"La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale"

"La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale"

Il valore economico degli ecosistemi quale sprone per incentivare le azioni nazionali

foca monaca

Le risorse e il patrimonio naturali del pianeta, dalle singole specie a ecosistemi come le foreste, le barriere coralline, i bacini idrici e i suoli, si stanno riducendo ad un ritmo allarmante. 

Oltre i forti argomenti etici e morali che sottendono alla protezione della biodiversità in sé, gli ecosistemi forniscono una serie di servizi che contribuiscono direttamente e indirettamente al benessere umano, dandoci cibo, acqua fresca e aria pulita, riparo e medicine, mitigando le catastrofi naturali, le pandemie e le malattie e regolando il clima. La perdita di biodiversità ha costi economici che soltanto adesso si comincia a valutare adeguatamente, danneggia le singole economie, compromette le prospettive economiche e le possibilità di combattere la povertà.
Il ritmo attuale a cui le specie si estinguono sul nostro pianeta è mille volte superiore a quello naturale, a causa soprattutto delle attività umane.

In Europa la biodiversità è a un punto critico, con l’estinzione delle specie che aumenta a ritmi mai registrati prima. Il degrado di molti ecosistemi ha raggiunto un’entità tale per cui essi non sono più in grado di fornire l’ampia gamma di servizi da cui dipendiamo, dall’aria e acqua pulite, all’impollinazione delle colture, alla protezione dalle inondazioni. Tale degrado si traduce in enormi perdite socio-economiche per l’UE. Si stima, ad esempio, che la sola impollinazione ad opera degli insetti, in netto calo in Europa, abbia un valore economico di 15 miliardi di euro all’anno.

Nell’UE la perdita di biodiversità è soprattutto dovuta a cambiamenti nell’utilizzo del territorio, all’inquinamento, allo sfruttamento eccessivo delle risorse, alla diffusione incontrollata di specie non autoctone e ai cambiamenti climatici. La pressione esercitata da tutti questi fattori è costante o in aumento.
Nell’UE solo il 17% degli habitat e delle specie esaminati godono di uno stato di conservazione soddisfacente, e circa il 25% delle specie animali europee, tra cui i mammiferi, gli anfibi, i rettili, gli uccelli e le farfalle, sono a rischio di estinzione (tra queste la foca monaca del Mediterraneo, la lince iberica e la rana di Rodi); mentre l’88% degli stock ittici sono troppo sfruttati o molto depauperati.
Non devono essere sottaciuti altri tipi di pressione indiretta che riguardano scelte demografiche, culturali e stili di vita, fallimenti di mercati e infrastrutture, dimensione e crescita dell’economia, ma anche l’insufficiente sensibilizzazione del pubblico circa le cause e le conseguenze della perdita di biodiversità e la mancanza di informazioni sulle azioni che possono essere adottate per prevenire tali perdite.

L’approccio adottato dall’UE negli ultimi dieci anni per contrastare la perdita di biodiversità è stato troppo ampio e non abbastanza efficace, tal che non ha permesso di realizzare l’obiettivo comune di arginare ulteriori perdite entro il 2010.
Per arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell’UE entro il 2020, La Commissione UE ha presentato una nuova Strategia “Our life insurance, our natural capital: an EU biodiversity strategy to 2020 (La nostra assicurazione sulla vita il nostro capitale naturale: strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020)”.

“Noi esseri umani, oltre ad essere parte integrante della biodiversità, dipendiamo da essa per procurarci cibo, acqua e aria pulite, e un clima stabile. È il nostro capitale naturale, che stiamo spendendo troppo in fretta - e tutti noi sappiamo cosa accade quando ci indebitiamo al di là delle nostre possibilità - ha dichiarato alla presentazione della Strategia il Commissario europeo responsabile per l’Ambiente Janez Potočnik - Dovremmo tutti riconoscere la gravità della situazione e l’incapacità finora dimostrata di risolvere il problema. È giunto il momento di impegnarsi molto più a fondo. Sono certo che questo nuovo approccio multisettoriale ci metterà sulla giusta strada per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020”.

