Nonostante le prese di posizione delle Associazioni ambientaliste e delle Imprese della Green economy, la Commissione Juncker ha relegato nell’Allegato 2 (sospensioni/modifiche) le proposte legislative della precedente Commissione per la riduzione degli inquinanti atmosferici e nuovi obiettivi di riduzione dei rifiuti e aumento degli obiettivi di raccolta differenziata.

parlamento ue presentazione piano lavoro 2015

Nei giorni scorsi, in vista dell’adozione da parte della Commissione Ue del Programma di lavoro per il 2015, Green 10, la rete delle maggiori Associazioni ambientaliste europee ha scritto al Vicepresidente della Commissione UE Frans Timmermans per protestare contro il possibile annullamento dei recenti pacchetti “Clean Air in Europe” e “Circular Economy” (per cui era prevista la Revisione delle 6 Direttive sui Rifiuti), adottati rispettivamente nel dicembre 2013 e luglio 2014 dalla precedente Commissione Barroso e che non erano condivisi da BusinessEurope, la principale Federazione europea di imprese guidata da Emma Marcegaglia, che avrebbe inviato in proposito una lettera di risposta alla richiesta della nuova Commissione UE guidata da Jean-Claude Juncker di indicare quali normative, adottate dalla precedente Commissione, perseguire e quali accantonare.

Rinunciare a regole stringenti sulla qualità dell’aria significa con tutta evidenza mettere in pericolo la vita di migliaia di cittadini e non adottare un piano per l’economia circolare in Europa - hanno scritto le Associazioni - è un suicidio economico perché quel piano può far  aumentare il riciclaggio, evitando la perdita di materie prime pregiate”.
In verità, i propositi di “rivedere” quei pacchetti, come avevamo ben avvertito in un post di settembre, erano stati espressi da Juncker già nella presentazione al Parlamento europeo la nuova squadra, tra cui il Commissario prescelto per Ambiente, Affari Marittimi e Pesca, Karmenu Vella a cui il neo-Presidente della Commissione UE chiedeva nella “lettera di missione” di concentrarsi sui succitati pacchetti:
- “per valutare se il nuovo approccio proposto affronti adeguatamente le fonti di inquinamento atmosferico con gli strumenti giusti”, nel primo;
- se l’obiettivo, previsto nel secondo, di misurare la produttività delle risorse in base al rapporto tra PIL e consumo di materie prime, proponendo l’aumento del 30% di tale produttività entro il 2030 sia possibile, “alla luce delle prime reazioni del Parlamento europeo e del Consiglio, per verificare se e come sia coerente con la nostra agenda su lavoro e crescita e sui nostri più generali obiettivi ambientali”.

Evidentemente ai Parlamentari europei non era sembrato motivo di preclusione, vista la fiducia da loro espressa a questa Commissione UE con grande maggioranza (423 a favore, 209 i contrari).
Tant’è che il neo-Presidente, adottando il 16 dicembre 2014, il Programma di lavoro per il 2015, nel quale sono esposte le azioni che intende adottare nei prossimi 12 mesi, ha rivendicato questo ampio consenso.
Questa Commissione è stata eletta in base a un mandato politico chiaro, articolato nelle dieci priorità indicate nei nostri orientamenti politici - ha affermato Jean-Claude Juncker - Il programma di lavoro adottato oggi traduce queste dieci priorità in una prima serie di obiettivi concretamente realizzabili. I cittadini si aspettano dall’UE un intervento decisivo per affrontare le grandi sfide socioeconomiche e vogliono che l’UE interferisca meno nelle questioni a cui gli Stati membri sono maggiormente in grado di rispondere con efficienza. Per questo abbiamo assunto l’impegno di dirigere il cambiamento e di guidare un’UE che sia più grande e più ambiziosa sulle grandi cose e più piccola e più modesta sulle piccole cose”.
Queste sue affermazioni sono state riprese e salutate favorevolmente dal Direttore Generale di BusinessEurope, Markus J. Beyrer che ha dichiarato: “Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans hanno capito che per essere grandi sulle grandi cose e piccoli su quelli trascurabili, richiede decisioni mediate e coraggio politico. Dopo i primi venti contrari, questo coraggio politico alla fine paga con un buon ritorno sugli investimenti, vale a dire in crescita e occupazione”.  

Così i due pacchetti (COM/2013/920 e COM 2014/39) sono finiti nell’Allegato 2 ovvero tra quelle proposte legislative da sospendere o modificare, in particolare:
- la proposta di Direttiva per la riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti atmosferici, per essere modificata come parte della legislazione conseguente al nuovo Pacchetto “Clima ed Energia” al 2030;
- la proposta di revisione delle Direttive sui rifiuti, viene sospesa per essere sostituita da “nuove, più ambiziose proposte previste alla fine del 2015 per promuovere l’economia circolare”.
 “Vogliamo ottenere risultati  - ha chiosato il Vicepresidente Frans Timmermans - Questa Commissione concorda sul fatto che l’Europa deve essere ambiziosa, anche sulle norme ambientali e sociali, ma sarebbe vano lasciare che le istituzioni dell’UE perdano tempo e consumino energie per proposte che non hanno alcuna possibilità di essere adottate, che non produrranno in concreto i risultati che auspichiamo. Ogniqualvolta ci troveremo di fronte a tale situazione rifletteremo su modi diversi e più efficaci per conseguire i nostri obiettivi comuni”.

Prima che le proposte di ritiro e sospensione vengano formalizzate, la Commissione fa sapere che attenderà che il Parlamento e il Consiglio si esprimano al riguardo.
Il fatto che i due pacchetti non siano stati definitivamente accantonati, anche a seguito delle pressioni di ambientalisti e imprese innovative, è già qualcosa, anche se l'incertezza su tali tematiche, soprattutto quella relativa all’economia circolare su cui facevano molto affidamento le imprese della green economy, non depone a favore per investimenti e programmi. Inoltre, non c’è da aspettarsi interventi favorevoli da parte del Consiglio, considerato che, secondo quanto la Commissione stessa avrebbe lasciato trapelare, gli Stati membri non sarebbero riusciti a raggiungere una conclusione in merito e il Consiglio è paralizzato.
Forse il Parlamento europeo potrebbe avere uno “scatto di orgoglio”, viste le prese di posizione critiche trasversali espresse per l’accantonamento dei provvedimenti, anche se, dopo quanto avvenuto sulla nomina dei Commissari, ne dubitiamo.