Il nuovo Rapporto del WWF fornisce il quadro allarmante dello stato di salute degli oceani, con un calo del 49% delle popolazioni marine tra il 1970 e il 2012.
Per invertire questa tendenza che rischia di mettere a repentaglio i mezzi di sussistenza di 850 milioni di individui, i leader mondiali devono assumere decisioni ambiziose fin da questo fine settimana, al Summit di New York sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e fra due mesi al COP21 di Parigi per limitare il riscaldamento globale.

living blue planet report 2015

Gli oceani sostengono la vita: essi coprono il 71% della superficie del nostro pianeta, costituiscono il 95% di tutto lo spazio disponibile per la vita, producono il 70% del nostro ossigeno, assorbono il calore e lo ri-distribuiscono in tutto il mondo e determinano i sistemi meteorologici del mondo. Dalle gelide acque delle regioni polari a quelle calde dei tropici essi ospitano incredibili specie marine iconiche, come balene, squali, tartarughe, ecc. Gli oceani sono essenziali anche per le persone, come fonte di cibo, di cultura e di storia. Supportano 1 miliardo di persone che fanno affidamento sul pesce come parte importante della loro alimentazione e più di 520 milioni di esistenze che traggono dalla pesca e dalle attività relative alla pesca fonte di reddito e sostentamento.

Per generazioni, abbiamo creduto che la vastità e profondità degli oceani fossero in grado di sopportare la capacità dell'uomo di alterarne gli aspetti.
A denunciare quanto fosse fallace tale credenza è il Rapporto "Living Blue Planet" del WWF, rilasciato la scorsa settimana.

Nel volgere di una generazione, secondo il Living Planet Index - un database gestito e analizzato dai ricercatori della Zoological Society di Londra (ZSL) - le 5.829 popolazioni delle 1.234 specie monitorate (dagli uccelli marini agli squali), tra il 1970 e il 2012 hanno rivelato enormi cali di vertebrati marini (49%), con alcune specie ittiche in declino di quasi il 75% (tonni, sgombri, bonito).

"Le attività umane hanno gravemente danneggiato l’oceano catturando pesci più velocemente di quanto questi possano riprodursi - ha dichiarato Marco Lambertini, Direttore generale di WWF International - Un danno che a breve potrebbe avere ripercussioni pesanti sul reperimento di fonti alimentari a livello globale e sull’economia internazionale. Il collasso degli ecosistemi oceanici potrebbe innescare un grave declino economico e minare la nostra lotta contro la povertà e la malnutrizione”.

fish population

Quasi un terzo (29%) degli stock ittici commerciali sono classificati come "sovrasfruttati", con il 61% al limite; le catture di squali e razze sono aumentate del 300% e un quarto delle sottospecie sono ora in via di estinzione; delle 7 specie di tartarughe marine, ben 4 sono in pericolo; il 70% delle specie marine che vivono in profondità ha conosciuto un calo del 70%.

Le perdite si estendono, inoltre, alle barriere coralline, alle mangrovie e ad altre piante marine, che costituiscono gli habitat di molte specie. In particolare, l'estinzione delle barriere coralline che potrebbe avvenire, secondo il Rapporto, entro il 2050, dove vive oltre il 25% di tutte le specie marine avrebbe conseguenze drammatiche per circa 850 milioni di persone che beneficiano direttamente dei loro servizi economici, sociali e culturali, e che si vedranno costrette ad emigrare, non avendo più alcuna possibilità di sostentamento.

Se la pesca eccessiva è il principale driver di tali fenomeni, non meno importante è il ruolo dei cambiamenti climatici che stanno minacciando la biodiversità degli oceani più di quanto non stia accadendo sulla terraferma. Gli oceani hanno assorbito il 90% dell'aumento delle temperature e il 30% del carbonio (CO2) prodotto o causato dall'uomo, con conseguente acidificazione delle acque.

Anche se il Rapporto dipinge un quadro di scarsa salute degli oceani, fornisce al contempo soluzioni e opportunità per invertire la tendenza, evidenziando la necessità di proteggere gli habitat marini critici, gestire gli stock ittici in modo più sostenibile, migliorare le pratiche di pesca e reindirizzare i flussi finanziari a sostegno di tali iniziative necessarie.

Tra le opportunità più immediate di azioni a livello globale c'è il Summit di New York di fine mese, quando i leader mondiali si incontreranno per discutere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che presuppongono piani di attuazione e significativi investimenti anche per limitare il degrado degli oceani.

A seguire, tra poco più di 2 mesi, la COP21 di Parigi dove si dovrà concordare un nuovo Accordo per limitare il riscaldamento globale e ridurre le emissioni di carbonio, sarà un'altra occasione per i decision maker di dimostrare l'effettiva volontà di invertire una tendenza che rischia di rendere invivibile per l'uomo questo nostro Pianeta.

"L'oceano è una risorsa rinnovabile capace di sostenere tutte le future generazioni se le pressioni sono trattate in modo efficace - ha osservato Lambertini - Se viviamo entro limiti sostenibili, l'oceano contribuirà alla sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza, le economie ed i nostri sistemi naturali".