Uno Studio cerca di far luce su un aspetto determinante per la low carbon economy

skills green jobsFavorendo lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di carbonio per una crescita eco-sostenibile, i Governi possono conseguire due obiettivi apparentemente lontani tra loro, ossia adempiere agli obblighi in materia di cambiamenti climatici e ridurre la disoccupazione. Per cogliere le opportunità economiche offerte da questo tipo di economia, la forza lavoro deve disporre delle giuste competenze.
Ma quali sono?

Lo studio “Skills for green jobs: Europe-an synthesis report”, condotto dal Centro europeo per lo Sviluppo della Formazione Professionale (Cede-fob), in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), cerca di fornire delle risposte, partendo dal presupposto che per avere le competenze determinanti per il passaggio a un’economia a bassa emissione di carbonio è indispensabile migliorare le competenze attuali, anziché definire nuovi programmi di studio e di formazione per fornire nuove competenze ecologiche.

Le reazioni alla crisi economica costituiscono una chiara dimostrazione del legame tra lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di carbonio e la creazione di posti di lavoro. Nel periodo 2008-2009 vari Stati membri dell’UE hanno introdotto pacchetti di misure di incentivazione economica che prevedevano investimenti in programmi riguardanti l’efficienza energetica e le fonti energetiche alternative. Il Piano europeo di ripresa economica, avviato nel 2008, contemplava un incentivo fiscale di circa 200 miliardi di euro per affrontare la recessione economica e concentrava gli investimenti sulle infrastrutture e le tecnologie pulite. Gli stessi temi sono stati ripresi nella nuova Strategia dell’Unione europea per una crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro, denominata “Europa 2020”, che pone l’innovazione e una crescita ecosostenibile al centro di un piano di rilancio della competitività.

Dal Rapporto, che esamina le compe-tenze necessarie per sviluppare un’economia a bassa emissione di carbonio in sei Stati membri (Danimarca, Germania, Estonia, Spagna, Francia e Regno Unito), emerge che i confini tra i lavori a bassa emissione di carbonio e quelli che non lo sono stanno diventando sempre più sottili. La percezione del fatto che si tratti di un nuovo lavoro eco-logico o di un lavoro esistente con nuovi elementi varia tra i sei Stati membri. Per esempio, in Estonia quella del certificatore ener-getico può essere considerata una nuova occupazione ecologica, tuttavia in Germania può essere vista come un cambiamento delle competenze di un certificatore, che è una figura professionale ormai consolidata.
BusinessEurope, l’Unione delle Confederazioni europee dell’industria e dei datori di lavoro, nel suo recente studio “Greening the Economy”, sostiene che non esi-ste una chiara definizione dei lavori ecologici e che la distinzione tra settori ecologici e settori più tradizionali è artificiosa. Può essere utile cercare di distinguere le competenze ed i lavori ecologici da quelli che non lo sono.
Dallo studio del Cedefop risulta che molte delle com-petenze necessarie per i lavori a bassa emissione di carbonio si possono trovare nelle occupazioni esistenti. Per lo sviluppo di un’economia a bassa emissione di carbonio, una combinazione equilibrata di competenze generiche (per esempio, autonomia e comunicazione), competenze ecologiche generiche (come la riduzione dei rifiuti e il miglioramento dell’efficienza energetica e delle risorse) e aggiornamento delle competenze professionali esistenti è molto più importante rispetto alla disponibilità di competenze ecologiche più specifiche.

Proprio come nel caso delle competenze in materia di tecnologie dell’informazione, che sono diventate essenziali per molti aspetti della vita lavorativa, tutto lascia supporre che le competenze ecologiche diventeranno altrettanto importanti per quasi tutti i lavori. Tuttavia, lo studio del Cedefop pone anche in evidenza che il livello di aggiornamento professionale necessario per consentire ai lavoratori di passare a un’occupazione in un settore “più ecologico” completamente diverso può essere inferiore a quello previsto. Le competenze presenti nei settori “vecchi” o in declino possono essere preziose per l’economia a bassa emissione di carbonio. Per esempio, i lavoratori con esperienza nel campo della costruzione navale e nel settore del petrolio e del gas sono molto ricercati nell’industria delle turbine eoliche per le loro competenze in materia di saldatura, trattamento di superfici e installazione. Da studi di casi emerge che, se esiste una solida base di competenze generiche, con l’aggiornamento o l’integrazione delle competenze professionali esistenti è possibile eseguire tutta la serie di compiti richiesti da una nuova occupa-zione ecologica (vedi tabella).
Sebbene l’aggiornamento delle competenze appaia più efficace dello sviluppo di nuove competenze ecologiche, alcuni settori richiederanno considerevoli investimenti in competenze, tenuto conto del livello di aggiornamento necessario. Per esempio, l’efficienza energetica e la costruzione di abitazioni a zero emissioni di carbonio dipendono in larga misura dalla normativa nazionale. Le preoccupazioni nutrite riguardo alla capacità dell’industria edile di soddisfare i requisiti in materia di bassa emissione di carbonio con la forza lavoro attualmente disponibile sono basate soprattutto sul numero di la-voratori che hanno bisogno di aggiornare le proprie competenze, anche se le nuove competenze richieste non sono particolarmente complesse.

