La Commissione UE ha adottato una Comunicazione in vista del 1° Summit Umanitario Mondiale in cui si formulano delle Raccomandazioni per la creazione di un partenariato mondiale per rafforzare la solidarietà della collettività mondiale con le vittime di conflitti e catastrofi, utilizzando i principi umanitari come punto di partenza e propugnando miglioramenti concreti del sistema umanitario.
Per mettere fine alla crisi migratoria che perdurerà ancora a lungo, occorre affrontare alla radice i problemi che spingono a fuggire.

world humanitarian summit

Nel momento in cui l'UE si trova ad affrontare il problema enorme di rifugiati e migranti con numeri senza precedenti e che Martin Dempsey, Capo di stato maggiore delle forze armate USA, ha indicato destinato a perdurare "per i prossimi 20 anni", non sfugge che l'Unione non ha avuto una vera politica comune su tali fenomeni ed è ora costretta ad arginarne la portata senza averne adeguata consapevolezza.

"L'Unione europea era stata avvertita da tempo e in più occasioni di quel che sarebbe successo - ha dichiarato il 4 settembre 2015 Ivan Šimonović, Assistente del Segretario generale dell'ONU per i Diritti umani - Non è possibile sperare di risolvere questa crisi solo chiudendo la porta. Quelle persone disperate passeranno attraverso le finestre. Mettere fine alla crisi richiede affrontare alla radice i problemi che spingono a fuggire".

Ora, con l'adozione il 2 settembre 2015 da parte della Commissione UE della Comunicazione "Verso il vertice umanitario mondiale: un partenariato globale per un'azione umanitaria efficace e basata sui principi", le istituzioni dell'Unione sembrano aver compreso la necessità di affrontare "alla radice i problemi che spingono a fuggire", anticipando i tempi per definire una visione strategica per rimodellare le azioni umanitarie, in vista del primo "Vertice Umanitario Internazionale" (WHS), indetto dal Segretario dell'ONU Ban Ki-moon, che avrà luogo a Instanbul (23-24 maggio 2016), proprio per dare risposta all'aumento senza precedenti del numero di persone colpite da conflitti e disastri naturali, fra cui il maggior numero di sfollamenti dalla seconda guerra mondiale a questa parte.

"Il Vertice Umanitario Mondiale si svolge in un momento critico con il numero di persone che soffrono per le conseguenze di conflitti e catastrofi naturali in costante aumento - ha dichiarato Christos Stylianides, Commissario UE per gli Aiuti Umanitari e la Gestione delle Crisi - Le risposte umanitarie future dovranno adeguarsi a realtà del tutto nuove, avendo necessità quindi di una maggiore audacia nel nostro modo di pensare ed agire in merito ai partenariati, in modo che si giunga al Vertice con idee chiare e concrete per aiutare le persone che hanno bisogno di una nostra migliore assistenza".

Gli ultimi 25 anni hanno visto aumentare il numero, la complessità e la gravità delle crisi umanitarie. Nel 2014 più di 400 conflitti di origine politica hanno coinvolto 50 milioni di persone. Più di 40 di questi conflitti hanno comportato scenari di guerra convenzionale o di terrorismo. Molti avevano un'ispirazione ideologica e hanno avuto gravi ripercussioni regionali con effetti a catena sull'accesso agli aiuti umanitari, sulla protezione delle popolazioni colpite e sulla sicurezza degli operatori umanitari. L'indisponibilità da parte di alcuni soggetti a trovare soluzioni politiche protrae le crisi e crea bisogni di assistenza umanitaria destinati a durare anni se non addirittura decenni.

Inoltre, le calamità naturali, alcune delle quali connesse ai cambiamenti climatici e legate a grandi tendenze quali scarsità di risorse idriche, urbanizzazione e pressioni demografiche, incidono sulla vita di 100 milioni di persone ogni anno. Spesso le catastrofi si ripetono prima che le comunità colpite abbiano potuto riprendersi.

Le vulnerabilità sociali ed economiche alimentano le crisi umanitarie. Dal 1990 è aumentata la proporzione di persone in estrema povertà che vivono in Stati fragili, i cui i Governi non possono o non vogliono fornire servizi di base o promuovere l'equità sociale. Ciò significa che oggi oltre 250 milioni di persone sono già vittime o a rischio di crisi umanitarie.
Queste tendenze e la loro interdipendenza sono all'origine di sofferenze umane e di esigenze umanitarie sempre più acute. A metà 2015 quasi 79 milioni di persone in 37 paesi necessitano di assistenza umanitaria, fra cui più di 59 milioni di sfollati.
 

rifugiati


La Comunicazione prende spunto dalle discussioni intervenute durante le riunioni di preparazione del Vertice e raccomanda la creazione di un partenariato mondiale per rafforzare la solidarietà della collettività mondiale con le vittime di conflitti e catastrofi, utilizzando i principi umanitari come punto di partenza e propugnando miglioramenti concreti del sistema umanitario. Le raccomandazioni sono complementari e interconnesse e hanno un'unica finalità: consentire alla comunità umanitaria di lavorare insieme verso l'obiettivo comune di salvare vite umane, prevenire le crisi e le catastrofi e agevolare la ripresa.

