"L'energia che costa meno è quella che non consumiamo"

"L'energia che costa meno è quella che non consumiamo"

La Commissione UE ha presentato una nuova Direttiva sull’efficienza energetica

Direttiva-efficienza

Era attesa la proposta di Direttiva della Commissione europea sull’Efficienza Energetica, specie dopo il Consiglio “Energia” del 10 giugno 2011, che, prendendo semplicemente atto dell’idea di un obiettivo vincolante di ridurre del 3% all’anno con le ristrutturazioni i consumi energetici degli edifici pubblici degli Stati membri, aveva inviato la Commissione a prendere in esame “approcci alternativi che comportino il raggiungimento di un livello equivalente di riduzione complessiva dei consumi energetici”. 

Seppur in modo eufemistico, si era trattato di un vero e proprio rifiuto, tant’è che il Commissario UE per l’Energia, Günther Oettinger aveva concluso: “Non ha senso predicare la domenica sulla necessità di migliorare le prestazioni energetiche e non far niente in merito tutti gli altri giorni della settimana”.

E pensare che quando a fine marzo la Commissione aveva annunciato nel Piano per l’efficienza energetica una serie di misure per ridurre il consumo energetico del 20% al 2020, come concordato dagli Stati membri nella Strategia “Europa 2020”, c’era chi aveva osservato come l’obiettivo di riduzione dei consumi nei pubblici edifici (scuole, caserme, municipi, ecc.) che rappresentano, con l’esclusione dell’edilizia sociale, solo il 12% degli edifici in Europa, avrebbe potuto costituire una misura troppo bassa, rispetto all’obiettivo prefissato.
In tempo di crisi, le risorse scarseggiano e i policy makers tirano a campare, evitando di assumere impegni gravosi nel corso dei loro mandati. Se è vincolante l’obiettivo del 20% al 2020, come pensano gli Stati membri di poterlo raggiungere se si continua con gli attuali tassi di ristrutturazione degli edifici che si aggirano attorno al 2%?

Sulla base delle stime della Commissione, “Se i prossimi anni non vedranno alcun cambiamento, l’obiettivo sarà raggiunto soltanto per metà, cosa che mette a rischio la competitività, la lotta per ridurre le emissioni di CO2 e la sicurezza degli approvvigionamenti nell’UE e incide ancora pesantemente sulle bollette dei consumatori. Per rimediare al ritardo e riportare l’UE sulla strada giusta, la Commissione europea propone oggi un nuovo pacchetto di misure intese a migliorare l’efficienza energetica. La proposta di una nuova direttiva prevede misure volte ad ottimizzare gli sforzi profusi dagli Stati membri per usare le energie in maniera più efficiente in tutte le fasi della catena energetica, dalla trasformazione dell’energia al suo consumo finale, passando per la distribuzione”.
Piace rilevare come il Comunicato della Commissione inizi con “L’energia che costa meno è quella che non consumiamo”, a ribadire che senza risparmio ed efficienza i nostri consumi energetici continueranno inevitabilmente a salire. Ciò nonostante, l’Italia continua ad incentivare di gran lunga di più la produzione con le rinnovabili, anziché l’efficienza.
“Si tratta di una strategia in due fasi: nel 2012 e 2013 gli Stati membri potranno attuare volontariamente le misure indicate dalla Direttiva. Nel 2014 si verificherà la situazione e, se non si saranno fatti passi in avanti, scatterà la seconda fase, questa volta con un obiettivo vincolante al 2020 - ha dichiarato Oettinger - La nostra proposta mira a rendere più efficiente l’uso dell’energia nella nostra vita quotidiana e ad aiutare i cittadini, le autorità pubbliche e l’industria a gestire meglio il loro consumo energeticoCiò dovrebbe anche concretizzarsi in bollette più contenute e creare un forte potenziale per nuovi posti di lavoro in tutta l’UE”. La proposta di Direttiva, basata sulle esistenti direttive sulla Cogenerazione e sui Servizi energetici, trasforma in misure vincolanti molte delle azioni chiave contenute nel Piano di efficienza energetica.

