La conversione dei rifiuti agricoli in mangimi non solo aprirebbe nuove opportunità agli agricoltori e contribuirebbe a creare nuovi posti di lavoro “verdi” nei settori della raccolta e del trattamento dei rifiuti e in quello della produzione di mangimi, ma offrirebbe al settore agricolo europeo la possibilità di conseguire una maggiore sostenibilità, riducendo il suo impatto ambientale.
Insieme alla fattibilità tecnica ed economica dei processi, sarà la sicurezza uno dei criteri, in base ai quali decidere strategie e prodotti da commercializzare.

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È possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile”: sarà questa la domanda a cui cercherà di dare risposta l’Esposizione Universale di Milano (EXPO 2015) e sarà questa anche una delle principali sfide che l’umanità dovrà affrontare nel corso del XXI secolo .
Entro il 2050, la FAO prevede un aumento della domanda globale di prodotti alimentari del 70%, mentre un forte aumento nell’uso della biomassa eserciterà a sua volta pressioni sull’agricoltura.
Dopo averci nutrito per millenni il pianeta Terra ha bisogno di nutrimento, fatto soprattutto di rispetto, atteggiamenti sostenibili, applicazione di tecnologie avanzate e visioni politiche nuove, per individuare un equilibri diverso tra risorse e consumi.

Nutrire il mondo senza danneggiare l’ambiente” è pure l’obiettivo di diversi progetti di ricerca finanziati dall’Unione europea che sta investendo oltre 4 miliardi di euro nella promozione e allo sviluppo di una bioeconomia europea in grado di sfruttare al meglio le risorse biologiche rinnovabili, a partire dall’utilizzo dei rifiuti agricoli.
Infatti, se l’agricoltura è uno dei pilastri dell’economia dell’eurozona (l’UE genera il 18% delle esportazioni alimentari mondiali, per un valore di 76 miliardi di euro), i rifiuti prodotti dalle attività agricole possono diventare un freno alle attività degli agricoltori e un ulteriore onere a carico dei contribuenti, con un costo per lo smaltimento compreso tra i 55 e i 99 euro a tonnellata.

Trasformare i rifiuti agricoli in mangimi è la soluzione privilegiata dal Progetto di ricerca NOSHAN, finanziato dall’UE con poco meno di 3 milioni di euro di finanziamenti nell’ambito del 7° Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico (2007-2013), che riunisce Istituti di Ricerca, Università, grandi e piccole e medie Imprese del settore alimentare di 6 Paesi europei (per l’Italia ne fa parte l’Università di Parma) e della Turchia, coordinato dal Centro tecnologico spagnolo (LEITAT).
Il Progetto, iniziato nell’agosto 2012 con conclusione prevista nel 2016, trasformerà i rifiuti alimentari, in particolare frutta, verdura e latticini, in mangimi a basso costo, mantenendo al contempo basso il consumo energetico.
Trasformare i rifiuti agricoli in mangimi aprirebbe nuove opportunità agli agricoltori riducendo la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di questi prodotti. Ciò contribuirebbe, a sua volta, a creare nuovi posti di lavoro “verdi” nei settori della raccolta e del trattamento dei rifiuti e in quello della produzione di mangimi.
Nel mondo un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va perduto o viene gettato via per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, e la trasformazione alimentare produce una grande quantità di tali rifiuti - ha affermato il coordinatore scientifico Montse Jorba, del LEITAT - I prodotti ortofrutticoli presentano tassi di spreco più elevati rispetto a qualsiasi altro alimento. Ciò comporta un grave sperpero di risorse, dall’acqua al suolo, all’energia, alla manodopera e al capitale”.

Al termine del progetto, è prevista l’individuazione delle migliori tecnologie per ricavare e migliorare le sostanze utili da ogni tipo di rifiuti.
NOSHAN offre inoltre al settore agricolo europeo la possibilità di conseguire una maggiore sostenibilità. Utilizzare i rifiuti organici come risorsa aiuterà il settore a ridurre il proprio impatto ambientale.
I processi elaborati dal progetto aiuteranno le aziende agroindustriali a recuperare le calorie contenute negli alimenti gettati via e l’energia impiegata per produrli, e porterà, anche a una significativa riduzione del consumo idrico (i rifiuti alimentari sono responsabili di oltre un quarto del consumo totale mondiale di acqua dolce). Riducendo la necessità di produrre separatamente i mangimi, l’approccio del NOSHAN potrebbe attenuare la crescente concorrenza tra la produzione di alimenti e quella di mangimi, che necessitano entrambe di suolo e acqua.

NOSHAN, inoltre, sta studiando degli ingredienti funzionali dei mangimi derivati dai rifiuti alimentari atti a soddisfare esigenze specifiche degli animali, quali la salute e la prevenzione delle malattie. Ad esempio, i ricercatori attualmente stanno individuando fibre e peptidi (composti chimici) funzionali nei rifiuti. Questi verranno poi utilizzati per sviluppare mangimi specifici per i suini e il pollame.

La sicurezza, garantita grazie a un’intensa attività di monitoraggio che copre ogni passaggio dai rifiuti grezzi al prodotto finale, sarà, insieme alla fattibilità tecnica ed economica di ciascun processo studiato, uno dei criteri in base ai quali l’équipe NOSHAN deciderà quali strategie e prodotti commercializzare.

La bioeconomia in Europa ha un valore di 2.000 miliardi di euro e rappresenta 22 milioni di posti di lavoro, - ha dichiarato il Commissario uscente per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza, Máire Geoghegan-Quinn - Progetti come NOSHAN mettono insieme ricercatori e imprese per rafforzare la nostra economia e migliorare la nostra qualità della vita in modo sostenibile”.

Dal 1° gennaio 2014, l'UE ha varato un nuovo Programma per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione, Orizzonte 2020 che prevede investimenti nei prossimi 7anni per circa 80 miliardi di euro in progetti per sostenere la competitività economica dell'Europa e ampliare le frontiere del sapere umano.