Uno Studio mette in risalto il ruolo umano avuto anche nel passato per le emissioni di CO2

gengis khan

 

Sono sempre più numerose le ricerche scientifiche che cercano di ricostruire il clima delle ere geologiche e delle epoche storiche al fine di individuare le relazioni tra le vicende climatiche e quello umane, non tanto per stabilire deterministicamente un improbabile rapporto di causa-effetto, quanto per pianificare il futuro, valutando le azioni di mitigazione da intraprendere per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici che ci attendono.
Sui numeri precedenti di Regioni&Ambiente abbiamo dato conto del peso avuto da lunghi periodi di siccità nel provocare il collasso dell’Impero Romano nei primi secoli d. C. e di quello Khmer nel medioevo (cfr: “L’instabilità climatica determinante nel crollo dell’Impero Romano”, in Regioni&Ambiente, n. 1-2 gennaio-febbraio 2011, pagg. 8-10 e “Prolungate siccità hanno costretto ad abbandonare Angkor”, n. 8-9 agosto-settembre 2010, pagg. 10-12).

Ora, uno studio pubblicato sul primo numero del 2011 di “The Holocene”, Rivista scientifica che pubblica studi ed analisi ambientali intervenuti sulla Terra negli ultimi 11.500 anni, mette in evidenza che Gengis Khan e le sue orde mongole, sterminando intere popolazioni asiatiche durante le guerre di conquista, hanno avuto un peso nella riduzione delle emissioni di carbonio in atmosfera, perché venne limitata la deforestazione per far posto all’agricoltura che avrebbe dovuto sostenere una popolazione in continua crescita (Julia Pongratz, Ken Caldera, Christian H. Reick and Martin Claussen “Coupled climate-carbon simulations indicate minor global effects of wars and epidemics on atmospheric CO2 between AD 800 and 1850”, The Holocene, January 20, 2011).


“È un’idea sbagliata quella per cui l’impatto umano sul clima sia iniziato con il consumo su larga scala del carbone e del petrolio in epoca industriale - ha osservato Julia Pongratz del Dipartimento di Ecologia Globale dell’Istituto Carnegie della Stanford University e principale redattrice dello Studio - In realtà, l’uomo ha cominciato a influenzare l’ambiente migliaia di anni fa, quando ha cominciato ad abbattere le foreste per far posto all’agricoltura”.

Le foreste rilasciano CO2 in atmosfera quando gli alberi e l’altra vegetazione sono bruciati o quando decadono. L’aumento di biossido di carbonio atmosferico dovuto alla deforestazione è individuabile nelle carote di ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartide, prima dell’era dei combustibili fossili.
Ma la storia umana ha avuto i suoi alti e bassi. In occasione di eventi ad alta mortalità, come guerre e pestilenze, grandi aree di terreni coltivati e pascoli sono stati abbandonati e foreste sono ricresciute, assorbendo l’anidride carbonica dall’atmosfera.
Pongratz, coadiuvata dal collega Ken Caldera e dagli altri scienziati dell’Istituto per la Meteorologia “Max Planck” in Germania, ha deciso di verificare quanto e in che modo questi eventi abbiano potuto influenzare i livelli di biossido di carbonio. Così, ha compilato una dettagliata ricostruzione della copertura globale forestale del suolo nel periodo di tempo che va dall’ 800 d.C. fino ad oggi, utilizzando un modello globale del ciclo climatico del carbonio per tracciare l’impatto dei cambiamenti d’uso dei suoli sul clima globale. Pongratz era particolarmente interessata a quattro grandi eventi a seguito dei quali sono state spopolate grandi regioni:
- le invasioni mongole in Asia (1200-1380);
- la peste nera in Europa (1347-1400);
- la conquista delle Americhe (1519-1700);
- la caduta della dinastia Ming in Cina (1600-1650).
“Abbiamo scoperto che durante gli eventi di breve durata, co-me la Morte Nera e il crollo della dinastia Ming, la ricrescita delle foreste non è stata sufficiente a compensare le emissioni derivanti da materiale in decomposizione sul suolo - ha di-chiarato Pongratz - Ma durante quelli di più lunga durata, come l’invasione dei Mongoli e la conquista delle Americhe, le foreste avrebbero avuto abbastanza tempo per ri-crescere e assorbire notevoli quantità di carbonio”.
L’impatto globale della ri-forestazione negli eventi di lunga durata è stata attenuata dalla compensazione continua delle foreste in altre parti del mondo. Ma nel caso delle invasioni mongole, che ha determinato l’impatto più forte tra i quattro eventi studiati, la ricrescita sulle terre spopolate ha determinato l’assorbimento dall’atmosfera di quasi 700 milioni di tonnellate di carbonio, equivalente all’annuale domanda mondiale di benzina.
Pongratz ha anche sottolineato l’importanza dello studio per le questioni climatiche attuali: “Oggi circa un quarto della produzione primaria netta sulla superficie della terra è usata dagli esseri umani, in qualche modo, essenzialmente tramite l’agricoltura. Quindi c’è una grande potenzialità nelle nostre scelte di uso del territorio di alterare il ciclo glo-bale del carbonio. In passato abbiamo avuto un sostanziale impatto sul clima globale e il ciclo del carbonio, ma è stato del tutto involontario. Ora, basandoci sulle conoscenze che abbiamo acquisito dallo studio del passato, siamo in grado di prendere decisioni in merito all’uso del territorio, che diminuiranno il nostro impatto sul clima e nel ciclo del carbonio. Non possiamo non tener conto delle conoscenze che abbiamo acquisito”.