Di seguito, riportiamo in sintesi, le misure proposte dalla Commissione, definite dalla stessa “semplici ma ambiziose”.
*Obbligo giuridico per tutti gli Stati membri di istituire regimi di risparmio energetico
Le società di distribuzione o di vendita di energia al dettaglio saranno obbligate a risparmiare ogni anno l’1,5% del volume delle proprie vendite, attuando tra i consumatori finali di energia interventi di efficienza energetica quali ad esempio il miglioramento dell’efficienza del sistema di riscaldamento, l’installazione di doppi vetri o l’isolamento dei tetti. In alternativa, gli Stati membri hanno la possibilità di proporre altri meccanismi di risparmio energetico, ad esempio programmi di finanziamento o accordi volontari in grado di portare agli stessi risultati senza però imporre alcun obbligo alle imprese del settore.

*Il settore pubblico darà l’esempio
Gli enti pubblici si impegneranno a favore della diffusione sul mercato di prodotti e servizi a basso consumo energetico sottostando all’obbligo legale di acquistare edifici, prodotti e servizi efficienti sotto il profilo energetico. Essi dovranno inoltre ridurre progressivamente l’energia consumata nei propri locali effettuando ogni anno i necessari lavori di rinnovo su almeno il 3% della superficie totale di tali locali.

*Importanti risparmi energetici per i consumatori
I consumatori saranno in grado di gestire meglio i propri consumi energetici grazie ad un accesso semplice e gratuito ai dati riguardanti il consumo in tempo reale e l’evoluzione dei consumi, avvalendosi di contatori individuali più accurati. La fatturazione dovrebbe basarsi sul consumo effettivo, calcolato sulla base dei dati rilevati sul contatore.

*Industria
Le PMI saranno incentivate a sottoporsi a audit energetici e a diffondere le migliori pratiche, mentre le grandi imprese dovranno effettuare un audit del proprio consumo energetico che le aiuterà ad individuare dove è possibile ridurre i consumi.

*Efficienza della produzione di energia
Monitoraggio dei livelli di efficienza delle nuove capacità di produzione di energia e definizione di piani nazionali di riscaldamento e raffreddamento (calore e freddo) come base per una pianificazione sana di infrastrutture di riscaldamento e raffreddamento efficienti, che prevedano anche il recupero del calore disperso.

*Trasmissione e distribuzione dell’energia
Migliorare l’efficienza garantendo che le autorità di regolamentazione nazionali del settore energetico tengano conto, nelle loro decisioni, di criteri di efficienza energetica, in particolare al momento dell’approvazione delle tariffe di rete.

La Direttiva prevede inoltre che nel 2014 la Commissione effettui una valutazione dei progressi realizzati verso l’obiettivo dell’UE di ridurre il consumo energetico del 20% entro il 2020 e, se necessario, formuli una nuova proposta legislativa per stabilire obiettivi nazionali di efficienza energetica vincolanti. Tale calendario suona come una “concessione” al Consiglio “Energia”, dal momento che il Consiglio UE aveva previsto una prima valutazione nell’inverno 2013.
Anche l’invito ai distributori e rivenditori di energia a destinare l’1,5% dello loro fatturato annuo per migliorare l’efficienza energetica del sistema di riscaldamento, le per installare i doppi vetri o isolare i tetti dei consumatori finali, scatterà un anno dopo l’adozione della Direttiva che presumibilmente avverrà alla fine del 2012, con l’approvazione del Parlamento europeo e l’attuazione dei Governi nazionali. Rispetto alla proposta originaria, tuttavia, gli Stati membri avranno la possibilità di proporre altri meccanismi di risparmio energetico, come i programmi di finanziamento o gli accordi volontari che “raggiungono gli stessi risultati, ma non gravano come obblighi per le società energetiche”.

Non mancano critiche alla proposta di Direttiva dal mondo ambientalista. Se la Commissione UE pensa con tale proposta di raggiungere l’obiettivo del 20% “sta prendendo in giro se stessa - ha affermato Brook Riley, di Campagna per la giustizia climatica ed energetica di Friends of the Earth Europe, dal momento che - Le sue analisi interne indicano che solo obiettivi vincolanti sarebbero in grado di centrare l’obiettivo. Invece di assumere una leadership, la Commissione sta frastornando l’industria tra allarmi ed accondiscendenze per la mancanza di coesione dei Governi nazionali. Questa Direttiva è destinata al fallimento”.

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