L’Unione europea presenta tuttavia carenze sistemiche nella sua base di competenze che limitano la produttività e la competitività e riducono la sua capacità di sfruttare le opportunità offerte dalla crescita ecologica. Le carenze di competenze gestionali, tecniche e profes-sionali, molte delle quali sono legate a discipline quali Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica (STEM), preoccupano di più della mancanza di “nuove” competenze ecologiche.
In Europa, si legge nel Rapporto, le discipline STEM sono sempre meno popolari nell’ambito dell’istruzione secondaria e terziaria. A causa delle tendenze demografiche, alcuni Paesi non dispongono di un numero sufficiente di ingegneri per sostituire quelli che giungono al termine della vita lavorativa, con la conseguente mancanza di persone dotate delle competenze necessarie per realizzare importanti progetti infrastrutturali. La carenza di ingegneri è forse il problema principale per il settore ambientale in Germania e la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che negli ultimi anni si è ridotto il numero di laureati e tirocinanti in ingegneria.

In futuro ogni lavoro sarà ecologico, occorre perciò integrare la comprensione dell’impatto ambientale di un’occupazione nei sistemi di istruzione e formazione. L’integrazione dello sviluppo sostenibile e delle questioni ambientali nelle qualifiche esistenti è molto più efficace della creazione di nuovi standard formativi. Ogni nuovo apprendistato dovrebbe comprendere un elemento relativo alla riduzione delle emissioni di carbonio, come avviene attualmente in Australia.
Le strategie di sviluppo delle competenze devono perseguire vari obiettivi.
In primo luogo, devono consentire alle persone di accrescere le proprie competenze esistenti attraverso un tipo di formazione adeguato alle proprie esigenze particolari e reso accessibile con una serie di strumenti e metodi diversi. L’aggiornamento delle competenze deve essere tuttavia accessibile e proficuo. Da una recente indagine condotta nel Regno Unito è emerso che la maggior parte degli elettricisti è disposta a ricevere una formazione in materia di impianti fotovoltaici, tuttavia è riluttante a pagare 2.050 euro per il corso di formazione.
In secondo luogo, si deve suscitare l’interesse degli stu-denti a livello secondario e terziario nei confronti delle STEM e sviluppare le competenze in questi ambiti fondamentali in quanto forniscono la base di competenze di alto livello nel campo della riduzione delle emissioni di carbonio. Attualmente, la Confederation of British Industry del Regno Unito sta valutando la possibilità di offrire un incentivo finanziario di 1.100 euro a ogni studente che si iscrive a un corso di studi per conseguire un titolo nelle STEM.
In terzo luogo, vanno migliorate le competenze generiche di tutta la forza lavoro. In questo senso, per competenze generiche si intendono le competenze richieste in quasi tutte le occupazioni e le competenze ecologiche che devono essere una componente di qualsiasi lavoro.
Infine, deve essere rivolta maggiore attenzione alla formazione dei formatori. Non è disponibile un nu-mero sufficiente di formatori e insegnanti consapevoli delle questioni ambientali e capaci di insegnare nuove tecniche. Le carenze sono particolarmente accentuate nell’agricoltura e nel settore edile.
I sei Stati membri esaminati nello studio del Cedefop sono tutti consapevoli delle possibilità di occupazione derivanti dal passaggio a un’economia a bassa emissione di carbonio, tuttavia nessuno di essi ha integrato lo sviluppo delle competenze nelle strategie e nei programmi ambientali. La Francia è probabilmente il Paese più avanzato al riguardo, con il suo recente Piano di mobilitazione per i lavori ecologici.Le strategie per lo sviluppo delle competenze che affrontano le carenze sistemiche del mercato del lavoro sono in fase di aggiornamento e favoriranno i lavori ecologici.
Alcuni studi di casi danesi pongono in evidenza l’importanza di adottare una prospettiva intersettoriale quando si individuano i fabbisogni di competenze. Se considerano soltanto le strette esigenze settoriali, le imprese possono lasciarsi sfuggire le possibilità di innovazione e di creazione di posti di lavoro nei nuovi mercati dell’energia ecologica.

Le amministrazioni nazionali e regionali sono favorevoli allo sviluppo di fonti di energia alternative (ad esempio, l’energia eolica in Danimarca) e al loro utilizzo per stimolare la creazione di posti di lavoro attraverso politiche coordinate in materia di occupazione, aggiornamento delle competenze e innovazione. Lo studio del Cedefop dimostra che le amministrazioni regionali svolgono un ruolo di primo piano nella formulazione di strategie globali e organizzate per lo sviluppo delle competenze e nella realizzazione di iniziative di successo dei settori pubblico e privato che hanno ottenuto considerevoli risultati e potrebbero essere considerate esempi di migliori pratiche. Le amministrazioni a tutti i livelli devono tuttavia essere consapevoli delle implicazioni dell’abolizione degli incentivi, come dimostrato dal recente tracollo del settore fotovoltaico in Spagna.
Per sfruttare tutte le possibilità di creazione di posti di lavoro dell’economia a basse emissioni di carbonio, i responsabili politici europei devono garantire che il loro sostegno a favore dello sviluppo delle competenze e della formazione sia adeguato all’obiettivo e all’ambizio-ne delle loro strategie di promozione degli investimenti nell’innovazione e nelle infrastrutture ecosostenibili.