Per eventuali approfondimenti, riportiamo di seguito le 7 Raccomandazioni, suddivise in 2 priorità (Assi):

Asse I - Azione umanitaria basata su principi
1. Ribadire i valori umanitari
Il vertice offre un'occasione unica per rinnovare l'impegno comune e confermare la nostra responsabilità collettiva di proteggere vite umane e fornire aiuto umanitario. Occorre che il vertice inviti i diversi soggetti a perseguire questo obiettivo con tutti i mezzi, nei campi della politica, dello sviluppo e dell'aiuto umanitario. L'esito del vertice dovrebbe confermare i principi fondamentali comuni: i valori della dignità, dell'integrità e della solidarietà; i principi umanitari; il rispetto degli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale; l'impegno a mantenere le attività umanitarie distinte dagli interessi politici.

2. Garantire l'accesso all'assistenza
- Gli operatori umanitari dovrebbero dedicarsi con maggiore impegno al dialogo e ad azioni di sensibilizzazione con le parti in conflitto per garantire accesso, protezione e sicurezza. Le comunità locali, in particolare la società civile, dovrebbero essere incoraggiate a svolgere attività di promozione dei valori universali che soggiacciono all'azione umanitaria (e messe in condizione di farlo) presso le parti di un conflitto.
- I governi dovrebbero in primo luogo garantire un ambiente sicuro per l'azione umanitaria. Dovrebbero inoltre disporre di un quadro giuridico e politico adeguato per agevolare l'accesso degli aiuti umanitari: a) per il personale di soccorso: relativamente a privilegi e immunità, visti e condizioni di ingresso, permessi di lavoro, libertà di circolazione; nonché all'autorizzazione di svolgere l'azione umanitaria basata sui principi anche nel contesto delle misure antiterrorismo; b) per il materiale e i beni: relativamente a obblighi e dazi doganali, imposte e trasporti.
- Le organizzazioni esecutive dovrebbero aumentare la loro presenza nelle aree isolate e pericolose per assicurare la prossimità alle popolazioni colpite. Ciò richiede protocolli di sicurezza rigorosi ma flessibili, lo spiegamento di personale qualificato e formato e la cooperazione con gli altri soggetti che hanno accesso alle aree interessate.

3. Mettere la protezione al centro della risposta umanitaria
- La comunità umanitaria dovrebbe integrare sistematicamente la protezione nella risposta umanitaria, tenendo conto delle vulnerabilità e delle capacità di specifici gruppi di popolazione in determinati contesti e delle minacce cui sono soggetti. Le organizzazioni esecutive, attraverso pertinenti meccanismi di coordinamento quali le squadre o i gruppi umanitari per paese, dovrebbero sviluppare strategie di protezione di ampia portata comprendenti l'analisi, la programmazione e il monitoraggio e dovrebbero disporre di apposito personale addetto alla protezione.
- Occorre rafforzare la cooperazione tra la collettività umanitaria e quella dei diritti umani, entrambe interessate dalla problematica della protezione. Tuttavia, è opportuno che il personale umanitario rimanga esente da obblighi di segnalazione che possano comprometterne la neutralità, l'imparzialità e l'indipendenza o rischino di limitarne l'accesso alle zone interessate.

Asse II - Un partenariato globale per un'azione umanitaria efficace
4. Il consenso per migliorare l'efficacia dell'azione umanitaria
- La comunità umanitaria dovrebbe elaborare un ampio quadro operativo per l'efficacia dell'azione umanitaria, onde facilitare l'intero ciclo di risposta. Tutti i soggetti coinvolti nella risposta umanitaria dovrebbero inserirsi in tale quadro e utilizzarlo.
- I donatori dovrebbero richiedere alle organizzazioni esecutive di coordinare le valutazioni dei bisogni, tenendo conto del contesto e delle capacità, utilizzando dati disaggregati e marcatori di qualità. Si avvarrebbero poi di tali valutazioni per decidere come assegnare i finanziamenti. Dovrebbero inoltre impegnarsi a semplificare i meccanismi contrattuali e di rendicontazione, sempre nel rispetto degli obblighi di legge e rendendo conto delle proprie scelte ai soggetti verso cui sono responsabili. Le organizzazioni esecutive dovrebbero riferire sulle attività svolte in termini di qualità e di risulta.
- I donatori dovrebbero impegnarsi a includere sistematicamente nei programmi finanziati l'assunzione di responsabilità nei confronti delle popolazioni colpite. Le organizzazioni esecutive dovrebbero creare norme per venire in aiuto alle popolazioni colpite lungo tutto il ciclo di risposta, anche mediante approcci pragmatici nei confronti di gruppi specifici, istituendo meccanismi opportuni.
- Le Nazioni Unite e le altre organizzazioni rappresentate in seno al Comitato permanente inter-agenzie (IASC) dovrebbero dimostrare la piena attuazione dell'Agenda di trasformazione e, successivamente, la sua applicazione sistematica. I donatori dovrebbero monitorare e incentivare tale attuazione e valutare in quali settori sarebbe opportuno procedere a un riesame dei metodi di lavoro o dell'assetto generale dell'aiuto umanitario internazionale per migliorarne l'efficacia.

