"Sempre più fosca" la prospettiva di mantenere l'aumento della temperatura entro i 2°C

"Sempre più fosca" la prospettiva di mantenere l'aumento della temperatura entro i 2°C

La produzione di energia elettrica troppo dipendente dai combustibili fossili

WEO 2010

Di certo, la presentazione il 30 maggio 2011 del “World Energy Outlook 2010”, redatto dall’International Energy Agency (IEA) ha oscurato i dati del Report che l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha diffuso il giorno seguente e con il quale si certificava che nel 2009 nell’UE-27 le emissioni di gas serra erano diminuite del 7,1% rispetto all’anno precedente e del 6,9% nell’UE-15. 

È pur vero che nello stesso Rapporto dell’EEA c’era l’indicazione che dai dati in possesso dell’Agenzia nel corso del 2010 ci sarebbe stato un incremento del 3% delle emissioni, ma sempre ben al di sotto dei livelli pre-recessione, tanto che il Direttore esecutivo Prof.ssa Jacqueline McGlade dichiarava che “Anche se gran parte della diminuzione è dovuta alla recessione, cominciano ad intravedersi i risultati delle numerose politiche proattive sulle energie rinnovabili messe in campo dall’Unione europea e dagli Stati membri. Ci auguriamo che i politici continuino a basarsi su questo successo per tagliare ulteriormente le emissioni”.

Il titolo del Comunicato dell’IEA ha gelato, comunque, ogni ottimismo: “La prospettiva di limitare l’aumento globale della temperatura a 2 °C è sempre più fosca”.
Secondo il Rapporto dell’IEA, che sarà disponibile in autunno, dopo un effettivo calo nel 2009, causato dalla crisi finanziaria globale, le emissioni hanno cominciato a risalire fino al livello record di 30,6 gigatonnellate (Gt): un balzo del 5% rispetto al precedente anno record del 2008, quando i livelli raggiunti erano stati pari a 29,3 Gt. Inoltre, l’IEA ha stimato che l’80% delle emissioni al 2020 è già bloccato, in quanto sarà prodotto da impianti per la produzione energetica che sono in funzione o in costruzione oggi. La maggior parte di questi è costituita da centrali a combustibili fossili che è assai improbabile vengano dimessi prima di iniziare a produrre, ha osservato l’IEA, continuando così ad emettere carbonio, per circa 11,2 Gt, su un totale di 13,7 Gt emesso dal settore elettrico.

“Questo significativo aumento delle emissioni di CO2 e il bloccaggio delle emissioni future a causa di investimenti in infrastrutture rappresentano una grave battuta d’arresto per le nostre speranze di limitare l’aumento globale della temperatura a non più di 2 °C, obiettivo che i leader mondiali hanno concordato durante la Conferenza sui Cambiamenti Climatici di Cancún nel dicembre 2010 - ha affermato Fatih Birol, l’economista capo presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia, che supervisiona l’annuale World Energy Outlook, la pubblicazione più importante dell’Agenzia - Per raggiungere questo obiettivo, la concentrazione a lungo termine di gas serra in atmosfera deve essere limitata a circa 450 parti per milione di CO2 equivalente, solo un aumento del 5% rispetto a circa 430 parti per milione stimate nel 2000”.

Così, il World Energy Outlook 2010 presenta lo ”Scenario 450”, un percorso energetico compatibile con il raggiungimento di questo target, basato sugli obiettivi volontari di riduzione delle emissioni che i vari Paesi hanno deciso di raggiungere entro il 2020. Per cogliere questo obiettivo, le emissioni globali del settore energetico nel 2020 non devono essere superiore a 32 Gt. Questo significa che nel corso dei prossimi dieci anni, le emissioni devono salire meno in totale di quanto non abbiano fatto tra il 2009 e il 2010.

Secondo l’IEA, la sfida per migliorare e mantenere la qualità della vita degli individui in tutti i Paesi, pur limitando le emissioni di CO2, non è mai stata più grande.
“Le nostre stime più recenti sono un altro campanello d’allarme - ha aggiunto Birol - Il mondo è incredibilmente prossimo al livello di emissioni che non dovrebbe essere raggiunto entro il 2020, se si vuol cogliere il target dei 2 °C. Per effetto della riduzione dei margini di manovra al 2020, sarà estremamente difficile riuscire a raggiungere l’obiettivo globale concordato a Cancún, a meno che non siano prese in tempi brevissimi decisioni coraggiose e decisive”.

Un altro fattore che suggerisce che le emissioni continueranno a crescere è la crisi dell’industria nucleare, conseguente ai danni provocati dallo tsunami all’impianto di Fukushima in Giappone e che ha indotto molti Paesi a riconsiderare i loro programmi di costruzione di nuovi reattori o di chiudere quelli in funzione.
“Alla gente può non piacere il nucleare - ha osservato Birol - ma è una delle principali tecnologie per produrre energia elettrica senza anidride carbonica”.
Il vuoto lasciato dal ridimensionamento delle ambizioni nucleari mondiali, secondo l’IEA, è improbabile che possa essere sostituito totalmente da energia rinnovabile, determinando una maggior dipendenza da combustibili fossili.

