che per la salute, che assieme al carbonio organico costituisce la frazione carboniosa del particolato atmosferico, una componente importante di quest’ultimo, fino al 40% della massa.
In atmosfera il carbonio elementare e il carbonio organico si trovano sempre associati, poiché originati dalle stesse sorgenti: la combustione incompleta di una qualsiasi sostanza organica, sia combustibili fossili, sia biomasse (legna e residui agricoli), per autotrazione, riscaldamento e produzione di energia - ha sottolineato Fuzzi - In inverno le concentrazioni di carbonio organico ed elementare nella Pianura Padana sono tre-quattro volte maggiori rispetto a quelle estive a causa dell’intensità di alcune sorgenti quali il riscaldamento domestico durante la stagione fredda e delle frequenti condizioni di stabilità atmosferica, con scarso ricambio delle masse d'aria, che favoriscono l’accumulo degli inquinanti”.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha da tempo dato l’allarme sui possibili effetti di questi composti che potrebbero essere responsabili delle affezioni respiratorie e cardiovascolari e, in alcuni casi, di insorgenza di tumori.
Anche la Commissione UE, pur non indicando un massimale, ha previsto che “nell’attuazione delle riduzioni per il PM2,5, verrà prestata particolare attenzione alla riduzione del particolato carbonioso (black carbon) l'altro grande forzante climatico a vita breve”.
Così sta scritto nella Comunicazione 2013/918 Un programma “Aria pulita" per l'Europa, che la nuova Commissione Juncker si appresterebbe ad ammorbidire, su pressione delle lobby industriali europee.

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