L’Inventario nazionale dei gas serra presentato dall’ISPRA ha evidenziato un calo delle emissioni rispetto all’anno precedente, anche a seguito della crisi economica e dell’aumento delle fonti rinnovabili. Si conferma, comunque, che dovremo far affidamento sulle compensazioni (pagandole) dei meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto per colmare la differenza che ancora ci separa dall’obiettivo fissato per il nostro Paese, ma il Presidente FoSS contesta il meccanismo di contabilizzazione utilizzato dall’UE.

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L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato il 16 maggio 2014 a Roma “L’inventario nazionale delle emissioni di gas serra 2012”, in accordo con quanto previsto nell’ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e relativo Protocollo di Kyoto.

L’ISPRA realizza ogni anno l’Inventario, ma quest’anno la trasmissione ufficiale dei dati al Segretariato generale dell’UNFCCC riveste particolare importanza in quanto la serie storica dal 1990 al 2012 rappresenta un primo step di comunicazione (2008-2012) per verificare sia gli obiettivi di riduzione fissati per il nostro Paese nell’ambito del Protocollo di Kyoto, sia quelli per il futuro.

In Italia le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 5,4% rispetto all’anno precedente e dell’11.4% rispetto all’anno base (1990). Considerando la media delle emissioni del periodo 2008-2012, la riduzione rispetto all’anno base è di 4.6% a fronte dell’impegno nazionale di riduzione del 6.5% nello stesso periodo.

Quindi, nel 2012 all’Italia sono mancati 16,9 Mt di CO2 equivalente di ulteriore riduzione per essere in traiettoria con il target di Kyoto, come risultavano mancanti all’Agenzia Europea dell’Ambiente 22,5 Mt di CO2 equivalente per il settore non ETS, secondo quanto riportato nella Relazione tecnica al Rapporto sulla valutazione dei progressi compiuti dai Paesi UE nel raggiungimento sia degli obiettivi di Kyoto, che di quelli relativi al Pacchetto “Clima-Energia” al 2020, pubblicata dall’AEA. 

Per colmare tale gap che consenta all’Italia di raggiungere l’obiettivo di Kyoto, si dovrà acquistare ulteriori crediti consentiti dai meccanismi flessibili previsti dal Protocollo (Emissions Trading, Clean Development Mechanisms), con uno sforzo “limitato” afferma l’ISPRA, ma pur sempre oneroso. 

Il Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS) che aveva annunciato con il Dossier Kyoto 2013  che l’Italia aveva ridotto del 7% le emissioni di gas serra nel periodo 2008 – 2012, superando il limite minimo del 6,5% fissato dal Protocollo di Kyoto, contesta il sistema di contabilizzazione  europea utilizzato dall’ISPRA,  che per gli impianti industriali soggetti alla direttiva ETS contabilizzerebbe dal 2009 non le emissioni reali, ma quelle assegnate come target.
Questo meccanismo europeo di contabilizzazione - ha osservato in una nota Edo Ronchi -  produce  li seguente paradosso : l’Italia – che ha ridotto le sue emissioni del 7,5%, oltre l’obiettivo del Protocollo di Kyoto – potrebbe essere chiamata a pagare l’acquisto di diritti di emissione per alcune milioni di tonnellate di CO2 che non ha emesso, solo perché si contabilizzano le emissioni previste da un tetto nominale, assegnato ai grandi impianti industriali , e non le emissioni reali  notevolmente inferiori. Questo sistema europeo di contabilizzazione o va modificato o va almeno chiarito perché l’Italia ha superato il proprio target fissato dal Protocollo di Kyoto”.

Tornando al Comunicata dell’ISPRA, il calo delle emissioni “è conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi, sia della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e di un incremento dell’efficienza energetica”.

Tra il 1990 e il 2012 le emissioni di tutti i gas serra considerati dal Protocollo di Kyoto sono passate da 519 a 460 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che contribuiscono per l’84% del totale.

Le emissioni di metano (CH4) e di protossido di azoto (N2O) sono rispettivamente pari a circa il 7.6% e 6.0% del totale e sono in calo sia per il metano (-20.6%) che per il protossido di azoto (-25.9%). Gli altri gas serra, gas fluorurati quali idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) e esafluoruro di zolfo (SF6), hanno un peso complessivo sul totale delle emissioni che varia tra lo 0.1% e il 2%; le emissioni degli HFC evidenziano una forte crescita, mentre le emissioni di PFC decrescono e quelle di SF6 mostrano un minore incremento.

I settori della produzione di energia e dei trasporti sono quelli più importanti, contribuendo alla metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti. Rispetto al 1990, le emissioni di gas serra del settore trasporti sono aumentate del 2.9%, a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri; per il trasporto su strada, ad esempio, le percorrenze complessive (veicoli x km) per le merci sono aumentate del 37%, e per il trasporto passeggeri del 18%. Per il secondo anno consecutivo, però, si riscontra una riduzione delle percorrenze di merci ed anche i consumi energetici del settore, dopo aver raggiunto un picco nel 2007, sono in riduzione.

Sempre rispetto al 1990, nel 2012 le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite dell’8.0%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178.6 Terawattora (TWh) a 217.6 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218.7 TWh a 307.2 TWh. Dall’analisi dell’andamento delle emissioni di CO2 per unità energetica totale, emerge che l’andamento delle emissioni di CO2 negli anni ’90 ha seguito sostanzialmente quello dei consumi energetici; solamente negli ultimi anni si delinea un disaccoppiamento delle curve, dovuto principalmente alla sostituzione di combustibili a più alto contenuto di carbonio con il gas naturale nella produzione di energia elettrica e nell’industria e ad un incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili.

Nel periodo 1990-2012, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono aumentate dell’8.2%. A questo proposito si può osservare che in Italia il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 e la crescita delle emissioni, in termini strutturali, è invece correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali.

Le emissioni del settore dell’industria manifatturiera sono diminuite del 36.8% rispetto al 1990, prevalentemente in considerazione dell’incremento nell’utilizzo del gas naturale in sostituzione dell’olio combustibile per produrre energia e calore e per gli ultimi anni a seguito del calo della produzione industriale.

Per quel che riguarda il settore dei processi industriali, nel 2012 le emissioni sono diminuite del 26.5% rispetto al 1990. L’andamento delle emissioni è determinato prevalentemente dalla forte riduzione delle emissioni di N2O (-96.5%) nel settore chimico, grazie all’adozione di tecnologie di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico. D’altro lato le emissioni dei gas fluorurati, in particolare di quelli utilizzati per la refrigerazione e per l’aria condizionata, sono aumentate del 244.3% dal 1990.

Le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 16.0% tra il 1990 e il 2012. La riduzione principale si è ottenuta nelle emissioni dovute alla fermentazione enterica (-13.1%) e alle deiezioni animali (-26.4%) poiché sono diminuiti i capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati, anche alle emissioni dai suoli agricoli (-15.0%). Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, evitando emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse.

Nella gestione e trattamento dei rifiuti, le emissioni sono diminuite del 17.5%, e sono destinate a ridursi nei prossimi anni, per la riduzione delle emissioni dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica, avvenuta attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata.