I Governi devono rivedere al rialzo le proprie ambizioni perché sta aumentando il divario tra le emissioni e azioni per ridurlo.

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Come avviene da 3 anni, alla vigilia della Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici, UNEP (United Nations Environment Programme) ed ECF (European Climate Foundation) hanno il 21 novembre 2012 la 3a edizione dell’“Emissions Gap Report” che ribadisce il divario tra gli impegni assunti dai singoli Paesi per ridurre le emissioni climalteranti e quel che sarebbe necessario fare per mantenere la temperatura globale alla fine del secolo entro un aumento di 2 °C, secondo quanto concordato alla Conferenza UNFCCC di Copenhagen (Copenhagen Accord).

Anzi, vi si afferma, che “il gap si amplia”, anche se l’obiettivo rimane raggiungibile “grazie all’enorme potenziale di riduzione delle emissioni del settore degli edifici, dei trasporti e della lotta contro la deforestazione”.

“Questo è un altro appello per azione per il clima che mostra il mondo non è sempre il suo agire insieme abbastanza veloce - ha dichiarato Connie Hedegaard, Commissario UE di Azione per il Clima - È semplicemente incredibile quel che troppe persone sono disposte ad accettare così gravi rischi, a nome delle generazioni future. Nonostante i fatti e le prove che continuamente ci si presentano, sono ancora molti gli interessi che sostengono di non fare nulla o continuare con il business as usual, come se questo non comportasse alcuna conseguenza, o di tralasciare in modo semplicistico la crisi climatica finché non avremo risolto la crisi economica. Questo è inaccettabile. Sì, il divario si allarga, ma la buona notizia è che non è troppo tardi per colmarlo!”.

Allora bisogna intensificare gli sforzi e prendere tempestivi provvedimenti perché il Rapporto dimostra che i livelli di emissione di gas serra sono ormai circa il 10% al di sopra del target fissato per il 2020.. Anziché declinare, la concentrazione di gas responsabili del global warming sono aumentati dal 2000 di oltre il 20% e se le Nazioni rimangono ancora inani “le emissioni dovrebbero raggiungere nei prossimi 8 anni le 58 gigatonnellate (Gt)”, afferma il Rapporto alla redazione del quale hanno contribuito 55 scienziati provenienti da più di 20 Paesi.
Questo determinerà un divario (gap) ancora più grande di quello osservato nelle precedenti valutazioni del 2010 e 2011 ed è, in parte, causato dalla prevista crescita economica nelle principali economie in via di sviluppo e dal fenomeno noto come “doppio conteggio” (double counting) delle compensazioni delle emissioni.

Le precedenti Relazioni avevano evidenziato che le emissioni non devono superare le 44 Gt o entro il 2020, in modo da pervenire a riduzioni ancora più grandi in caso di necessità, a costi ancora gestibili.
“Inoltre - si sottolinea - che, seppure tutti i Paesi attuassero gli impegni al livello più ambizioso e in conformità a più severe regole, ci sarebbe comunque un gap al 2020 di 8 Gt di CO2, di 2 Gt superiore a quello che era stato previsto l’anno scorso, con un ulteriore anno trascorso”.
Valutazioni economiche preliminari, evidenziate nel nuovo Rapporto, stimano che l’inerzia comporterà costi, dopo il 2020, che potrebbero essere tra il 10 e il 15% più elevati qualora le riduzioni delle emissioni necessarie siano rinviate nei decenni successivi.

Ci sono due realtà che si intersecano in questo rapporto - ha dichiarato Achim Steiner, Direttore esecutivo dell’UNEP - colmare il divario resta fattibile con le tecnologie esistenti e le attuali politiche, mentre sono attuate molte azioni stimolanti che si svolgono a livello nazionale in termini di efficienza energetica degli edifici, di investimenti in foreste per evitare le emissioni conseguenti alla deforestazione e gli standard di emissioni dei nuovi veicoli, parallelamente ad una crescita notevole degli investimenti a livello globale in nuove energie rinnovabili mondo, che nel 2011 sono risultare pari a circa 260 miliardi di dollari statunitensi”.

“Ma ciò non toglie che la transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio, compresa la Green Economy, sta avvenendo troppo lentamente e le opportunità di raggiungere il traguardo delle 44 Gt si sta riducendo ogni anno - ha aggiunto Steiner - Mentre i Governi lavorano per negoziare un nuovo accordo internazionale sul clima che entrerebbe in vigore nel 2020, c’è urgente bisogno di mettere il piede sull’acceleratore dell’azione, assolvendo agli impegni presi di ordine finanziario, di trasferimento delle tecnologie e degli altri assunti nel quadro dei trattati della Convenzione delle Nazioni Unite sul Clima. Sussiste anche un’ampia gamma di misure complementari volontarie in grado di colmare ora, piuttosto che dopo, il divario tra l’ambizione e realtà”.

Il Rapporto prende in esame i settori che sono potenzialmente in grado di grandi riduzioni delle emissioni entro il 2020, per circa 17 Gt di CO2 equivalenti:
- solo il miglioramento dell’efficienza energetica nell’industria ridurrebbe le emissioni di 1,5-4,6 Gt di CO2 equivalenti;
- l’agricoltura sarebbe in grado di decurtarne da 1,1 a 4,3 Gt;
- la silvicoltura ne eviterebbe 1,3-4,2;
- il settore energetico ne potrebbe far diminuire di 2-3,9 Gt;
- gli edifici potrebbero comportare una riduzione di 1,4-2,9 Gt;
- i trasporti, compresi quelli marittimi ed aerei, ne taglierebbero 1,7-2,5 Gt;
- infine, dal settore dei rifiuti deriverebbe circa 0,8 Gt di minori emissioni.

“Questa relazione ci ricorda che il tempo sta per scadere, ma che i mezzi tecnici e gli strumenti della politica per consentire al mondo di rimanere al di sotto di un massimo di 2 °C è ancora alla portata di Governi e Società civile - ha dichiarato Christiana Figueres, Segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici - I Governi che si riuniranno a Doha per la COP18 debbono attuare con urgenza le decisioni esistenti che consentano una transizione più rapida verso un mondo a basso tenore di carbonio e resiliente. Ciò significa, in particolare, modificare il Protocollo di Kyoto, sviluppare una visione chiara di come frenare i gas ad effetto serra a livello mondiale prima e dopo il 2020, e completare il quadro istituzionale necessario per aiutare i Paesi in via di sviluppo a rendere più verdi le loro economie e per adattarsi, definendo le modalità di finanziamento a lungo termine relativi al clima di cui i Paesi in via di sviluppo hanno. Inoltre, i Governi devono individuare con urgenza come aumentare il proprio livello di ambizione”.

* Foto di Jan Joughin. Negli aultimi anni l'acqua di fusione che scorre sulla calotta glaciale della Groenlandia ha scavato  un canyon profondo oltre 18 metri.