Una Conferenza internazionale sta pianificando la strada per promuovere la commestibilità degli insetti ed incentivarne l’utilizzo nei mangimi, al fine di ridurre gli impatti ambientali e di sicurezza alimentare connessi all’aumento del consumo di carne. In Italia fino a qualche anno fa in alcune aree del Paese si mangiavano insetti e la ripresa di questa pratica può rappresentare un uso più efficiente delle risorse.

insects feed world


È in corso di svolgimento dal 14 al 17 maggio 2014 a Wageningen (Paesi Bassi) la 1a Conferenza InternazionaleInsects to feed the world” (Insetti per nutrire il mondo), co-organizzata da WUR (Università con annesso Centro di Ricerca di Wageningen) e FAO.
L’evento si inserisce nella tabella di marcia delle raccomandazioni fornite dal Convegno di consultazione degli esperti sugli insetti commestibili, svoltosi a Roma nel gennaio 2012 presso la sede della FAO, e fa seguito alla pubblicazione nel maggio 2013 del Rapporto della FAO “Edible Insects: a future prospects for food and feed security” (Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e dei mangimi animali).
In più occasioni e con una serie di rapporti, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura ha sottolineato l’impatto ambientale dell’aumento del consumo di carne a livello mondiale che è passato da 45 milioni di tonnellate nel 1950 a 233 milioni nel 2000 e che è stimato raggiungere i 465 milioni entro il 2050, a seguito dell’aumento della popolazione mondiale che dai 7 miliardi attuali supererà i 9 miliardi e del cambiamento delle abitudini alimentari, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo (Cina e India su tutti).
La zootecnia è uno dei fattori che dissipano più risorse alimentari e idriche, inquinano acque e suoli, determinano la trasformazione dell’uso dei terreni, inducono alla deforestazione e sono tra le prime fonti di emissione di gas serra.

Promuovere la commestibilità degli insetti ed incentivare il loro utilizzo nei mangimi può mitigare le crisi indotte dagli allevamenti. Tuttavia, se non viene intrapresa alcuna azione divulgativa, questa abitudine alimentare che è praticata da certe popolazioni sparirà presto. Sono circa 1.900 le specie di insetti che sono mangiati in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, che costituiscono cibo di alta qualità per l'uomo, il bestiame, pollame e pesce. Poiché sono a sangue freddo, gli insetti hanno un alto tasso di conversione alimentare e emettono molto meno gas a effetto serra rispetto al bestiame convenzionale e, in alcuni casi, possono essere “allevati” su rifiuti organici, riducendo l’inquinamento ambientale.

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Pertanto, gli insetti commestibili costituiscono una seria alternativa agli allevamenti convenzionali o alle altre fonti base di proteine di origine animale, sia per il consumo umano diretto, che indirettamente come materia prima.
Se nei Paesi in via di sviluppo è necessaria una rivalutazione di questa risorsa alimentare, nel mondo occidentale deve essere sviluppata la consapevolezza di questa opportunità in modo da renderla un prodotto alimentare “culturalmente” accettabile.
Proprio per discutere di questi temi e pianificare la strada per sviluppare questo settore che può contribuire a una sicurezza alimentare globale più sostenibile, la Conferenza di Wageningen riunisce i rappresentanti di Associazioni degli agricoltori ed allevatori, Governi nazionali e regionali, Agenzie multilaterali e bilaterali, Società e Imprese di investimento, Università e Centri di ricerca, Agenzie di aiuti umanitari, Industrie alimentari e dei mangimi.

Tra gli altri relatori della Conferenza, il Prof. Maurizio Paoletti del Dipartimento di Biologia (lab. Agroecology and Ethnobiology) dell’Università di Padova, che ha condotto studi in Italia, dove in alcune aree fino a non molto tempo fa si mangiavano insetti.
''Ci sono vari esempi di popolazioni che mangiavano insetti o parti di insetti, ad esempio in Cadore o in Carnia - ha dichiarato Paoletti - Nel nostro Paese ci sarebbe spazio per un ritorno a questa pratica. Non si può ovviamente iniziare a mangiare solo insetti, ma questo tipo di alimento potrebbe dare un buon apporto con delle risorse più sostenibili degli alimenti tradizionali”.
Come ha evidenziato in uno dei suoi articoli “The wild food in Western Friuli local kowledgenella dieta tradizionale del Friuli occidentale, ad esempio, oltre a 156 piante selvatiche c'erano bombi, lepidotteri e parti di cavallette.
''C'è sempre più interesse anche in Europa, e anche chef rinomati partecipano alle iniziative di promozione cucinando insetti [ndr: per ricette con ortotteri] - ha aggiunto Paoletti - C'è però un problema di legislazione, perchè al momento non sono riconosciuti come alimenti tranne in alcuni paesi, come il Belgio. La Conferenza serve anche a sottolineare questo problema''.