La Strategia è in linea con due grandi impegni assunti dai dirigenti europei nel marzo del 2010, ossia porre fine alla perdita di biodiversità nell’UE entro il 2020 e proteggere la biodiversità e i servizi ecosistemici dell’UE, attribuirvi un valore e ripristinarli entro il 2050 (cfr: “Molti gli argomenti trattati, ma numerosi i dissensi manifestati”, in Regioni&Ambiente, n. 4 aprile 2010, pag. 18 e segg.).
Va anche di pari passo con gli impegni internazionali assunti a Nagoya nell’ottobre del 2010, nell’ambito della Convenzione sulla Diversità Biologica, in occasione della quale i leader mondiali hanno adottato una serie di misure per far fronte alla biodiversità a livello mondiale nei prossimi dieci anni (cfr: “A Nagoya anche il cappello di Indiana Jones sul tavolo negoziale”, in Regioni&Ambiente, n. 11 novembre 2010, pag. 46 e segg.).
Inoltre, come parte integrante della Strategia Europa 2020, secondo la Commissione UE, questa nuova Strategia sulla biodiversità contribuirà a far sì che l’UE raggiunga non solo gli obiettivi che si è data in fatto di efficienza delle risorse, garantendo una gestione sostenibile del proprio capitale naturale, ma anche quelli in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai medesimi, migliorando la resilienza degli ecosistemi e i servizi da essi forniti.

La nuova Strategia adottata si basa su un numero limitato di obiettivi misurabili, ambiziosi e realistici, che si concentrano sulla lotta contro i principali fattori di perdita della biodiversità e sulle pressioni su di essa esercitate. Sono previsti sei obiettivi prioritari e relative azioni d’accompagnamento:
- Dare piena attuazione alla normativa vigente in materia di protezione della natura e della rete di riserve naturali (Direttive “Uccelli” e “Habitat” e Rete “Natura 2000”), migliorando e ripristinando gli ecosistemi e i servizi ecosistemici laddove possibile, in particolare aumentando l’uso delle infrastrutture verdi, in modo che entro il 2020, rispetto alle attuali valutazioni, il 100% degli habitat e il 50% delle specie abbiano valutazioni positive e il 50% delle specie della Direttiva “Uccelli” mostri uno stato sicuro e in netto miglioramento.

- Migliorare e ripristinare gli ecosistemi e i servizi ecosistemici, rafforzando e costituendo le infrastrutture verdi e ripristinando entro il 2020 almeno il 15% degli ecosistemi degradati.

- Aumentare il contributo delle attività agricole e forestali per mantenere e migliorare la biodiversità.
  In particolare:
- l’agricoltura dovrà massimizzare entro il 2020 le aree a prati, seminativi e colture permanenti, che sono     coperte da misure relative alla biodiversità nell’ambito della PAC, così come assicurare la conservazione della biodiversità e di realizzare un miglioramento misurabile dello stato di conservazione di specie e habitat che dipendono o sono interessate dall’agricoltura;
- le foreste e i boschi di proprietà pubblica o di aziende al di sopra di una certa dimensione (da definire da parte degli Stati membri o regioni ed inseriti nei PSR) o che ricevono finanziamenti nell’ambito della Politica dell’Unione europea per lo Sviluppo Rurale, entro il 2020 dovranno avere i Piani di Gestione o strumenti equivalenti in linea con i criteri di Sustainable Forest Management.

- Salvaguardare e proteggere gli stock ittici dell’UE, definendo entro il 2015 il Massimo Rendimento Possibile (MSY), sulla base della conoscenza dell’età di una popolazione e della sua distribuzione, indicative della buona salute degli stock, attraverso la gestione della pesca che non abbia alcun impatto negativo sugli altri stock, specie ed ecosistemi a sostegno dell’acquisizione entro il 2020 del Good Environmental Status, come previsto dalla Direttiva quadro 2008/56/CE sulla Strategia Marina.

- Contenere le specie invasive (IAS), sempre più spesso causa della perdita di biodiversità nell’UE, individuando i loro percorsi e definendo le priorità per il loro controllo o sradicamento, per prevenire l’ingresso e lo stabilimento di nuove IAS.
- Aumentare il contributo dell’UE all’azione concertata internazionale per scongiurare la perdita di biodiversità.

Sulla base degli obiettivi prospettati, la Commissione Ue presenterà proposte ed iniziative concrete per realizzare le varie componenti della Strategia, tra cui (entro il 2012):
- un’iniziativa sull’infrastruttura verde;
- una strategia sulle specie esotiche invasive;
- una proposta legislativa per l’attuazione del protocollo sull’accesso alle risorse genetiche e la ripartizione dei benefici.
La Strategia sarà sottoposta a revisione intermedia entro i primi mesi del 2014 e formerà oggetto di una valutazione finale nel 2020.

La proposta passa ora al Parlamento europeo e ai Governi nazionali per essere discussa ed approvata.

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