5. Sussidiarità e solidarietà
- Le strutture internazionali e nazionali volte a facilitare il coordinamento dovrebbero includere tutti i soggetti coinvolti in ciascuna risposta specifica. A tal fine si potrebbe, ad esempio, aprire l'accesso alle squadre e ai gruppi IASC per paese. Nell'impossibilità di cooperare nell'ambito dei meccanismi di coordinamento esistenti, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) dovrebbe promuovere altri metodi per garantire l'interoperabilità dei sistemi.
- La risposta umanitaria dovrebbe fondarsi in primo luogo sui principi di sussidiarietà e di solidarietà. Occorre istituire valutazioni del rischio o analisi della fragilità in tutti i paesi. È opportuno disporre di una visione d'insieme delle capacità di preparazione e di risposta dei pertinenti soggetti a livello locale, nazionale, regionale e internazionale. A livello internazionale, tale mappatura dei soggetti partecipanti potrebbe essere facilitata dall'OCHA.
- La comunità umanitaria dovrebbe elaborare orientamenti sugli scenari specifici per ogni contesto, che chiariscano i ruoli degli operatori umanitari e stabiliscano soglie per far scattare la procedura di assistenza internazionale. Ciò dovrebbe essere accompagnato da un meccanismo per disciplinare l'applicazione sistematica di questi diversi approcci. L'OCHA potrebbe agevolare tale processo, in cooperazione con i pertinenti partner.
-I governi e i donatori dovrebbero sostenere lo sviluppo delle capacità di intervento a livello locale e considerare la possibilità di offrire un sostegno, se opportuno, nella fase di intervento.
- È opportuno sostenere le organizzazioni regionali nella creazione di una rete per la condivisione delle esperienze e lo svolgimento di esercizi di formazione. Occorre incoraggiare le organizzazioni regionali a includere disposizioni in materia di solidarietà nelle loro missioni, per fornire assistenza ai membri colpiti da una calamità naturale o provocata dall'uomo.

6. Efficiente e sufficiente finanziamento
- Le organizzazioni esecutive, sotto la guida dell'IASC, dovrebbero riformare il sistema di raccolta di fondi per garantire che rispecchi un quadro completo dei bisogni e delle necessità di finanziamento - ciò potrebbe avvenire mediante uno strumento di localizzazione nel contesto del quadro operativo sopra proposto. Idealmente, le singole organizzazioni esecutive dovrebbero integrarsi in tale sistema ed evitare iniziative individuali di reperimento di fondi nelle situazioni di emergenza umanitaria. Dovrebbero invece coordinare i loro sforzi per evitare di farsi concorrenza a scapito dell'efficienza. Al tempo stesso, le iniziative di raccolta di fondi dovrebbero agevolare la fornitura di aiuti di qualità. Le comunicazioni sull'attività di raccolta di fondi dovrebbero comprendere dati sia sui bisogni soddisfatti sia su quelli non soddisfatti.
- I donatori dovrebbero coordinare sistematicamente i loro sforzi e valutare le prassi delle organizzazioni esecutive per individuarne il valore aggiunto e potenziali efficientamenti dei costi, sulla base di standard umanitari comuni.
-I donatori e le organizzazioni esecutive dovrebbero aumentare la proporzione di beneficiari di assistenza in denaro, tenendo conto del contesto specifico. Al riguardo, si potrebbe definire una meta.
- Il sistema delle Nazioni Unite e la comunità tradizionale dei donatori dovrebbero intensificare il dialogo con i donatori non appartenenti al DAC, i paesi a reddito medio, le organizzazioni regionali, il settore privato, gli enti di beneficenza e le fondazioni, in merito al finanziamento dell'azione umanitaria. Ciò potrebbe avvenire mediante riunioni periodiche, formali o informali, sotto l'egida del gruppo di sostegno dei donatori dell'OCHA o dell'iniziativa "Buon donatore umanitario".
- Il settore privato dovrebbe beneficiare di incentivi per contribuire all'assistenza umanitaria, per esempio ponendosi obiettivi in materia di responsabilità sociale delle imprese.

7. Partenariato con gli operatori dello sviluppo
- È necessario un nuovo modello di cooperazione fra i settori umanitario e dello sviluppo. Tale modello dovrebbe comprendere un'analisi congiunta dei rischi con un'impostazione multirischio e, se del caso, una programmazione e un finanziamento pluriennali, nonché strategie di sganciamento per gli operatori umanitari. Dovrebbe altresì affrontare questioni come la preparazione e la situazione di rifugiati e sfollati, in particolare in situazioni prolungate.
- I donatori dovrebbero cercare di promuovere un finanziamento pluriennale più prevedibile mediante fondi umanitari e per lo sviluppo coordinati, specialmente per le crisi prolungate.
- I donatori, inoltre, dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di modificare i programmi di sviluppo in caso di crisi per consentire la ridistribuzione delle risorse a favore della risposta alle crisi, rendendo possibile un approccio più flessibile.