Dai riconoscimenti al Documentario realizzato dal CNR alla proposta legislativa di divieto per l'uso di microplastiche nei cosmetici, la presenza negli ecosistemi acquatici delle particelle di plastiche frammentate o di microplastiche sta diventando un problema emergente sia a livello scientifico che di comunicazione.

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Parteciperà alla 3a edizione del "Life after oil International film festival" in svolgimento al Porto Vecchio di Stintino (SS, 4 - 7 agosto) e al "Clorofilla film festival" in programma a Porto Cesareo (LE) dal 5 al 15 agosto, "Marine Rubbish", il documentario del CNR che illustra i danni dell'inquinamento da plastiche nelle acque del Mediterraneo, (clicca qui per vedere il documentario), già selezionato a maggio nell'ambito della 19a edizione di CinemAmbiente - Environmental Film Festival di Torino.
Questi riconoscimenti testimoniano la crescente sensibilità e interesse per i problemi legati alla presenza di plastica e altri materiali antropogenici in mare, questioni che interessano il Mediterraneo come altre acque del Pianeta.

Il documentario, prodotto dalla Web tv del CNR, è stato ideato da Silvia Merlino dell'ISMAR-CNR (Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche) e da Mascha Stroobant del Distretto Ligure per le Tecnologie Marine (DLTM), per la regia di Cecilia Cinelli e il montaggio di Sara Bonatti e Saul Carassale. Le riprese hanno interessato la zona del Santuario dei cetacei, compresa fra Toscana, Liguria e Francia, grazie alla partecipazione dei parchi nazionali dell'Arcipelago Toscano e delle Cinque Terre e di quelli regionali di Migliarino-Massaciuccoli-San Rossore e di Portovenere e Isola Palmaria

Con 'Marine Rubbish' abbiamo voluto richiamare l'attenzione sulle coste più vicine a noi, con l'obiettivo di far capire che il problema affrontato è globale e coinvolge i mari e le coste di tutto il mondo - ha sottolineato Silvia Merlino sul mensile di luglio del CNR "Almanacco della Scienza" - Solo nel Mediterraneo, i dati emersi da varie campagne oceanografiche ci hanno portato a stimare la presenza media di 25 rifiuti galleggianti per chilometro quadrato, con punte che arrivano a 160: rapportata a tutta l'area, la stima delle macroplastiche (rifiuti antropogenici di dimensioni superiori a 2 cm) in mare è di oltre 60 milioni di oggetti".

Vedere pesci e altri animali intrappolati in sacchetti o reti e carcasse di uccelli marini che rivelano ampie quantità di plastica al loro interno può risultare scioccante, ma anche le microplastiche rappresentano un enorme problema - ha preseguito la ricercatrice - Le analisi dei campioni effettuate dai ricercatori ISMARr hanno evidenziato la presenza di almeno un frammento per m2, il che porta a stimare che vi siano in media oltre un milione di microplastiche per Km2: queste ultime sono particolarmente pericolose perché vengono facilmente scambiate per plancton o cibo dai pesci, con inevitabili ripercussioni sulla catena alimentare di tutto l'ecosistema marino”.

Il documentario evidenzia le azioni di ricerca messe in atto dal Cnr e da istituti universitari, attività che vanno dal monitoraggio dei rifiuti, che permangono sulle spiagge e vengono sottoposti a degradazione e frammentazione, alle tecniche radar che in futuro potrebbero essere utilizzate per l'osservazione del flusso di rifiuti immessi in mare, fino alla ricerca di nuovi materiali biodegradabili. Ma soprattutto pone l'attenzione sulla necessità di promuovere una maggiore conoscenza dell'ambiente marino nelle nuove generazioni, attraverso percorsi scolastici mirati e mediante una più stretta e continua collaborazione fra mondo della ricerca, amministrazioni locali, parchi marini e associazioni di volontariato.

Parte del nostro lavoro ha coinvolto studenti di istituti superiori di Parma e La Spezia, con l'intento di far vivere ai ragazzi esperienze di scienza partecipativa o citizenscience - ha proseguito Merlino - Oggi, la possibilità che il documentario possa raggiungere un pubblico più ampio attraverso queste importanti rassegne cinematografiche nazionali è un ulteriore traguardo, che va nella direzione della sensibilizzazione della società a tutti i livelli”.

La presenza in mare di sostanze plastiche frammentate in particelle microscopiche è sempre più riconosciuto come problema emergente per i sistemi marini di tutto il mondo. Per aumentare la conoscenza dei migliori metodi analitici per l'identificazione delle microplastiche, per determinare la loro distribuzione in sistemi marini e i loro effetti eco-tossicologici sugli organismi marini, la Commissione UE ha lanciato un bando pilota ("Ecological aspects of micro-plastics in the marine environment"), nell'ambito dell'iniziativa di programmazione congiunta (Joint Programming Initiative - JPI), che mira a cercare soluzioni contro tale fenomeno che sta avvelenando gli ecosistemi acquatici.

In un studio condotto da ricercatori dell'Università di Uppsala (Svezia) e pubblicato il 2 giugno 2016 sulla rivista Science si è rilevato che le larve di pesce persico esposte a particelle di microplastica durante lo sviluppo hanno evidenziato cambiamenti di comportamento e una crescita stentata, determinando un notevole aumento dei tassi di mortalità, anche a seguito di una risposta più lenta di fronte agli attacchi dei predatori. Gli autori hanno scoperto che questo era legato alle preferenze delle larve a mangiare le particele di microplastica, ignorando lo zooplancton, la loro fonte naturale di cibo.

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Lo stomaco delle larve di pesce persico del Mar Baltico riempito con le particelle di microplastica.( Fonte:Oona M. Lönnstedt)

"Tuttele larve allevate avevano accesso allo zooplancton, tuttavia hanno deciso di mangiare solo plastica - ha dichiarato la biologa marina Oona M. Lönnstedt, principale autrice dello studio - Sembra che le caratteristiche chimico-fisiche della plastica inneschino una risposta alimentare nel pesce. Se le fasi iniziali di vita delle altre specie fossero ugualmente colpite da microplastiche, ciò si tradurrebbe in un aumento dei tassi di mortalità e gli effetti sugli ecosistemi acquatici potrebbero essere profondi".

Anche a livello legislativo ci si sta muovendo. Il 23 maggio 2016 è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge bipartisan per togliere le microplastiche dai prodotti cosmetici, dopo che l'Associazione "Marevivo" aveva presentato il Report "Le microplastiche: microfonti...di macroinquinanti" dove si evidenzia che le microplastiche, una volta arrivate in mare, vengono ingerite direttamente da organismi come molluschi e crostacei; nel caso delle microsfere dei cosmetici anche dal plancton, risalendo la catena alimentare fino ai pesci più grandi e infine all’uomo. 

"Mi appello al Parlamento - ha affermato il Sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo - perché questa legge, che è semplicissima, abbia un iter rapido".