La presenza di vaste aree selvagge mantiene intatta la biodiversità e assicura la nostra salute, ma si stanno perdendo ad un ritmo accelerato.

proteggere aree incontaminate

Le aree naturali selvagge, quelle incontaminate, sono sempre di meno. Nonostante si conosca il loro ruolo fondamentale nella salvaguardia del Pianeta e si siano create sempre di più aree protette, soprattutto dopo il Vertice della Terra tenutosi a Rio nel 1992, queste stanno diminuendo e si rischia la perdita della biodiversità. Gli studi dimostrano che la protezione della natura è ancora troppo indietro rispetto alla sua perdita. Infatti, negli ultimi due decenni, se da una parte circa 2,5 milioni di Km2 sono stati tutelati, dall’altra 3,3 milioni di Km2 sono scomparsi.

Ad informare sulla situazione delle aree naturali selvagge è lo studio Catastrophic Declines in Wilderness Areas Undermine Global Environment Targets, pubblicato dal Current Biology dell’Università del Queensland. I luoghi incontaminati presi in considerazione non sono intaccati dall’azione antropica, anche se non escludono la presenza dell’uomo, in quanto sono luoghi fondamentali per la sopravvivenza delle popolazioni indigene.   
Lo studio ha l’intento di dimostrare la differenza di estensione di queste aree dai primi anni del 1990 ad oggi, mostrandone i cambiamenti. I criteri e la metodologia di lavoro utilizzati per definirne l’evoluzione sono gli stessi dell’ultimo lavoro pubblicato nel 2002, ad esempio viene esclusa l’Antartide.

La scoperta dei ricercatori è che al mondo rimangono circa 30 milioni di Km2 di terre incontaminate (il 23,2% delle aree terrestri) e che la maggior parte è localizzata in Nord America, Nord Asia, Nord Africa e nel continente australiano. La perdita in poco più di 20 anni è stata imponente: circa 3,3 milioni di Km2 è scomparsa, il 9,6% del totale in due decenni, la maggior parte in Sud America (perdendo il 29,6%) e in Africa centrale (il 14%). Un dato incoraggiante è che la maggior parte di queste aree, circa l’82%, vede una soluzione di continuità di almeno 10.000 Km2, utile a mantenere intatta la biodiversità e la conservazione degli habitat.

aree protette schema

Le ricerche mostrano anche che alcuni di questi luoghi che erano già a rischio 20 anni fa sono andati perduti e che la maggior parte hanno subito una diminuzione del territorio incontaminato. A soffrirne, nel particolare, è stata soprattutto la Foresta Amazzonica, passando da 1,8 milioni di Km2 a 1,3 milioni di Km2.

Queste recenti perdite hanno contribuito a limitare in maniera significativa la distribuzione geografica delle aree incontaminate a livello globale. Infatti, secondo lo studio, sono scomparse delle aree che, con loro, hanno portato via 2 biomi. Altri 5 biomi, invece, hanno meno del 10% di area incontaminata rimasta. Da non dimenticare, inoltre, che questi luoghi riescono a mantenere in vita tutte quelle specie animali in via di estinzione. Inoltre, le aree naturali forniscono benefici sia sull’auto-organizzazione sia su interi ecosistemi. Per fare un esempio, si ritiene che il 60% della copertura forestale dell’Amazzonia sia necessario per mantenere il ciclo idrologico, o che alcuni grandi spazi deserti dell’Australia servano per mantenere intatti habitat anche in luoghi molto lontani.

Tra i motivi per cui è importante la conservazione delle aree naturali e selvagge c’è anche il fatto che riescono a mitigare i cambiamenti climatici e ad immagazzinare per poi convertire le sostanze che all’uomo risultano dannose, come ad esempio limitare le concentrazioni di CO2. Ad avere questo compito sono soprattutto la Foresta Amazzonica e le foreste boreali.

Lo studio afferma che le politiche internazionali ancora sono troppo scarse sulla protezione delle aree incontaminate, non riconoscendone le qualità speciali e i benefici che ne derivano sugli ecosistemi. Infatti, secondo i ricercatori, a livello globale significative aree naturali vengono trattate con superficialità nelle decisioni politiche, un esempio è la definizione internazionale di “foresta”: non c’è una differenziazione tra i tipi di foreste e, in alcuni casi, si trattano foreste primarie, foreste degradate, e piantagioni come equivalenti.
La domanda che gli esperti si pongono è: cosa sarebbe necessario per fermare la rapida perdita di aree naturali incontaminate a livello globale e di aree significative in particolare?

La risposta è chiara: creare delle politiche nazionali, innanzitutto, poi globali, per poter salvaguardare i luoghi importanti per gli ecosistemi e per la biodiversità. Oltretutto, è fondamentale proteggere tutte quelle aree che ancora sono rimaste intatte, ma che rischiano di essere intaccate e perdute in un futuro prossimo. Le azioni di conservazione dovrebbero comprendere: la creazione di aree di grandi dimensioni e, se necessarie, protette da più giurisdizioni; stabilire corridoi di conservazione tra le aree protette; e consentire alle comunità indigene di costituire riserve di conservazione.

Lo studio si conclude con un allarme preoccupante per le future generazioni: se non si proteggono ora queste aree incontaminate nel giro di pochi decenni non ci saranno più. Gli effetti della continua perdita di aree naturali e selvagge sono irreversibili e comportano una perdita della biodiversità, degli ecosistemi e del ciclo della natura.