Quale Accordo al 2015 per la sfida climatica?

Quale Accordo al 2015 per la sfida climatica?

Se ne è parlato oggi a Bruxelles sulla base della Comunicazione consultiva della Commissione UE che invita le parti interessate a fornire il proprio contributo per la definizione di un equo Accordo entro il 2015, in sostituzione del Protocollo di Kyoto.

Hedegaard

Nel dicembre 2011 alla Conferenza sul Clima di Durban l’UE, sostenuta dai Paesi in via di sviluppo più vulnerabili al global warming, aveva sbloccato la situazione che rischiava di far concludere la Conferenza UNFCCC senza alcun accordo, proponendo quella che è stata ribattezzata “Piattaforma di Durban”.

Si è trattato, in sostanza, della decisione di far proseguire i negoziati alla scadenza del Protocollo di Kyoto per giungere alla definizione di un Accordo globale entro il 2015, operativo a partire dal 2020, sempre secondo la formula del Protocollo come strumento giuridico applicabile a tutte le Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici.

Oggi, 17 aprile 2013, si è appena conclusa a Bruxelles la Conferenza “The 2015 International Climate Agreement: Shaping international climate policy beyond 2020”, per definire, appunto, il contributo dell’UE nei negoziati sul nuovo Accordo internazionale in materia di lotta ai cambiamenti climatici.

Alla Conferenza, introdotta dal Capo delegazione dell’UE ai negoziati sul clima, Artur Runge-Metzger, hanno preso parte come relatori, tra gli altri, il Commissario di Azione per il Clima, Connie Hedegaard e il Ministro dell’Ambiente irlandese Phil Hogan, in rappresentanza della Presidenza UE di turno.

Dopo l’illustrazione con slides delle ultime prove scientifiche sul global warming ad opera del Prof. Hans Joachim Schellnhuber del Potsdam Institute, co-autore del Rapporto “Turn Down the Heat: why a 4 °C warmer world must be avoid”, la discussione si è concentrata essenzialmente sulle questioni sollevate nella Comunicazione che la Commissione UE aveva pubblicato il 26 marzo 2013, con la quale si sollecitava il contributo degli Stati membri, degli Enti e degli Organismi, delle Associazione ed ONG, nonché tutte le parti interessate a partecipare al dibattito su come strutturare al meglio l’accordo internazionale in materia di lotta ai cambiamenti climatici.

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“A Copenhagen i leader mondiali hanno deciso di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C per evitare gli impatti più gravi dei cambiamenti climatici. Si tratta di un’ottima decisione - ha affermato Connie Hedegaard (nella foto di apertura) - Ma visto che, giorno dopo giorno ci stiamo allontanando da questo obiettivo, è chiaro che occorre fare di più. Tutti noi dobbiamo fare di più. Un accordo internazionale ambizioso nell’ambito del quale le principali economie si impegnino ad agire in funzione delle loro capacità attuali e future è indispensabile per vincere questa battaglia. Questo documento costituisce un invito a contribuire a definire la posizione dell’UE e a ottenere il miglior accordo possibile nel 2015”.

La Comunicazione ha un carattere consultivo e sollecita il contributo delle parti interessate, degli Stati membri e delle istituzioni su come strutturare al meglio l’accordo del 2015 che istituirà, appunto, un sistema internazionale per lottare contro i cambiamenti climatici dopo il 2020. Aperta on line fino al 26 giugno 2013, la Consultazione chiede in pratica di rispondere alle domande poste contenute nella Comunicazione stessa:

1. Come può essere definito l’Accordo 2015 per assicurare che i Paesi possano perseguire uno sviluppo economico sostenibile, incoraggiandoli al contempo questi ultimi a fare la loro parte equa e giusta nella riduzione delle emissioni globali di gas a effetto serra affinché le emissioni globali siano indirizzate su un percorso che ci permetta di soddisfare l’obiettivo di + 2 °C entro la fine del secolo? Come possiamo evitare il ripetersi dell’attuale situazione in cui vi è un divario tra gli impegni volontari assunti e le riduzioni necessarie per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di +2 °C?

2. Come può meglio assicurare l’Accordo 2015 il contributo di tutte le principali economie e dei vari settori a ridurre al minimo il potenziale rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio tra le economie altamente competitive?

3. Come può l’Accordo 2015 incoraggiare in maniera effettiva i cambiamenti climatici in tutti i settori delle politiche pertinenti? Come può favorire i processi complementari e le iniziative, comprese quelle svolte da attori non statali?

4. Quali criteri e principi dovrebbe guidare la determinazione per una distribuzione equa degli impegni di mitigazione delle Parti dell’Accordo 2015 lungo una serie di impegni che riflettano situazioni nazionali, che siano ampiamente percepiti come equi e giusti e che tutti insieme siano sufficienti ad evitare carenza di ambizione? Come può l’Accordo del 2015 cogliere opportunità particolari per quanto riguarda settori specifici?

5. Quale dovrebbe essere il ruolo dell’Accordo 2015 nell’affrontare la sfida dell’adattamento e come dovrebbe essere costruito nel corso dei lavori nell’ambito della Convenzione? Come può l’Accordo 2015 incentivare l’integrazione dell’adattamento in tutte le politiche pertinenti?

6. Quale dovrebbe essere il ruolo futuro della Convenzione e, in particolare dell’Accordo 2015 nel decennio fino al 2030 per quanto riguarda il finanziamento, i meccanismi basati sul mercato e la tecnologia? Come si può fare affidamento sull’esperienza acquisita e come possono essere ulteriormente migliorate le strutture di supporto?

7. Come potrebbe l’Accordo 2015 migliorare ulteriormente la trasparenza e la responsabilità dei Paesi a livello internazionale? Fino a che punto un sistema di contabilità dovrà essere standardizzato a livello globale? In che modo dovrebbero essere ritenuti responsabili i Paesi quando non riescono a mantenere i propri impegni?

8. Come potrebbe essere migliorato il processo negoziale sul clima delle Nazioni Unite per conseguire un
miglior supporto ad un inclusivo, ambizioso, efficace ed equo Accordo 2015 e garantirne la sua applicazione?

9. Come può l’UE investire meglio e sostenere i processi e le iniziative al di fuori della Convenzione per aprire la strada a un Accordo 2015 ambizioso ed efficace?


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