Poiché il settore elettrico è la fonte “più grande ed in più rapida crescita”, il suo ruolo sarà determinante per il raggiungimento degli obiettivi di contrasto al global warming. Secondo Bo Diczfalusy, Direttore delle Politiche energetiche sostenibili dell’IEA, il passaggio ad una produzione di energia elettrica a basso tenore di carbonio è realizzabile, ma presuppone, ha avvertito, “sfide significative”.
Dai dati forniti dall’IEA risulta che quasi il 70% della produzione di elettricità deriva da combustibili fossili, con il carbone che ne genera il 41% e il gas, il 21%; mentre la quota di energia elettrica da rinnovabili non idroelettriche è in crescita, ma costituisce pur sempre “una piccola fetta della torta”.

In termini di combustibili, il 44% delle emissioni stimate di CO2 nel 2010 proveniva dal carbone, il 36% dal petrolio e il 20% dal gas naturale.
Mentre la IEA stima che il 40% delle emissioni globali del 2010 sia dovuto ai Paesi OCSE, questi hanno rappresentato solo il 25% della crescita delle emissioni rispetto al 2009.
I Paesi non-OCSE, guidati da Cina e India, hanno mostrato un aumento molto più forte delle emissioni, conseguente alla loro crescita economica accelerata. Tuttavia, su base pro capite, i Paesi OCSE hanno mediamente emesso 10 tonnellate, a fronte di 5,8 tonnellate della Cina e 1,5 tonnellate dell’India.

La relazione rileva, inoltre, che le attuali strutture del mercato dell’energia elettrica “non possono essere ottimali per una decarbonizzazione”, e afferma che le politiche che indirizzano al rischio gli investitori “possono risultare necessarie come parte di una risposta al costo minimo”.
“Una questione chiave per i decisori politici sarà se ricorrere a misure mirate che garantiscano un recupero dei costi del capitale investito per un basso tenore di carbonio o introdurre (o modificare) le politiche a livello di mercato come le remunerazioni che coprono tutte le capacità di generazione”, afferma il rapporto.
Comunque, per l’IEA il mettere un prezzo per il carbonio emesso (carbon pricing) costituisce “una pietra angolare” nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, che può incoraggiare il passaggio ad una elettricità a basso tenore di carbonio attraverso la sostituzione dei carburanti (fuel-switching) negli impianti esistenti, mostrando l’economicità dei nuovi impianti e favorendo il pensionamento degli impianti più vecchi ad alte emissioni.

Infine, l’IEA stima che la diffusione dei veicoli elettrici e ibridi plug-in dovrebbe far aumentare la domanda di energia elettrica “ al massimo al 9%”, ma ridurrebbe le emissioni di CO2 di circa 1,6 miliardi di tonnellate. I commenti e le reazioni non si sono fatti attendere. Tra i primi, Sir David King, ex Capo Consigliere Scientifico del Governo britannico, ha affermato con la sua proverbiale ironia che le cifre sulle emissioni hanno dimostrato che il legame tra la crescita del PIL e l’aumento delle emissioni non si è spezzato: “Le uniche persone a sorprendersi di ciò saranno quelle che non sono state in grado di leggere la situazione correttamente”.
A far sentire l’opinione dell’UE è intervenuta Connie Hedegaard, Commissario per il Clima, che ha subito dichiarato che i dati forniti dall’IEA indicano che il mondo è molto più lontano dal raggiungere l’obiettivo di mantenere entro i 2 °C l’aumento della temperatura globale alla fine del secolo, invitando le altre Nazioni a fissare obiettivi vincolanti e sistemi di scambio delle quote di emissione (ETS), come avviene nell’UE.

Come noto, però, i Paesi emergenti affermano che imporre dei limiti alle emissioni comprometterebbe il loro sviluppo, sostenendo, altresì, che solo le economie ricche possono permettersi tecnologie “green” in grado di aumentare la qualità della vita e ridurre le emissioni. A sua volta, Christiana Figueres, Segretario esecutivo dell’UNFCCC, alludendo ai Climate Change Talks di Bonn che avrebbero preso il via la settimana dopo, ha affermato che “Le stime dell’IEA costituiscono un duro avvertimento ai Governi affinché diano un contributo maggiore alle soluzioni globali in relazione ai cambiamenti climatici”. Di certo, a Bonn si rischia di giungere ad un punto morto sulle possibilità di rimanere entro i 2 °C di aumento ed anche il Protocollo di Kyoto in scadenza rischia di non avere un rinnovo, se le Nazioni-chiave non ne favoriranno il prosieguo.

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